Manuale amd64 di Gentoo Linux: Installare Gentoo

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Manuale AMD64
Installazione
Riguardo l'installazione
Il mezzo d'installazione
Configurare la rete
Preparare i dischi
Installare lo stage3
Installare il sistema base
Configurare il kernel
Configurare il sistema
Strumenti di sistema
Configurare l'avviatore
Ultimare l'installazione
Lavorare con Gentoo
Introduzione a Portage
Le opzioni USE
Funzionalità di Portage
Sistema script di init
Le variabili d'ambiente
Lavorare con Portage
File e cartelle
Variabili
Mixare i rami del software
Strumenti aggiuntivi
Repositorio pacchetti personalizzato
Funzionalità avanzate
Configurazione di rete
Come cominciare
Configurazione avanzata
Networking modulare
Wireless
Aggiungere funzionalità
Gestione dinamica


Introduzione

Benvenuto

Prima di tutto, benvenuto su Gentoo! Stai per entrare nel mondo delle scelte e delle prestazioni. Durante l'installazione di Gentoo, ciò risulterà chiaro in molte occasioni - gli utenti possono scegliere quanto e cosa compilare sulla loro macchina, come installare Gentoo, quale system logger usare, ecc.

Gentoo è una meta-distribuzione veloce e moderna con un design pulito e flessibile. Gentoo è costruita sull'ecosistema del software libero e non nasconde ai suoi utenti quel che sta sotto il cofano. Portage, il sistema di gestione dei pacchetti che usa Gentoo, è scritto in Python: ciò significa che l'utente ne può facilmente visualizzare e modificare il codice sorgente. Il sistema di impacchettamento di Gentoo usa codice sorgente (sebbene il supporto ai pacchetti precompilati sia disponibile) e la configurazione di Gentoo avviene attraverso semplici file di testo. In altre parole, apertura su tutti i fronti.

È molto importante che ciascuno comprenda che sono le scelte ciò che permettono a Gentoo di esistere. Proviamo a non forzare nessuno verso qualcosa che non piace. Se qualcuno crede che non sia così, per favore lo segnali tramite il rapporto bug.

Come è strutturata l'installazione

L'installazione di Gentoo può essere vista come una procedura in 10 passi, corrispondenti ai relativi capitoli. Ogni passo si conclude con una determinata situazione:

Passo Situazione
1 L'utente è in un ambiente di lavoro pronto per l'installazione di Gentoo.
2 La connessione ad Internet è pronta per poter installare Gentoo.
3 I dischi rigidi sono stati inizializzati per ospitare l'installazione di Gentoo.
4 L'ambiente di installazione è stato preparato e l'utente è pronto per fare chroot (cambiare radice) sul nuovo ambiente.
5 I pacchetti fondamentali, gli stessi per tutte le installazioni di Gentoo, sono stati installati.
6 Il kernel Linux è stato installato.
7 L'utente avrà configurato la maggior parte dei file di configurazione di Gentoo.
8 Gli strumenti di sistema necessari sono stati installati.
9 Un appropriato avviatore (bootloader) è stato installato e configurato.
10 L'ambiente Gentoo Linux appena installato è pronto per essere esplorato.

Ogni qualvolta viene presentata una scelta, il manuale cercherà di esporne i pro e i contro. Sebbene il testo continui con la scelta predefinita (identificabile nel titolo con "Predefinito: "), saranno documentate anche le altre possibilità (identificabili nel titolo con "Alternativa: "). La scelta predefinita non deve essere intesa come la scelta raccomandata da Gentoo. Tuttavia è la scelta che Gentoo ritiene più frequente per la maggior parte degli utenti.

Talvolta si potrà seguire un passo facoltativo. Tali passi sono contrassegnati con "Opzionale: " e quindi non sono necessari per installare Gentoo. Tuttavia, alcuni passi facoltativi sono dipendenti dalle scelte fatte in precedenza. Il manuale informerà il lettore al verificarsi di questa situazione, sia nel momento in cui si compie la scelta, sia giustamente prima che il passo facoltativo sia esposto.

Opzioni di installazione per Gentoo

Gentoo può essere installato in diversi modi. Può essere scaricato e installato da uno dei CD o DVD ufficiali di Gentoo. Il mezzo di installazione può essere caricato su chiavetta USB o vi si può accedere tramite un ambiente dotato di rete. In alternativa, Gentoo può essere installato da un mezzo non ufficiale, come per esempio una distribuzione già pronta od un disco di avvio non-Gentoo (come Knoppix).

Questo documento affronta l'installazione in riferimento ad un mezzo di installazione ufficiale di Gentoo o, in qualche caso, tramite avvio da rete.

Nota
Per l'assistenza agli altri approcci d'installazione, incluso l'utilizzo di CD non-Gentoo, si consiglia di leggere la nostra Guida all'installazione alternativa.

Forniamo anche un documento di consigli e trucchi per l'installazione di Gentoo che potrebbero anch'essi risultare utili da leggere.

Problemi

Se venisse trovato un problema nell'installazione (o nella documentazione dell'installazione), si consiglia di visitare il nostro sistema di tracciamento dei bug e di controllare se l'errore è noto. Se non lo è, è consigliabile creare un rapporto bug per esso così potremo occuparcene. Non aver paura degli sviluppatori a cui vengono assegnati i bug - loro (generalmente) non mangiano le persone.

Si noti che, sebbene questo sia un documento specifico per un'architettura, potrebbe contenere riferimenti anche ad altre architetture. Ciò è dovuto al fatto che grandi parti del manuale usano del testo comune a tutte le architetture (per evitare la duplicazione degli sforzi e la sottrazione di risorse allo sviluppo). Proveremo a mantenere minima questa condivisione di testo per evitare confusione.

Se c'è qualche dubbio sul fatto che un problema sia o meno strettamente legato all'utente (alcuni errori si possono compiere nonostante un'attenta lettura della documentazione) o se sia un problema del software (alcuni errori possono capitare nonostante un'accurato test dell'installazione e della documentazione), tutti sono invitati ad unirsi al canale #gentoo su irc.freenode.net. Naturalmente, chiunque è benvenuto poiché il nostro canale copre l'intero spettro di Gentoo.

A proposito, se ci fossero altre domande riguardo Gentoo, si consiglia di controllare le Domande frequenti. Ci sono anche le FAQ sul Forum di Gentoo.




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Requisiti Hardware

Prima di cominciare, elenchiamo i requisiti hardware necessari per installare correttamente Gentoo su un'architettura amd64.


Minimal CD LiveDVD
CPU Any AMD64 CPU or EM64T CPU (Core i3, i5, and i7 are EM64T)
Memory 256 MB 512 MB
Disk space 2.5 GB (excluding swap space)
Swap space At least 256 MB

The AMD64 project is a good place to be for more information about Gentoo's amd64 support.


Mezzo di installazione di Gentoo Linux

CD d'installazione minimale

Nota
A partire dal 20 aprile 2017 i CD minimali ufficiali non sono in grado di avviarsi in modalità UEFI. Si avviano soltanto in modalità BIOS (MBR). I lettori che creeranno il loro sistema avviabile con UEFI devono scaricare l'ultima versione dell'ISO ibrido (LiveDVD).

Il CD di installazione minimale è un'immagine avviabile che contiene un ambiente Gentoo auto-sostenuto. Permette agli utenti di avviare Linux dal CD o da altri mezzi di installazione. Durante il processo di avvio viene rilevato l'hardware e vengono caricati i driver necessari. L'immagine è mantenuta dagli sviluppatori di Gentoo e consente a chiunque di installarlo purché sia disponibile una connessione ad Internet.

Il CD di installazione minimale è chiamato install-amd64-minimal-<release>.iso.

Il LiveDVD occasionale di Gentoo

Saltuariamente, viene creato uno speciale DVD dalla squadra Gentoo Ten Project, il quale può essere usato per installare Gentoo. Le presenti istruzioni riguardano il CD di installazione minimale, pertanto potrebbero risultare un po' differenti rispetto al LiveDVD. Comunque, il LiveDVD (o qualsiasi altro ambiente Linux avviabile) supporta l'elevazione ad amministratore (root) invocando sudo su - oppure sudo -i da terminale.

Gli archivi stage per l'installazione

L'archivio stage3 è un archivio che contiene un ambiente Gentoo minimale, adatto per proseguire con l'installazione di Gentoo secondo le istruzioni di questo manuale. In precedenza, il manuale Gentoo descriveva l'installazione di uno dei tre archivi stage. Anche se Gentoo continua ad offrire gli archivi stage1 e stage2, il metodo di installazione ufficiale usa solo l'archivio stage3. Se si è interessati ad eseguire un'installazione che usi l'archivio stage1 o stage2, si legga sulle FAQ la domanda Come installo Gentoo usando gli archivi stage1 o stage2?

Gli archivi stage3 si possono trovare seguendo il percorso releases/amd64/autobuilds/ su uno dei mirror di Gentoo ufficiali. I file stage vengono aggiornati frequentemente e non sono inclusi nell'immagine per l'installazione.

Download

Scaricare il supporto

I mezzi di installazione predefiniti utilizzati da Gentoo Linux sono i CD minimali di installazione, che ospitano un ambiente Gentoo Linux avviabile e molto piccolo. Questo ambiente contiene tutti gli strumenti appropriati per installare Gentoo. Le stesse immagini dei CD si possono scaricare dalla pagina dei download (raccomandata) o navigando autonomamente fino alla posizione del file ISO su uno dei tanti mirror disponibili.

Se si scarica da un mirror, il CD di installazione minimale si potrà trovare così:

  1. Entrare nella cartella releases/.
  2. Scegliere la cartella relativa alla propria architettura (come amd64/).
  3. Scegliere la cartella autobuilds/.
  4. Per le architetture amd64 e x86 scegliere rispettivamente la cartella current-install-amd64-minimal/ o la cartella current-install-x86-minimal/. Per tutte le altre architetture entrare nella cartella current-iso/.
Nota
Alcune architetture come arm, mips, e s390 non hanno un CD d'installazione minimale. Al momento il Progetto ingegneristico di rilasci di Gentoo non supporta la creazione di file .iso per queste architetture.

All'interno di quest'ultima cartella, il file immagine per l'installazione è quello con il suffisso .iso. Per esempio, si dia un'occhiata alla seguente lista:

CODE Lista d'esempio dei file scaricabili su releases/amd64/autobuilds/current-iso/
[DIR] hardened/                                          05-Dec-2014 01:42    -   
[   ] install-amd64-minimal-20141204.iso                 04-Dec-2014 21:04  208M  
[   ] install-amd64-minimal-20141204.iso.CONTENTS        04-Dec-2014 21:04  3.0K  
[   ] install-amd64-minimal-20141204.iso.DIGESTS         04-Dec-2014 21:04  740   
[TXT] install-amd64-minimal-20141204.iso.DIGESTS.asc     05-Dec-2014 01:42  1.6K  
[   ] stage3-amd64-20141204.tar.bz2                      04-Dec-2014 21:04  198M  
[   ] stage3-amd64-20141204.tar.bz2.CONTENTS             04-Dec-2014 21:04  4.6M  
[   ] stage3-amd64-20141204.tar.bz2.DIGESTS              04-Dec-2014 21:04  720   
[TXT] stage3-amd64-20141204.tar.bz2.DIGESTS.asc          05-Dec-2014 01:42  1.5K

Nell'esempio soprastante, il file install-amd64-minimal-20141204.iso è proprio il CD di installazione minimale. Ma come si può osservare, esistono anche altri file:

  • Un file .CONTENTS che contiene una lista di tutti i file disponibili nel supporto di installazione. Può essere molto utile per verificare se sono inclusi alcuni driver senza dover scaricare l'immagine ISO.
  • Un file .DIGESTS che contiene i checksum delle varie immagini ISO, in vari algoritmi. Può essere utilizzato per verificare l'integrità dell'immagine ISO scaricata.
  • Un file .DIGESTS.asc che contiene, oltre ai checksum delle immagini ISO (come nel file .DIGESTS), anche la firma crittografica dei file. Può essere usato, oltre che per verificare l'integrità, per verificare che l'immagine ISO provenga effettivamente dal team di Gentoo e che non sia stata modificata.

Si ignorino per ora gli altri file disponibili in questa posizione - quelli verranno indicati con il procedere dell'installazione. Scaricare il file .iso e, se si desidera la verifica di quanto scaricato, scaricare anche il file .DIGESTS.asc relativo al file .iso. Non è necessario scaricare anche il file .CONTENTS, in quanto queste istruzioni di installazione non vi si riferiranno più, ed il file .DIGESTS dovrebbe contenere le stesse informazioni di .DIGESTS.asc, a parte una firma che quest'ultimo file contiene all'inizio.

Verificare i file scaricati

Nota
Questo è un passaggio facoltativo e non è necessario per l'installazione di Gentoo Linux. Tuttavia, è raccomandato assicurarsi che il file scaricato non sia corrotto e sia effettivamente fornito dalla squadra dell'infrastruttura di Gentoo.

Attraverso i file .DIGESTS e .DIGESTS.asc può essere confermata la validità del file ISO ricorrendo ai giusti strumenti. Questa verifica è solitamente svolta in due passi:

  1. Per prima cosa, viene convalidata la firma crittografica per assicurarsi che il file di installazione sia fornito proprio dalla squadra ingegneristica di rilasci Gentoo
  2. Se la firma crittografica viene validata, si verifica che la somma di controllo (checksum) del file scaricato non sia corrotta

Verifica su un sistema Microsoft Windows

Su un sistema Microsoft Windows, è improbabile che gli strumenti idonei alla verifica delle somme di controllo e delle firme crittografiche siano nel posto giusto.

Per verificare prima la firma crittografica, è possibile utilizzare strumenti come GPG4Win. Dopo l'installazione, è necessario importare le chiavi pubbliche della squadra Gentoo Release Engineering. L'elenco delle chiavi è disponibile nella pagina delle firme. Una volta importate, l'utente potrà così verificare la firma del file .DIGESTS.asc.

Importante
Ciò non verifica che sia corretto il file .DIGESTS, ma solo che sia corretto .DIGESTS.asc. Il che implica che la somma di controllo debba essere verificata con i valori in .DIGESTS.asc, dunque le istruzioni sopra riportate si riferiscono solo al download del file .DIGESTS.asc.

La somma di controllo (checksum) può essere calcolata usando l'applicazione Hashcalc, sebbene molte altre funzionino ugualmente. La maggior parte delle volte, questi strumenti mostreranno all'utente la somma di controllo calcolata ed all'utente sarà richiesto di confrontare questa somma di controllo con il valore all'interno del file .DIGESTS.asc.

Verifica su un sistema Linux

Su un sistema Linux, il metodo più comune per verificare la firma crittografica consiste nell'usare app-crypt/gnupg. Con questo pacchetto installato, possono essere usati i seguenti comandi per verificare la firma del file .DIGESTS.asc.

Per prima cosa, si scarichi il giusto insieme di chiavi rese disponibili sulla pagina delle firme (signature):

user $gpg --keyserver hkp://keys.gnupg.net --recv-keys 0xBB572E0E2D182910
gpg: requesting key 0xBB572E0E2D182910 from hkp server pool.sks-keyservers.net
gpg: key 0xBB572E0E2D182910: "Gentoo Linux Release Engineering (Automated Weekly Release Key) <releng@gentoo.org>" 1 new signature (nuova firma)
gpg: 3 marginal(s) needed, 1 complete(s) needed, classic trust model
gpg: depth: 0  valid:   3  signed:  20  trust: 0-, 0q, 0n, 0m, 0f, 3u
gpg: depth: 1  valid:  20  signed:  12  trust: 9-, 0q, 0n, 9m, 2f, 0u
gpg: next trustdb check due at 2018-09-15
gpg: Total number processed: 1
gpg:         new signatures: 1

Poi si verifichi la firma crittografica del file .DIGESTS.asc:

user $gpg --verify install-amd64-minimal-20141204.iso.DIGESTS.asc
gpg: Signature made (firma realizzata il) Fri 05 Dec 2014 02:42:44 AM CET
gpg:                using (utilizzando) RSA key 0xBB572E0E2D182910
gpg: Good signature from (firma valida di) "Gentoo Linux Release Engineering (Automated Weekly Release Key) (Chiave a rilascio settimanale automatico) <releng@gentoo.org>" [unknown]
gpg: WARNING (ATTENZIONE): This key is not certified with a trusted signature! (Chiave non certificata con una firma affidabile)
gpg:          There is no indication that the signature belongs to the owner. (Non c'è indicazione che la firma sia stata posta dai suoi proprietari)
Primary key fingerprint (Impronta digitale primaria): 13EB BDBE DE7A 1277 5DFD  B1BA BB57 2E0E 2D18 2910

Per essere assolutamente certi che ogni cosa sia valida, si confronti l'impronta alfanumerica mostrata con l'impronta sulla pagina delle firme di Gentoo.

Con la firma crittografica validata, si passa a verificare la somma di controllo per essere certi che il file ISO scaricato non sia corrotto. Il file .DIGESTS.asc contiene più algoritmi di mescolamento (hashing). Uno dei metodi per validare quello corretto è guardare prima la somma di controllo riportata sul file .DIGESTS.asc. Per esempio, si può prendere la somma SHA512:

user $grep -A 1 -i sha512 install-amd64-minimal-20141204.iso.DIGESTS.asc
# SHA512 HASH
364d32c4f8420605f8a9fa3a0fc55864d5b0d1af11aa62b7a4d4699a427e5144b2d918225dfb7c5dec8d3f0fe2cddb7cc306da6f0cef4f01abec33eec74f3024  install-amd64-minimal-20141204.iso
--
# SHA512 HASH
0719a8954dc7432750de2e3076c8b843a2c79f5e60defe43fcca8c32ab26681dfb9898b102e211174a895ff4c8c41ddd9e9a00ad6434d36c68d74bd02f19b57f  install-amd64-minimal-20141204.iso.CONTENTS

Nell'output soprastante, vengono mostrate due somme SHA512 - una per il file install-amd64-minimal-20141204.iso e l'altra per il suo file di accompagnamento .CONTENTS. È di interesse solo la prima somma di controllo, che dovrà essere confrontata con la somma SHA512 calcolata che può essere generata così:

user $sha512sum install-amd64-minimal-20141204.iso
364d32c4f8420605f8a9fa3a0fc55864d5b0d1af11aa62b7a4d4699a427e5144b2d918225dfb7c5dec8d3f0fe2cddb7cc306da6f0cef4f01abec33eec74f3024  install-amd64-minimal-20141204.iso

Se le somme di controllo corrispondono, il file non è corrotto e l'installazione può procedere.

Scrivere su disco

Naturalmente, con il solo file ISO scaricato, l'installazione di Gentoo Linux non può iniziare. Il file ISO deve essere masterizzato su un CD così da potersi avviare tramite esso, ed in un modo tale che il contenuto del file sia scritto sul CD, non solamente il file stesso. Segue qualche metodo che si avvale di pochi comandi - un insieme più elaborato di istruzioni lo si può trovare su [posso masterizzare un file ISO?].

Masterizzare con Microsoft Windows

In Microsoft Windows, esistono molti strumenti per masterizzare immagini ISO su CD.

  • Con EasyCD Creator, selezionare File, Masterizza CD da immagine CD. Quindi cambiare il file Tipo di file in File immagine ISO. Quindi individuare il file ISO e fare clic su Apri. Dopo aver fatto clic su Avvia masterizzazione, l'immagine ISO verrà scritta correttamente sul CD-R.
  • Con Nero Burning ROM, annullare la procedura guidata visualizzata automaticamente e selezionare Masterizza immagine dal menu File. Selezionare l'immagine da registrare e fare clic su Apri. Poi cliccare sul pulsante Masterizza e seguirà la scrittura sul nuovo CD.

Masterizzare con Linux

Su Linux, l'immagine ISO può essere masterizzata su un CD usando il comando cdrecord, incluso nel pacchetto app-cdr/cdrtools.

Per esempio, masterizzare il file ISO sul CD raggiungibile con /dev/sr0 (corrisponde al primo masterizzatore CD nel sistema - sostituirlo con il dispositivo corretto se necessario):

user $cdrecord dev=/dev/sr0 install-amd64-minimal-20141204.iso

Gli utenti che preferiscono un'interfaccia grafica possono usare K3B, incluso nel pacchetto kde-apps/k3b. In K3B, andare su Strumenti e scegliere Masterizza immagine CD. Poi seguire le istruzioni fornite da K3B.

Avvio

Avviare il supporto di installazione

Una volta che il supporto di installazione è pronto, è il momento di avviarlo. Inserirlo nel sistema, riavviare ed entrare nell'interfaccia del firmware della scheda madre. Di solito è possibile farlo premendo un tasto come DEL, F1, F10, o ESC durante l'auto test all'avvio (POST: Power-On Self-test). Il tasto di accesso cambia in base al sistema ed alla scheda madre. Se non risulta ovvio, si usi un motore di ricerca su Internet e si compiano alcune ricerche utilizzando il modello della scheda madre come parola chiave per la ricerca. I risultati saranno facili da valutare. Una volta all'interno del menu del firmware della scheda madre, modificare l'ordine di avvio in modo che i supporti di avvio esterni (dischi CD/DVD o unità USB) siano controllati prima dei dischi interni. Senza questa modifica, il sistema molto probabilmente si avvierà dal disco interno ignorando il supporto di avvio esterno.

Importante
Quando si installa Gentoo con l'intento di usare l'interfaccia UEFI anziché il BIOS, è raccomandato avviare fin da subito con UEFI. In caso contrario, potrebbe essere necessario creare un dispositivo USB (o altri supporti) avviabile con UEFI una volta terminata l'installazione di Gentoo Linux.

Se ancora non è stato fatto, assicurarsi che il supporto di installazione sia inserito o collegato al sistema e riavviare. Una schermata con una richiesta inerente la modalità di avvio dovrebbe mostrarsi. Qui, con Enter verrà avviato il supporto con le opzioni predefinite. Per avviare il supporto di installazione con delle opzioni di avvio personalizzate, specificare un kernel seguito dalle opzioni di avvio e poi premere Enter.

Alla schermata inerente la modalità di avvio, gli utenti possono visualizzare i kernel disponibili con F1 e le opzioni di avvio con F2. Se nessuna scelta viene effettuata entro 15 secondi (né la visualizzazione di informazioni, né l'utilizzo di un kernel), allora il supporto di installazione passerà ad avviare dal disco interno. Ciò permette alle installazioni di riavviarsi e provare il proprio ambiente installato senza dover rimuovere il CD dal lettore (la qual cosa è molto apprezzata nelle installazioni in remoto).

Riguardo la specificazione di un kernel. Sul supporto di installazione minimale sono disponibili solo due opzioni di avvio pre-impostate. L'opzione predefinita è gentoo. L'altra è la variante -nofb; questa disabilita il supporto al framebuffer del kernel.

La sezione seguente mostra una breve panoramica dei kernel disponibili con una loro descrizione:

Scelte del kernel

gentoo
Kernel predefinito con il supporto per le CPU K8 (incluso il supporto NUMA) e le CPU EM64T.
gentoo-nofb
Come la scelta gentoo ma senza il supporto al framebuffer.
memtest86
Test della RAM locale per verificare eventuali errori.

Insieme al kernel, le opzioni di avvio aiutano a definire ulteriormente il processo di avvio.

Opzioni hardware

acpi=on
Carica il supporto ACPI e comporta inoltre l'avvio del demone acpid dal CD. È necessario solo se il sistema richiede che ACPI funzioni correttamente. E non è necessario per avere il supporto all'hyperthreading.
acpi=off
Disabilita completamente ACPI. È utile in alcuni sistemi più datati ed è anche un requisito per l'utilizzo di APM. Ciò disabiliterà il supporto all'hyperthreading del processore.
console=X
Questa opzione imposta l'accesso al CD tramite console seriale. Il primo parametro riguarda il dispositivo, solitamente ttyS0 su x86, seguito da tutti i parametri di connessione da separare con virgole. I parametri predefiniti sono: 9600,8,n,1.
dmraid=X
Consente di passare dei parametri al sottosistema di mappatura del dispositivo RAID. I parametri devono essere racchiusi tra virgolette.
doapm
Carica il supporto al driver APM. Questo richiede anche l'opzione acpi=off.
dopcmcia
Carica il supporto per l'hardware PCMCIA e Cardbus e comporta anche il lancio, all'avvio da CD, del gestore della scheda pcmcia. Ciò è necessario soltanto quando si avvia dai dispositivi PCMCIA/Cardbus.
doscsi
Carica il supporto per la maggior parte dei controller SCSI. È anche un requisito per l'avvio di più dispositivi USB, in quanto utilizzano il sottosistema SCSI core.
sda=stroke
Consente all'utente di partizionare l'intero disco rigido, anche quando il BIOS non è in grado di gestire grandi dischi. Opzione utilizzata solo su vecchie macchine BIOS. Sostituire sda con il dispositivo che richiede questa opzione.
ide=nodma
Forza la disabilitazione di DMA nel kernel. È necessario per diversi chipset IDE ed anche alcuni drive CDROM. Se il sistema sta avendo problemi con la lettura da CDROM IDE, si provi questa opzione. Disattiva anche le impostazioni hdparm predefinite da eseguire.
noapic
Disattiva l'Advanced Programmed Interrupt Controller (APIC) presente sulle schede madri moderne. È noto che APIC causa qualche problema con l'hardware più vecchio.
nodetect
Disabilita tutti gli auto-rilevamenti eseguiti da CD, tra cui il rilevamento delle periferiche e il DHCP. Ciò è utile per fare il debug di un CD o un driver che falliscono.
nodhcp
Disattiva DHCP sulle schede di rete che sono state rilevate. È utile per le reti che utilizzano solo indirizzi IP statici.
nodmraid
Disattiva il supporto per il mappatore del dispositivo RAID, ad esempio quello utilizzato nei controller RAID IDE/SATA incorporati nella scheda di sistema.
nofirewire
Disattiva il caricamento dei moduli Firewire. Ciò dovrebbe essere necessario solo se l'hardware Firewire sta causando un problema durante l'avvio da CD.
nogpm
Disattiva il supporto gpm per il mouse sulla console.
nohotplug
Disattiva il caricamento degli script di avviamento hotplug e coldplug all'avvio. Ciò è utile per fare il debug di un CD o un driver che falliscono.
nokeymap
Disabilita la selezione della mappa tasti della tastiera per le tastiere non statunitensi (USA).
nolapic
Disabilita l'APIC locale sui kernel a singolo processore.
nosata
Disattiva il caricamento dei moduli Serial ATA. Questo viene utilizzato quando il sistema ha problemi con il sottosistema SATA.
nosmp
Disattiva SMP, o Multiprocessamento simmetrico, sui kernel con SMP abilitato. Ciò è utile per eseguire il debug di problemi relativi a SMP che sorgono con alcuni driver o schede madri.
nosound
Disattiva il supporto audio e le impostazioni del volume. È utile per i sistemi in cui il supporto audio causa problemi.
nousb
Disattiva il caricamento automatico dei moduli USB. È utile per fare il debug in caso di problemi con USB.
slowusb
Aggiunge alcune pause supplementari nel processo di avvio per i CDROM USB lenti, come sull'IBM BladeCenter.

Gestione dei volumi e dei dispositivi logici

dolvm
Abilita il supporto per la gestione dei volumi logici (LVM) su Linux.

Altre opzioni

debug
Abilita il codice di debug. Ciò può creare confusione perché mostra molti dati sullo schermo.
docache
Comporta la generazione sulla RAM di una cache per l'intera porzione di CD in via di esecuzione, ciò permette all'utente di smontare /mnt/cdrom e montare un altro CDROM. Questa opzione richiede almeno il doppio di capacità RAM rispetto alla dimensione del CD.
doload=X
Implica il caricamente sull'iniziale ramdisk di qualsiasi modulo elencato, come anche le sue dipendenze. Sostituire X con il nome del modulo. Moduli multipli si possono specificare separandoli con una virgola.
dosshd
Esegue sshd all'avvio, utile per le installazioni senza sorveglianza.
passwd=foo
Imposta ciò che viene dopo l'uguale come password di root, ciò è richiesto con dosshd poiché la password di root è offuscata per impostazione predefinita.
noload=X
Implica l'esclusione dall'iniziale ramdisk di un modulo specifico che potrebbe causare un problema. La sintassi è la stessa di doload.
nonfs
Disabilita l'esecuzione di portmap/nfsmount all'avvio.
nox
Su un LiveCD con X Window System (o X11 o X) non verrà automaticamente avviata l'interfaccia visuale X, ma passerà ad un'interfaccia a riga di comando.
scandelay
Inserisce una pausa di circa 10 secondi durante alcune parti del processo di avvio da CD, così da rendere possibile l'inizializzazione di certi dispositivi lenti e permettere che risultino pronti all'uso.
scandelay=X
Consente all'utente di specificare un ritardo personalizzato in secondi che viene aggiunto ad alcune parti del processo di avvio per consentire l'inizializzazione dei dispositivi lenti affinché risultino pronti all'uso. Sostituire X con il numero di secondi da aspettare durante la pausa.
Nota
I supporti di avvio controlleranno le opzioni no* prima delle opzioni do*, salvo questo, le opzioni saranno eventualmente sovrascritte in base all'ordine esatto con cui sono state specificate.

Ora si avvii il supporto di installazione, si selezioni un kernel (qualora il kernel predefinito gentoo non risulti soddisfacente) e le opzioni di avvio. A titolo di esempio, avviamo il kernel gentoo con dopcmcia come parametro per il kernel:

boot:gentoo dopcmcia

In seguito, l'utente è accolto da una schermata di avvio ed una barra di avanzamento. Se l'installazione viene eseguita su un sistema con una tastiera diversa da quella statunitense, assicurarsi di premere Alt+F1 il prima possibile per passare alla modalità dettagliata e soddisfare le richieste di istruzione. Se non viene effettuata alcuna scelta entro 10 secondi, sarà considerato il valore predefinito (tastiera statunitense) e la fase di avvio proseguirà. Una volta completato il processo di avvio, l'utente si ritroverà automaticamente nell'ambiente Gentoo Linux "Live" come utente root, il superutente. La console aperta sarà in attesa di comandi dall'utente root ed è possibile passare ad altre console premendo Alt+F2, Alt+F3 o Alt+F4. Per tornare alla prima console si prema Alt+F1.


Configurazione hardware extra

Quando il supporto di installazione viene avviato, vengono rilevati tutti i dispositivi hardware e caricati i moduli del kernel appropriati per supportare quell'hardware. Nella maggior parte dei casi fa un ottimo lavoro. Tuttavia, in alcuni casi, può non caricare automaticamente i moduli del kernel necessari al sistema. Se il rilevamento automatico delle periferiche PCI si perde qualche componente hardware, i moduli del kernel appropriati dovranno essere caricati manualmente.

Nel prossimo esempio viene caricato il modulo 8139too (che supporta certi tipi di interfacce di rete):

root #modprobe 8139too

Opzionale: Account utenti

Se altre persone hanno bisogno di accedere all'ambiente di installazione o c'è la necessità di avviare comandi come utenti non-root (ad esempio per chattare utilizzando irssi senza privilegi di root per ragioni di sicurezza), allora è necessario creare un account utente ed impostare una password di root complessa.

Per cambiare la password di root, usare il comando passwd:

root #passwd
New password: (Inserisci la nuova password)
Re-enter password: (Riscrivi la nuova password)

Per creare un account utente, prima si inseriscono le sue credenziali e poi la sua password. I comandi useradd e passwd servono per queste due operazioni.

Nel prossimo esempio, viene creato un utente chiamato "luca":

root #useradd -m -G users luca
root #passwd luca
New password: (Inserisci la password di Luca)
Re-enter password: (Riscrivi la password di Luca)

Per passare dall'attuale utente root a quello appena creato, usare il comando su:

root #su - luca

Opzionale: Consultare la documentazione durante l'installazione

Terminali

Per consultare la guida durante l'installazione, prima si crei un account utente come descritto sopra. Poi si prema Alt+F2 per passare ad un nuovo terminale.

Durante l'installazione, il comando links può essere usato per sfogliare la guida - naturalmente solo se la connessione Internet sta funzionando.

user $links https://wiki.gentoo.org/wiki/Handbook:AMD64

Per tornare al terminale di origine, premere Alt+F1.

GNU Screen

L'utilità GNU Screen è preinstallata nel supporto di installazione ufficiale di Gentoo. Potrebbe risultare più efficiente per gli appassionati che hanno esperienza con Linux usare screen per visualizzare le istruzioni di installazione in più pannelli anziché con il metodo dei terminali multipli appena esposto.

Opzionale: Avviare il demone SSH

Per consentire ad altri utenti di accedere al sistema durante l'installazione (magari per essere aiutati durante l'installazione, o farsela fare a distanza), si deve creare un account utente (come descritto sopra) ed anche il processo SSH va avviato.

Per avviare il processo (daemon) SSH, eseguire il comando:

root #service sshd start
Nota
Se gli utenti accedono al sistema, vedranno un messaggio che indica che è necessario confermare la chiave del computer host, attraverso la cosiddetta impronta digitale. Ciò è normale dato che si accede al sistema per la prima volta. Tuttavia, in seguito, quando il sistema sarà configurato e qualcuno accederà al sistema appena installato, il client SSH avviserà che il codice del computer host è cambiato. Ciò avviene perché l'utente che si connetterà dopo l'installazione di Gentoo, si troverà non più sull'ambiente di installazione, ma sul nuovo sistema appena installato. Seguire le istruzioni date per sostituire la chiave host sul sistema client.

Per poter usare sshd, la rete deve funzionare correttamente. Proseguire con il capitolo su come Configurare la rete.




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Manuale AMD64
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Configurazione di rete
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Rilevamento automatico della rete

Può la rete funzionare fin da subito?

Se il sistema è connesso via ethernet ad una rete con un server DHCP, è molto probabile che la configurazione sia stata già fatta automaticamente. Se è così, molti comandi da CD che richiedono una connessione di rete funzioneranno immediatamente (es. ssh, scp, ping, irssi, wget e links).

Determinare i nomi delle interfacce

Comando ifconfig

Se la rete è già stata configurata, il comando ifconfig dovrebbe elencare una o più interfacce di rete (oltre a lo). Nell'esempio sottostante viene mostrato eth0:

root #ifconfig
eth0      Link encap:Ethernet  HWaddr 00:50:BA:8F:61:7A
          inet addr:192.168.0.2  Bcast:192.168.0.255  Mask:255.255.255.0
          inet6 addr: fe80::50:ba8f:617a/10 Scope:Link
          UP BROADCAST RUNNING MULTICAST  MTU:1500  Metric:1
          RX packets:1498792 errors:0 dropped:0 overruns:0 frame:0
          TX packets:1284980 errors:0 dropped:0 overruns:0 carrier:0
          collisions:1984 txqueuelen:100
          RX bytes:485691215 (463.1 Mb)  TX bytes:123951388 (118.2 Mb)
          Interrupt:11 Base address:0xe800 

Avendo adottato nomi che indicano il tipo di interfaccia, il nome dell'interfaccia di rete potrebbe essere abbastanza diverso dal classico eth0. I dischi di installazione recenti potrebbero riportare nomi come eno0, ens1, o enp5s0. Si cerchi con ifconfig l'interfaccia che ha un indirizzo IP correlato alla rete locale.

Tip
Se usando il comando ifconfig non viene mostrata alcuna interfaccia, si può provare ad usare lo stesso comando con l'opzione -a. Questa opzione fa sì che vengano mostrate tutte le interfacce rilevate dal sistema, che esse siano abilitate o meno. Se ifconfig -a non mostra risultati, la scheda di rete potrebbe essere guasta o il relativo driver non caricato nel kernel. Queste situazioni vanno oltre lo scopo di questo manuale. Contattare #gentoo per avere supporto tecnico.

Comando ip

Alternativamente a ifconfig, per determinare i nomi delle interfacce si può utilizzare il comando ip. L'esempio seguente mostra l'output di ip addr (il risultato differisce dal precedente poiché eseguito su un sistema diverso):

root #ip addr
2: eno1: <BROADCAST,MULTICAST,UP,LOWER_UP> mtu 1500 qdisc pfifo_fast state UP group default qlen 1000
    link/ether e8:40:f2:ac:25:7a brd ff:ff:ff:ff:ff:ff
    inet 10.0.20.77/22 brd 10.0.23.255 scope global eno1
       valid_lft forever preferred_lft forever
    inet6 fe80::ea40:f2ff:feac:257a/64 scope link 
       valid_lft forever preferred_lft forever

L'output soprastante potrebbe essere più complicato da leggere rispetto al precedente. Il nome dell'interfaccia nel secondo esempio eno1 segue direttamente dopo il numero.

Nella parte rimanente del documento, il manuale considererà che l'interfaccia di rete sia chiamata eth0.

Opzionale: Configurazione dei proxy

Se si accede ad Internet attraverso un proxy, è necessario impostarlo durante l'installazione. Configurare un proxy è molto facile: basta definire una variabile con le informazioni del server proxy.

Nella maggior parte dei casi, è sufficiente definire la variabile con l'hostname del server. Per esempio, il proxy è chiamato proxy.gentoo.org e la porta è 8080.

Per impostare un proxy HTTP (per il traffico HTTP/HTTPS):

root #export http_proxy="http://proxy.gentoo.org:8080"

Per configurare un proxy FTP:

root #export ftp_proxy="ftp://proxy.gentoo.org:8080"

Per configurare un proxy RSYNC:

root #export RSYNC_PROXY="proxy.gentoo.org:8080"

Se il proxy richiede nome utente e password, usare la seguente sintassi per la variabile:

CODE Aggiungere nome utente e password alla variabile del proxy
http://username:password@proxy.gentoo.org:8080

Testare la rete

Fare una prova di ping con i server DNS del proprio provider (reperibili su /etc/resolv.conf) e con un sito Web a piacere. Ciò garantisce che la rete funzioni correttamente, che i pacchetti raggiungano la rete, che la risoluzione DNS funzioni, ecc.

root #ping -c 3 www.gentoo.org

Se tutto funziona, il resto di questo capitolo può essere saltato, passando direttamente al prossimo capitolo (Preparare i dischi).

Configurazione automatica della rete

Se la rete non funzione fin da subito, alcuni supporti di installazione permettono all'utente di usare net-setup (per reti wireless ordinarie), pppoe-setup (per utenti con ADSL) o pptp (per utenti con PPTP).

Se il disco di installazione non contiene nessuno di questi strumenti, proseguire con la Configurazione manuale della rete.

Predefinito: Usare net-setup

Il modo più semplice per impostare la rete, se non risulta configurata automaticamente, consiste nell'eseguire lo script net-setup:

root #net-setup eth0

net-setup chiederà alcune informazioni sull'ambiente di rete. Quando avrà concluso, la rete dovrebbe funzionare. Si provi la connessione di rete come precedentemente indicato. Se il test è positivo, congratulazioni! Saltare il resto di questa sezione e continuare con la Preparazione dei dischi.

Se la rete non funziona ancora, proseguire con la Configurazione manuale della rete.

Alternativa: Usare PPP

Considerando che PPPoE è necessario per connettersi ad Internet, il CD di installazione (qualsiasi sua versione) ha reso le cose più facili con ppp. Utilizzare lo script pppoe-setup fornito per configurare la connessione. Durante la procedura, saranno richiesti la scheda di rete Ethernet che è connessa al modem ADSL, il nome utente e la password, gli indirizzi IP dei server DNS e se è necessario un firewall di base.

root #pppoe-setup
root #pppoe-start

Se qualcosa va storto, verificare che il nome utente e la password siano corretti controllando su etc/ppp/pap-secrets o /etc/ppp/chap-secrets ed assicurarsi di aver indicato il giusto dispositivo Ethernet. Se il dispositivo Ethernet risulta non esistente, è necessario caricare i moduli di rete appropriati. Se è questo il caso proseguire con la Configurazione manuale della rete, dove si spiega come caricare i moduli di rete appropriati.

Se tutto funziona, proseguire con la Preparazione dei dischi.

Alternativa: Usare PPTP

Se è necessario il supporto PPTP, usare pptpclient fornito dai CD di installazione. Prima però ci si assicuri che la configurazione sia corretta, modificando /etc/ppp/pap-secrets o /etc/ppp/chap-secrets affinché contengano la giusta combinazione di nome utente e password:

root #nano -w /etc/ppp/chap-secrets

Poi, se necessario, modificare /etc/ppp/options.pptp:

root #nano -w /etc/ppp/options.pptp

Una volta fatto tutto ciò, si esegua pptp (insieme alle opzioni che non potevano essere impostate su options.pptp) per connettersi al server:

root #pptp <server ip>

Infine, proseguire con la Preparazione dei dischi.

Configurazione manuale della rete

Caricare i moduli di rete appropriati

Quando il CD di installazione viene avviato, cerca di rilevare tutti i dispositivi hardware e di caricare i moduli del kernel (i driver) appropriati per l'hardware. Nella maggior parte dei casi fa un ottimo lavoro. Tuttavia, in alcuni casi, potrebbe non caricare automaticamente i moduli del kernel necessari.

Se net-setup o pppoe-setup falliscono, allora è possibile che la scheda di rete non sia stata trovata fin dall'inizio. Ciò significa che gli utenti potrebbero dover caricare i moduli del kernel appropriati manualmente.

Per scoprire quali moduli del kernel vengono forniti per le reti, usare il comando ls:

Nota
In una tastiera italiana, per inserire il simbolo ` (apice inverso) si deve premere Alt Gr + ' (apice).
root #ls /lib/modules/`uname -r`/kernel/drivers/net

Se viene trovato un driver per il dispositivo di rete, si utilizzi modprobe per caricare il modulo del kernel. Ad esempio, per caricare il modulo pcnet32:

root #modprobe pcnet32

Per verificare che la scheda di rete sia ora rilevata, utilizzare ifconfig. Una scheda di rete rilevata mostrerebbe qualcosa di simile (ancora un altro esempio con eth0):

root #ifconfig eth0
eth0      Link encap:Ethernet  HWaddr FE:FD:00:00:00:00  
          BROADCAST NOARP MULTICAST  MTU:1500  Metric:1
          RX packets:0 errors:0 dropped:0 overruns:0 frame:0
          TX packets:0 errors:0 dropped:0 overruns:0 carrier:0
          collisions:0 txqueuelen:0 
          RX bytes:0 (0.0 b)  TX bytes:0 (0.0 b)

Se viene però mostrato l'errore seguente, allora la scheda di rete non è stata rilevata:

root #ifconfig eth0
eth0: error fetching interface information: Device not found 
(eth0: errore nel prelevare le informazioni dall'interfaccia: Dispositivo non trovato)

I nomi delle interfacce di rete disponibili nel sistema possono essere elencate tramite il file system /sys:

root #ls /sys/class/net
dummy0  eth0  lo  sit0  tap0  wlan0

Nell'esempio precedente sono state trovate 6 interfacce.

eth0 è verosimilmente la scheda Ethernet (cablata) mentre wlan0 è quella wireless.

Supponendo che la scheda di rete sia stata rilevata, provare nuovamente net-setup o pppoe-setup (che dovrebbero ora funzionare), ma per i più esperti spieghiamo anche come configurare manualmente la rete.

Selezionare una delle seguenti sezioni in base all'impostazione di rete:

Usare DHCP

DHCP (Dynamic Host Configuration Protocol) (Protocollo di Configurazione Dinamica degli Host) rende possibile ricevere automaticamente informazioni di rete (quali indirizzo IP, maschera di rete, indirizzo di broadcast, gateway, server DNS, ecc.). Ciò funziona solo se esiste un server DHCP nella rete (o se il provider fornisce un servizio DHCP). Per fornire automaticamente queste informazioni all'interfaccia di rete, usare dhcpcd:

root #dhcpcd eth0

Alcuni amministratori di rete richiedono che l'hostname ed il domain name generati dal server DHCP vengano utilizzati dal sistema. In tal caso, usare:

root #dhcpcd -HD eth0

Se funziona (si provi ad effettuare il ping di alcuni server Internet, come Google), allora ogni cosa è ben configurata e si può procedere. Saltare la parte rimanente di questa sezione e proseguire con la Preparazione dei dischi.

Preparare l'accesso wireless

Nota
Il supporto del comando iw potrebbe avere caratteristiche specifiche in base all'architettura. Se il comando non è disponibile, controllare che sia disponibile il pacchetto net-wireless/iw per l'architettura in uso. Il comando iw è disponibile solo se il pacchetto net-wireless/iw è installato.

Quando si utilizza una scheda wireless (802.11), è necessario configurare le impostazioni wireless prima di andare avanti. Per visualizzare le impostazioni della scheda wireless, è possibile utilizzare iw. L'esecuzione di iw potrebbe mostrare qualcosa di simile a questo:

root #iw dev wlp9s0 info
Interface wlp9s0
	ifindex 3
	wdev 0x1
	addr 00:00:00:00:00:00
	type managed
	wiphy 0
	channel 11 (2462 MHz), width: 20 MHz (no HT), center1: 2462 MHz
	txpower 30.00 dBm

Per controllare la connessione in corso:

root #iw dev wlp9s0 link
Not connected.

oppure

root #iw dev wlp9s0 link
Connected to 00:00:00:00:00:00 (on wlp9s0)
	SSID: GentooNode
	freq: 2462
	RX: 3279 bytes (25 packets)
	TX: 1049 bytes (7 packets)
	signal: -23 dBm
	tx bitrate: 1.0 MBit/s
Nota
Alcune schede wireless possono avere un nome di periferica tipo wlan0 o ra0 anziché wlp9s0. Eseguire ip link per stabilire il nome corretto del dispositivo.

Per la maggior parte degli utenti, sono necessarie solo due impostazioni per potersi connettere, l'ESSID (anche conosciuto come nome di rete wireless) e, opzionalmente, la chiave WEP.

  • Prima di tutto, assicurarsi che l'interfaccia sia attiva:
root #ip link set dev wlp9s0 up
  • Per connettersi ad una rete libera chiamata GentooNode:
root #iw dev wlp9s0 connect -w GentooNode
  • Per connettersi con una chiave WEP esadecimale, anteporre alla chiave il prefisso d::
root #iw dev wlp9s0 connect -w GentooNode key 0:d:1234123412341234abcd
  • Per connettersi con una chiave WEP ASCII:
root #iw dev wlp9s0 connect -w GentooNode key 0:una-certa-password
Nota
Se la rete wireless è configurata con WPA o WPA2, allora si deve usare wpa_supplicant. Per ulteriori informazioni sulla configurazione delle reti wireless in Gentoo Linux, leggere il Capitolo sulle reti wireless nel Manuale di Gentoo.

Confermare le impostazioni della rete wireless usando iw dev wlp9s0 link. Una volta che la rete wireless funziona, proseguire con la configurazione delle opzione di rete per il livello IP come descritto nella sezione successiva (Comprendere la terminologia delle reti) od usando lo strumento net-setup come descritto precedentemente.

Comprendere la terminologia delle reti

Nota
Se l'indirizzo IP, l'indirizzo di broadcast, la maschera di rete e i nameserver sono noti, allora saltare questa sottosezione e continuare con Usare ifconfig e route.

Se tutte le impostazioni di cui sopra falliscono, allora si deve configurare la rete manualmente. Ciò non è affatto difficile. Tuttavia, è utile conoscere la terminologia delle reti ed i suoi concetti base. Dopo aver letto questa sezione, gli utenti sapranno cos'è un gateway, a cosa serve una maschera di rete, come è costituito un indirizzo broadcast e perché i sistemi necessitino di nameserver.

In una rete, gli host sono identificati dal loro indirizzo IP (indirizzo Internet Protocol). Tale indirizzo viene riconosciuto come una combinazione di quattro numeri tra 0 e 255. Questo vale se si utilizza IPv4 (IP versione 4). Per l'esattezza, tale indirizzo IPv4 è costituito da 32 bit (sequenze di 0 e 1). Ecco un esempio:

CODE Esempio di un indirizzo IPv4
Indirizzo IP (numeri):  192.168.0.2
Indirizzo IP (bit):     11000000 10101000 00000000 00000010
                        -------- -------- -------- --------
                           192      168       0        2
Nota
Il successore di IPv4 è IPv6 ed usa 128 bit (sequenze di 0 e 1). In questa sezione tuttavia, ci si concentrerà sugli indirizzi IPv4.

Tale indirizzo IP è unico per un host in relazione a tutte le reti che vi possono accedere (ovvero, ogni host che si vuole raggiungere deve possedere un indirizzo IP unico). Per distinguere tra host interni ed esterni alla rete, l'indirizzo IP viene diviso in due parti: la parte rete (network part) e la parte host (host part).

La separazione tra le due parti è definita dalla maschera di rete (netmask), ovvero una serie di 1 seguiti da una serie di 0. La parte dell'indirizzo IP sovrapposta agli 1 è la parte rete, l'altra è la parte host. Solitamente, la maschera di rete può essere scritta come fosse un indirizzo IP.

CODE Esempio di separazione rete/host
Indirizzo IP:    192      168      0         2
              11000000 10101000 00000000 00000010
Maschera:     11111111 11111111 11111111 00000000
                 255      255     255        0
             +--------------------------+--------+
                         Rete              Host

In altre parole, 192.168.0.14 fa parte della rete in base all'esempio, ma 192.168.1.2 non ne fa parte.

L'indirizzo broadcast (trasmissione ampia) è un indirizzo IP che ha la parte rete uguale alla rete stessa e la restante parte host è riempita con 1. Ogni host della rete ascolta quanto proviene dall'indirizzo IP broadcast. Infatti, è concepito per inviare pacchetti in broadcast (ovvero inviarli a tutti).

CODE Indirizzo di broadcast
Indirizzo IP:     192      168       0        2
               11000000 10101000 00000000 00000010
Broadcast:     11000000 10101000 00000000 11111111
                  192      168       0       255
              +--------------------------+--------+
                          Rete              Host

Per navigare su Internet, ogni computer della rete deve conoscere quale host condivide la connessione ad Internet. Questo host è chiamato gateway (cancello). Dato che è un host regolare, ha un suo regolare indirizzo IP (per esempio 192.168.0.1).

Precedentemente abbiamo affermato che ogni host ha un suo proprio indirizzo IP. Per raggiungere questo host tramite il suo nome (invece del suo indirizzo IP) serve un servizio che traduca un nome (come dev.gentoo.org) in un indirizzo IP (come 64.5.62.82). Tale servizio è chiamato servizio di nomenclatura. Per usare tale servizio, serve definire i nameserver necessari su /etc/resolv.conf.

In alcuni casi, il gateway funziona anche come nameserver. In tutti gli altri casi, è necessario inserire in quel file tutti i nameserver forniti dall'ISP (Internet Service Provider, Fornitore del Servizio Internet).

Riassumendo, le seguenti informazioni sono necessarie prima di proseguire:

Elemento rete Esempio
Indirizzo IP del sistema 192.168.0.2
Maschera di rete 255.255.255.0
Indirizzo broadcast 192.168.0.255
Gateway 192.168.0.1
Nameserver 195.130.130.5, 195.130.130.133

Usare ifconfig e route

La configurazione della rete è costituita da tre passi:

  1. Assegnare un indirizzo IP usando ifconfig
  2. Configurare l'instradamento al gateway usando route
  3. Concludere inserendo gli IP dei nameserver su /etc/resolv.conf

Per assegnare un indirizzo IP, sono necessari l'indirizzo IP stesso, l'indirizzo broadcast e la maschera di rete. Conoscendo i valori corretti, si esegua il seguente comando, sostituendo ${IP_ADDR} con l'indirizzo IP, ${BROADCAST} con l'indirizzo broadcast e ${NETMASK} con la maschera di rete:

root #ifconfig eth0 ${IP_ADDR} broadcast ${BROADCAST} netmask ${NETMASK} up

Configurare l'instradamento usando route. Sostituire ${GATEWAY} con l'indirizzo IP del gateway corretto.

root #route add default gw ${GATEWAY}

Ora aprire /etc/resolv.conf:

root #nano -w /etc/resolv.conf

Completare i nameserver usando quanto segue come modello. Assicurarsi di sostituire ${NAMESERVER1} e ${NAMESERVER2} con gli indirizzi dei nameserver appropriati:

CODE Modello predefinito da utilizzare per /etc/resolv.conf
nameserver ${NAMESERVER1}
nameserver ${NAMESERVER2}

Questo è tutto. Si provi infine la connessione effettuando il ping di alcuni server Internet (tipo Google). Se funziona, congratulazioni. Proseguire con il prossimo capitolo: Preparare i dischi.




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Introduzione ai dispositivi a blocchi

Dispositivi a blocchi

Approfondiamo ora gli aspetti relativi ai dischi di Gentoo Linux e Linux in generale, compresi i filesystem, le partizioni e i dispositivi a blocchi di Linux. Appena tutto sarà chiaro in merito ai filesystem, allora partizioni e filesystem potranno essere scelti per installare Gentoo Linux.

Per iniziare, diamo un'occhiata ai dispositivi a blocchi. Quello più noto è solitamente il primo disco in un sistema Linux, ovvero /dev/sda. I dischi SCSI e Serial ATA sono entrambi chiamati /dev/sd*; persino i dispositivi IDE sono etichettati /dev/sd* quando si usa il framework libata nel kernel. Invece, con il framework (libreria di codici) dei vecchi dispositivi, il primo disco IDE è /dev/hda.

I dispositivi a blocchi di cui sopra rappresentano un'interfaccia astratta del disco. I programmi dell'utente possono usare questi dispositivi a blocchi per interagire col disco senza doversi preoccupare del fatto che i dischi siano IDE, SCSI o altro. Il programma può semplicemente indirizzare lo spazio sul disco come un insieme di blocchi da 512 byte contigui e accessibili in modo casuale.


Tabelle delle partizioni

Benché per ospitare un sistema Linux sia teoricamente possibile usare un disco grezzo e non partizionato (quando si crea un RAID btrfs per esempio), praticamente ciò non viene mai fatto. Piuttosto, i dischi vengono suddivisi in unità a blocchi più piccole e maneggevoli. Su sistemi amd64, esse sono chiamate partizioni. Attualmente sono standardizzate due tecnologie di partizionamento: MBR e GPT.

MBR

La configurazione tramite MBR (Master Boot Record) usa identificatori a 32 bit per il settore di avvio e per stabilire la grandezza delle partizioni. Supporta tre tipi di partizione: primaria, estesa e logica. Le partizioni primarie memorizzano le loro informazioni nel master boot record stesso - uno spazio molto piccolo (solitamente 512 byte) all'inizio del disco. A causa del poco spazio, vengono supportate solo quattro partizioni primarie (per esempio, da /dev/sda1 a /dev/sda4).

Per supportare più partizioni, una delle partizioni primarie può essere definita come partizione estesa. Questa partizione può in tal caso contenere a sua volta delle partizioni logiche (partizioni all'interno di una partizione).

Ciascuna partizione è limitata ad una dimensione massima di 2 TB (a causa degli identificatori a 32 bit). Inoltre, la configurazione MBR non fornisce alcun MBR di ripristino, quindi se un'applicazione o un utente sovrascrive l'MBR, tutte le informazioni sulle partizioni vengono perse.

GPT

La configurazione tramite GPT (GUID Partition Table) usa identificatori a 64 bit per le partizioni. Lo spazio dove memorizza le informazioni sulle partizioni è molto più grande dei 512 byte dell'MBR, il ché significa che non c'è praticamente alcun limite alla quantità di partizioni definibili su un disco GPT. Inoltre, il limite per la dimensione massima di una partizione è di gran lunga maggiore (quasi 8 ZB - sì, zettabytes).

Quando l'interfaccia software del sistema, che si pone tra il sistema operativo e il firmware, è UEFI (anziché BIOS), GPT è quasi obbligatoria in quanto potrebbero sorgere problemi di compatibilità con MBR.

GPT trae anche vantaggio dalle somme di controllo (checksum) e dalla ridondanza. Porta il controllo CRC32 alla testata delle tabelle di partizione per rilevare errori ed offre un backup del segmento GPT alla fine del disco. Questo backup può essere usato per ripristinare i danni del segmento GPT corrente all'inizio del disco.

GPT o MBR

Dalla descrizione precedente, si potrebbe pensare che usare GPT sia sempre l'approccio migliore da seguire, tuttavia ci sono alcune controindicazioni.

Nel caso si usi GPT su un computer basato su BIOS, non è possibile effettuare il dual boot (avvio doppio o multiplo) con un sistema operativo Microsoft Windows. Il motivo è che Microsoft Windows, quando rivela un'etichetta GPT, si avvia in modalità UEFI.

Firmware difettosi di alcune schede madri configurati per avviarsi in modalità BIOS/CSM/legacy potrebbero avere problemi quando si avviano da dischi etichettati GPT. Se questo è il caso, allora si può risolvere aggiungendo il flag avvio/attivo sulla partizione MBR protettiva, tramite fdisk con l'opzione -t dos per forzare la lettura della tabella delle partizioni con il formato MBR.

In questo caso, eseguire fdisk ed impostare il flag usando il tasto a. Premere 1 per selezionare la prima partizione, premere il tasto w per scrivere i cambiamenti sul disco e uscire dall'applicazione fdisk:

user $fdisk -t dos /dev/sda
Welcome to (Benvenuti su) fdisk (util-linux 2.24.1).
Changes will remain in memory only, until you decide to write them.
(I cambiamenti rimarranno solo nella memoria, finché non deciderai di scriverli)
Be careful before using the write command.
(Presta attenzione prima di usare il comando scrivi)
  
Command (m for help): a
Partition number (1-4): 1
  
Command (m for help): w

Uso di UEFI

Quando si installa Gentoo su un sistema che utilizza UEFI per avviare il sistema operativo (invece di BIOS), allora è importante creare una Partizione di Sistema EFI (ESP). Le istruzioni per parted di seguito contengono i puntatori necessari per gestire questa operazione correttamente.

La partizione ESP deve essere una variante di FAT (talvolta mostrata come vfat sui sistemi Linux). Le specifiche UEFI ufficiali dichiarano che i filesystem FAT12, 16 o 32 vengono riconosciuti dal firmware UEFI, benché sia raccomandato FAT32 per la ESP. Procedere con la formattazione della ESP in FAT32:

root #mkfs.fat -F 32 /dev/sda2
Importante
Se non viene usata una variante FAT per l'ESP, non è garantito che il firmware UEFI di sistema trovi il bootloader (o il kernel Linux) e probabilmente non sarà in grado di avviare il sistema!

Partizionamento avanzato

RAID btrfs

Come notato sopra, btrfs ha la possibilità di creare filesystem su più dispositivi. I filesystem btrfs generati così possono funzionare in vari modi: raid0, raid1, raid10, raid5 e raid6. Le modalità RAID 5 e 6 sono migliorate considerevolmente, ma sono ancora considerate instabili. Una volta creato un filesystem su più dispositivi, possono essere aggiunti nuovi dispositivi e quelli vecchi possono essere rimossi con pochi comandi. Btrfs comunque richiede più coinvolgimento da parte dell'utente rispetto ad altri filesystem, rendendolo non particolarmente adatto ai principianti.

I filesystem ext4 possono essere convertiti in filesystem btrfs, cosa che può essere utile per coloro che vogliono installare Gentoo con un filesystem stabile e ben testato e che desiderano accrescere la loro conoscenza dei filesystem più recenti come btrfs tramite esperimenti diretti.

LVM

I CD di installazione amd64 forniscono supporto per il gestore dei volumi logici (LVM). LVM accresce la flessibilità offerta dalla configurazione di partizionamento. Le istruzioni di installazione riportate di seguito si concentrano su partizioni "regolari", ma è bene sapere che anche LVM è supportato se si desidera proseguire per quella strada. Leggere l'articolo LVM per ulteriori dettagli. I nuovi arrivati stiano attenti: benché LVM sia completamente supportato, va al di là dello scopo di questa guida.

Schema di partizionamento predefinito

Per tutto il resto del manuale, verrà usato il seguento schema di partizionamento come esempio semplice di configurazione:

Partizione Filesystem Dimensione Descrizione
/dev/sda1 (bootloader) 2M Partizione di avvio BIOS
/dev/sda2 ext2 (o fat32 se si utilizza UEFI) 128M Partizione di sistema Boot/EFI
/dev/sda3 (swap) 512M o maggiore Partizione di swap
/dev/sda4 ext4 Spazio rimanente del disco Partizione radice (root)

Se ciò è sufficiente e il lettore ha scelto la configurazione GPT, si può proseguire con la sezione Predefinito: Uso di parted per partizionare il disco. Coloro che sono ancora interessati a MBR (ehi, capita!) e vogliono usare la configurazione d'esempio, possono proseguire con l'Alternativa: Uso di fdisk per partizionare il disco.

Sia fdisk che parted sono utilità di partizionamento. fdisk è ben noto, stabile, e raccomandato per la configurazione di partizionamento MBR, mentre parted è stata una delle prima utilità di gestione dei dispositivi a blocchi Linux a supportare le partizioni GPT. Coloro a cui piace l'interfaccia di fdisk possono usare gdisk (fdisk GPT) come alternativa a parted.

Prima di proseguire con le istruzioni di creazione, il primo insieme di sezioni descriverà con maggiori dettagli come si possono creare schemi di partizionamento e si menzioneranno alcune trappole comuni.

Progettazione di uno schema delle partizioni

Quante partizioni e quanto grandi?

Il numero di partizioni dipende fortemente dal tipo di ambiente. Per esempio, se sono previsti molti utenti, allora è consigliato avere la /home/ separata così da migliorare la sicurezza e rendere più facili i backup. Se Gentoo viene installato per fare da server di posta elettronica, allora /var/ è meglio che stia separata in quanto le email vengono memorizzate all'interno di /var/. Una buona scelta del filesystem massimizzerà le prestazioni. I server da gioco avranno /opt/ separata, in quando la maggior parte dei server da gioco sono installati lì. La ragione è simile al percorso /home/: sicurezza e backup. Nella maggior parte delle situazioni, /usr/ dovrà essere capiente: non solo contiene la maggior parte delle applicazioni, ma in genere ospita anche repository ebuild di Gentoo (solitamente su /usr/portage), che fin dall'inizio occupa già 650 MB. Questa stima dello spazio su disco esclude le cartelle packages/ e distfiles/ che sono generalmente memorizzate all'interno di questo archivio ebuild.

Molto dipende da ciò che desidera l'amministratore. Partizioni o volumi separati hanno i seguenti vantaggi:

  • Scelta del miglior filesystem per ciascuna partizione o volume.
  • L'intero sistema non esaurirà lo spazio, nel caso in cui uno strumento invalido continui a scrivere file su una partizione o un volume.
  • Se necessario, i controlli del filesystem impiegheranno meno tempo, in quanto possono essere fatti in parallelo (benché questo vantaggio sia maggiore con i dischi multipli piuttosto che con le sole partizioni multiple).
  • La sicurezza può essere migliorata montando alcune partizioni o volumi in modalità di sola lettura, nosuid (ignora i bit setuid), noexec (ignora i bit eseguibili), ecc.

Tuttavia, anche avere partizioni multiple presenta degli svantaggi. Se il sistema non viene appropriatamente configurato potrebbe avere molto spazio libero su una partizione e niente più spazio su un'altra. Un altro aspetto noioso è che partizioni separate - specialmente per i punti di montaggio importanti come /usr/ o /var/ - richiedono spesso che l'amministratore avvii il sistema con un initramfs per montare la partizione, prima che altri script all'avvio vengano eseguiti. Non sempre si verifica questo caso, quindi i risultati possono variare.

C'è anche un limite di 15 partizioni per SCSI e SATA a meno che il disco non usi una configurazione GPT.

Riguardo lo spazio di swap?

Non c'è un valore perfetto per la partizione di swap. Lo scopo dello spazio di swap è quello di fornire, tramite disco, memoria al kernel quando la memoria interna (RAM) è sotto pressione. Uno spazio di swap permette al kernel di spostare le pagine di memoria, che non verranno utilizzate entro breve tempo, sul disco (swap o spaginazione), liberando memoria. Ovviamente, se quella memoria torna improvvisamente necessaria, queste pagine vengono rimesse nella memoria (paginazione), ciò richiederà un po' di tempo (dato che i dischi sono molto lenti, se paragonati alla memoria interna).

Quando il sistema non esegue applicazioni che occupano molta memoria oppure se il sistema ha tantissima memoria disponibile, allora è probabile che non serva molto spazio di swap. Comunque, lo spazio di swap è usato anche per scriverci tutta la memoria in caso di ibernazione. Se il sistema deve andare in ibernazione, allora è richiesto uno spazio di swap più grande, spesso pari ad almeno la quantità di memoria installata sul sistema.


Cos'è la partizione di avvio BIOS?

Una partizione di avvio BIOS è una partizione molto piccola (da 1 a 2 MB) in cui i bootloader come GRUB2 possono inserire dati aggiuntivi se non riescono a stare nello spazio allocato (poche centinaia di byte nel caso di MBR) e se non possono stare altrove.

Tale partizione non sempre è necessaria, ma considerando l'esiguo consumo di spazio e le difficoltà che avremmo nel documentare l'ampio insieme delle differenze di partizionamento facendo altre scelte, è raccomandato crearla in ogni caso.

Per completezza, si consideri che la partizione di avvio BIOS è necessaria quando lo schema di partizionamento GPT viene usato con GRUB2, o quando lo schema di partizionamento MBR viene usato con GRUB2 qualora la prima partizione inizi prima della distanza di 1 MB dall'inizio del disco.

Predefinito: Uso di parted per partizionare il disco

In questo capitolo, sarà utilizzato il precedente schema di partizionamento d'esempio:

Partizione Descrizione
/dev/sda1 Partizione di avvio BIOS
/dev/sda2 Partizione di avvio
/dev/sda3 Partizione di swap
/dev/sda4 Partizione radice (root)

Modificare lo schema di partizionamento in base alle proprie personali preferenze.

Visualizzare lo schema delle partizioni correnti con parted

L'applicazione parted offre un'interfaccia semplice per partizionare i dischi e supporta partizioni molto grandi (oltre 2 TB). Lanciare parted per il disco (come da esempio si userà /dev/sda). Si raccomanda di indicare a parted di realizzare un allineamento ottimale:

root #parted -a optimal /dev/sda
GNU Parted 2.3
Using (in utilizzo) /dev/sda
Welcome to GNU Parted! Type 'help' to view a list of commands.
(Benvenuto su GNU Parted! Digita 'help' per vedere l'elenco dei comandi)

Allineare significa che le partizioni vengono avviate secondo confini ben noti interni al disco, assicurandosi che le operazioni su disco dal livello del sistema operativo (recuperare pagine dati dal disco) si servano della minima quantità di operazioni per il disco interno. Le partizioni disallineate potrebbero richiedere al disco di recuperare due pagine dati invece di una sola, anche se il sistema operativo richiede una sola pagina.

Per conoscere tutte le opzioni supportate da parted, digitare help e premere invio.

Impostare l'etichetta GPT

La maggior parte dei dischi su architetture x86 e amd64 vengono preparati usando l'etichetta msdos. Se si usa parted, il comando per impostare l'etichetta GPT sul disco è mklabel gpt:

Attenzione
Cambiare il tipo di partizionamento rimuoverà tutte le partizioni dal disco. Tutti i dati sul disco saranno eliminati.
(parted)mklabel gpt

Per inizializzare il disco con MBR, usare mklabel msdos.

Rimuovere tutte le partizioni con parted

Se ciò non è ancora stato fatto (per esempio, attraverso il precedente mklabel o nel caso in cui il disco sia stato appena formattato), prima si devono rimuovere tutte le partizioni esistenti dal disco. Digitare print per vedere le partizioni correnti e digitare rm <N> con <N> che indica il numero della partizione da rimuovere.

(parted)rm 2

Proseguire rimuovendo tutte le altre partizioni non desiderate. Ci si assicuri di non commettere alcun errore in questo momento - parted esegue immediatamente le modifiche (diversamente da fdisk che prima le prepara, lasciando la possibilità di annullare i suoi cambiamenti prima di salvarli o di uscire da fdisk).

Creare le partizioni

Adesso parted sarà usato per creare le partizioni con le seguenti impostazioni:

  • Il tipo di partizione da usare. Solitamente è quella primaria. Se si usa la tabella delle partizioni msdos, si tenga presente che non più di 4 partizioni primarie possono essere create. Se servono più di 4 partizioni, allora una di queste dovrà essere una partizione estesa al cui interno si potranno creare partizioni logiche.
  • La posizione di inizio della partizione (la quale può essere espressa in MB, GB, ... )
  • La posizione di fine della partizione (la quale può essere espressa in MB, GB, ... )

Cominciamo dicendo a parted che i megabytes saranno l'unità di dimensionamento con la quale lavoreremo (per l'esattezza useremo i mebibytes, megabyte binari, abbreviati con la sigla MiB che è la notazione "standard", ma lungo tutto il documento scriveremo MB che è molto più comune):

(parted)unit mib

Creare adesso una partizione da 2 MB che verrà usata dal boot loader (selettore di avvio) GRUB2. Usare il comando mkpart per fare questo ed informare parted di collocarla dopo 1 MB dall'inizio del disco e concluderla a 3 MB (così da creare una partizione di 2 MB).

(parted)mkpart primary 1 3
(parted)name 1 grub
(parted)set 1 bios_grub on
(parted)print
Model: Virtio Block Device (virtblk)
Disk /dev/sda: 20480MiB
Sector size (logical/physical): 512B/512B
Partition Table: gpt
  
Number   Start      End      Size     File system  Name   Flags
 1       1.00MiB    3.00MiB  2.00MiB               grub   bios_grub

Allo stesso modo si definisca la partizione di avvio (128 MB), la partizione di swap (512 MB come da esempio) e la partizione radice (root) che occuperà il rimanente spazio su disco (la posizione di fine disco viene indicata con -1, che significa meno 1 MB dalla fine del disco, tale posizione è quella più lontana a cui una partizione può arrivare).

(parted)mkpart primary 3 131
(parted)name 2 boot
(parted)mkpart primary 131 643
(parted)name 3 swap
(parted)mkpart primary 643 -1
(parted)name 4 rootfs

Quando si usa l'interfaccia UEFI per avviare il sistema (anziché BIOS), si deve marcare la partizione di avvio come Partizione di Sistema EFI (ESP). Parted lo fa automaticamente quando l'opzione boot viene impostata per questa partizione:

(parted)set 2 boot on

Il risultato finale somiglierà a questo:

(parted)print
Model: Virtio Block Device (virtblk)
Disk /dev/sda: 20480MiB
Sector size (logical/physical): 512B/512B
Partition Table: gpt
  
Number   Start      End      Size     File system  Name   Flags
 1       1.00MiB    3.00MiB  2.00MiB               grub   bios_grub
 2       3.00MiB    131MiB   128MiB                boot   boot
 3       131MiB     643MiB   512MiB                swap
 4       643MiB     20479MiB 19836MiB              rootfs
Nota
Su un'installazione UEFI, i flag boot ed esp saranno mostrati sulla partizione di avvio.

Usare il comando quit per uscire da parted.

Alternativa: Uso di fdisk per partizionare il disco

Nota
Sebbene versioni aggiornate di fdisk dovrebbero supportare GPT, si sono riscontrati ancora dei problemi con esso. Le istruzioni sottostanti considerano che lo schema delle partizioni sia basato su MBR.

La seguente parte spiega come impostare le partizioni secondo l'esempio usando fdisk. Lo schema delle partizioni d'esempio menzionato prima:

Partizione Descrizione
/dev/sda1 Partizione di avvio BIOS
/dev/sda2 Partizione di avvio
/dev/sda3 Partizione di swap
/dev/sda4 Partizione radice (root)

Modificare lo schema di partizionamento in base alle proprie personali preferenze.

Visualizzare lo schema delle partizioni correnti con fdisk

fdisk è un famoso e potente strumento per dividere un disco in partizioni. Lanciare fdisk per il disco (nel nostro esempio usiamo /dev/sda):

root #fdisk /dev/sda
Nota
Per usare GPT, aggiungere -t gpt. È strettamente raccomandato leggere attentamente l'output di fdisk nel caso in cui recenti sviluppi per fdisk abbiamo modificato i suoi comportamenti predefiniti che prediligono MBR. Le rimanenti istruzioni considerano che si usi l'impostazione MBR.

Usare il tasto p per visualizzare l'attuale configurazione delle partizioni sul disco:

Command (m for help):p
Disk /dev/sda: 240 heads, 63 sectors, 2184 cylinders
Units = cylinders of 15120 * 512 bytes
  
   Device Boot    Start       End    Blocks   Id  System
/dev/sda1   *         1        14    105808+  83  Linux
/dev/sda2            15        49    264600   82  Linux swap
/dev/sda3            50        70    158760   83  Linux
/dev/sda4            71      2184  15981840    5  Extended
/dev/sda5            71       209   1050808+  83  Linux
/dev/sda6           210       348   1050808+  83  Linux
/dev/sda7           349       626   2101648+  83  Linux
/dev/sda8           627       904   2101648+  83  Linux
/dev/sda9           905      2184   9676768+  83  Linux

Questo particolare disco è stato configurato per ospitare 7 filesystem Linux (ciascuno con una corrispondente partizione elencata come "Linux") e una partizione di swap (indicata con "Linux swap").

Rimuovere tutte le partizioni con fdisk

Prima rimuovere tutte le partizioni esistenti dal disco. Digitare d per eliminare una partizione. Per esempio, per eliminare un'esistente /dev/sda1:

Command (m for help):d
Partition number (1-4): 1

La partizione è ora programmata per l'eliminazione. Non sarà più mostrata quando si richiede l'elenco delle partizioni (p), comunque non sarà effettivamente eliminata finché i cambiamenti non saranno salvati. Ciò permette agli utenti di annullare l'operazione se è stato commesso qualche errore - in tal caso, digitare subito q e premere Enter così la partizione non sarà eliminata.

Digitare nuovamente p per visualizzare un elenco delle partizioni e premere d seguito dal numero della partizione da eliminare. Alla fine, la tabella delle partizioni sarà vuota:

Command (m for help):p
Disk /dev/sda: 30.0 GB, 30005821440 bytes
240 heads, 63 sectors/track, 3876 cylinders
Units = cylinders of 15120 * 512 = 7741440 bytes
  
Device Boot    Start       End    Blocks   Id  System

Ora che la tabella delle partizioni risulta vuota, anche se solo nella memoria, siamo pronti per creare le nuove partizioni.

Creare la partizione di avvio BIOS

Per prima cosa si crei una piccola partizione di avvio per il BIOS. Digitare n per creare una nuova partizione, quindi p per selezionare una partizione primaria, seguito da 1 per selezionare la prima partizione primaria. Quando viene richiesto il settore di inizio, assicurarsi che inizi dal 2048 (necessario per il boot loader) e premere Enter. Quando viene richiesto il settore finale, digitare +2M per creare una partizione grande 2 MByte:

Nota
L'avvio dal settore 2048 è una misura di sicurezza nel caso il selettore di avvio non rilevi questa partizione come disponibile all'uso.
Command (m for help):n
Command action
  e   extended
  p   primary partition (1-4)
p
Partition number (1-4): 1
First sector (64-10486533532, default 64): 2048
Last sector, +sectors +size{M,K,G} (4096-10486533532, default 10486533532): +2M

Segnare la partizione per gli scopi di UEFI:

Command (m for help):t
Selected partition 1
Hex code (type L to list codes): 4
Changed system type of partition 1 to 4 (BIOS boot)
Nota
L'uso di UEFI con lo schema di partizioni MBR è scoraggiato. Se si usa un sistema che supporta UEFI, per favore si usi il partizionamento GPT.

Creare la partizione di avvio

Creare ora una piccola partizione di avvio. Digitare n per creare una nuova partizione, poi p per selezionare una partizione primaria, seguito da 2 per selezionare una seconda partizione primaria. Quando viene richiesto il settore di inizio, accettare quello predefinito premendo Enter. Quando viene richiesto il settore finale, digitare +128M per creare una partizione grande 128 MByte:

Command (m for help):n
Command action
  e   extended
  p   primary partition (1-4)
p
Partition number (1-4): 2
First sector (5198-10486533532, default 5198): (Hit enter)
Last sector, +sectors +size{M,K,G} (4096-10486533532, default 10486533532): +128M

Ora, quando si preme p, viene mostrato il seguente risultato di partizionamento:

Command (m for help):p
Disk /dev/sda: 30.0 GB, 30005821440 bytes
240 heads, 63 sectors/track, 3876 cylinders
Units = cylinders of 15120 * 512 = 7741440 bytes
  
   Device Boot    Start       End    Blocks   Id  System
/dev/sda1             1         3      5198+  ef  EFI (FAT-12/16/32)
/dev/sda2             3        14    105808+  83  Linux

Premere a per impostare il flag di avvio ad una partizione e scegliere 2. Dopo, premere ancora p, notare che un asterisco * verrà posto sulla colonna "Boot" (Avvio).

Creare la partizione di swap

Per creare una partizione di swap: digitare n per creare una nuova partizione, poi p per dire a fdisk di creare una partizione primaria. Digitare 3 per creare una terza partizione primaria, /dev/sda3. Quando viene richiesto il settore di inizio, premere Enter. Quando viene richiesto il settore finale, digitare +512M (o qualsiasi altra grandezza sia necessaria per lo spazio di swap) così da creare una partizione grande 512 MB.

Fatto tutto questo, digitare t per impostare il tipo di partizione, 3 per selezionare la partizione appena creata e poi digitare 82 per impostare il tipo di partizione "Linux Swap".

Creare la partizione radice

Infine, per creare la partizione radice (root), digitare n per creare una nuova partizione, quindi p per indicare a fdisk di creare una partizione primaria. Poi digitare 4 per creare la quarta partizione primaria, /dev/sda4. Quando viene richiesto il settore di inizio, premere Enter. Quando viene richiesto il settore finale, premere Enter per creare una partizione che occupi il rimanente spazio su disco. Dopo aver completato questi passaggi, digitando p si dovrebbe vedere una tabella delle partizioni simile a questa:

Command (m for help):p
Disk /dev/sda: 30.0 GB, 30005821440 bytes
240 heads, 63 sectors/track, 3876 cylinders
Units = cylinders of 15120 * 512 = 7741440 bytes
  
   Device Boot    Start       End    Blocks   Id  System
/dev/sda1             1         3      5198+  ef  EFI (FAT-12/16/32)
/dev/sda2   *         3        14    105808+  83  Linux
/dev/sda3            15        81    506520   82  Linux swap
/dev/sda4            82      3876  28690200   83  Linux

Salvare lo schema delle partizioni

Per salvare la configurazione delle partizioni e uscire da fdisk, premere w.

Command (m for help):w

Ora che le partizioni sono state create, si deve procedere alla creazione di un filesystem su ciascuna di esse.


Creazione dei file system

Introduzione

Una volta create le partizioni, è ora di inserirci un filesystem. Nella sezione successiva vengono descritti i file system supportati da Linux. I lettori che sanno già quale filesystem usare possono continuare con la sezione Applicare un filesystem ad una partizione. Gli altri lettori dovrebbero continuare a leggere per comprendere meglio i filesystem disponibili...

Filesystem

Sono disponibili numerosi filesystem. Alcuni di essi sono ritenuti stabili sull'architettura amd64 - è consigliabile informarsi sui filesystem e sul loro supporto, prima di selezionarne uno più sperimentale da usare su partizioni importanti.

btrfs
È un filesystem di nuova generazione che fornisce molte caratteristiche avanzate, come la possibilità di creare istantanee, l'auto-riparazione tramite checksum, la compressione trasparente, i sottovolumi e il RAID integrato. Alcune distribuzioni hanno iniziato ad offrirlo come opzione standard, ma non è pronto per la produzione. Sono frequenti i rapporti di corruzione del filesystem. I suoi sviluppatori spingono la gente ad utilizzare la versione più recente del kernel, perché quelle più vecchie è noto che causino problemi. Così è stato per anni ed è troppo presto per dire se le cose sono cambiate. Le correzioni dei problemi di corruzione raramente vengono trasferite sui kernel più vecchi. Si proceda con cautela quando si utilizza questo filesystem!
ext2
È l'effettivo e collaudato filesystem di Linux, ma non ha il journaling dei metadati, il ché significa che i controlli di routine del filesystem ext2 effettuati all'avvio possono richiedere molto tempo. Ormai esiste una scelta piuttosto ampia di filesystem con journaling, la cui consistenza può essere controllata molto velocemente e sono infatti generalmente preferiti rispetto alle controparti senza journaling. I filesystem con journaling prevengono lunghi ritardi qualora il sistema si avvii con il filesystem in uno stato inconsistente (errori di coerenza).
ext3
È la versione con journaling del filesystem ext2, che fornisce il journaling dei metadati per un ripristino veloce in aggiunta ad altre modalità migliorate di journaling come quello a dati completi e a dati ordinati. Usa un indice HTree che permette alte prestazioni in quasi tutte le situazioni. In breve, ext3 è un filesystem molto buono e affidabile.
ext4
Inizialmente creato come un derivato di ext3, ext4 porta nuove caratteristiche, miglioramenti delle prestazioni e rimozione dei limiti delle dimensioni con lievi modifiche al formato su disco. Può ospitare volumi fino a 1 EB e con una dimensione massima dei file di 16 TB. Invece della classica allocazione a blocchi bitmap di ext2-3, ext4 utilizza le estensioni, che migliorano le prestazioni con file grandi e riducono la frammentazione. Ext4 fornisce anche algoritmi di allocazione dei blocchi più sofisticati (allocazione ritardata e multiblocco) dando ai driver del filesystem più modi per ottimizzare la distribuzione dei dati su disco. Ext4 è il filesystem raccomandato per tutti gli utilizzi e per tutte le piattaforme.
f2fs
Il Flash-Friendly File System fu originariamente creato da Samsung per essere usato con la memoria flash NAND. Nel secondo quadrimestre del 2016, questo filesystem era considerato ancora immaturo, ma è una scelta decente quando si installa Gentoo su microSD, dischi USB, o altri dispositivi di memoria basati su flash.
JFS
È il filesystem ad alte prestazioni di IBM. JFS è un filesystem leggero, veloce e affidabile basato su B+tree con buone prestazioni in varie condizioni.
ReiserFS
È un filesystem con journaling basato su B+tree che ha delle buone prestazioni complessive, specialmente quando si ha a che fare con molti piccoli file al costo di più cicli di CPU. ReiserFS sembra essere meno mantenuto rispetto ad altri filesystem.
XFS
È un filesystem con journaling dei metadati che fornisce un robusto insieme di caratteristiche ed è ottimizzato per la scalabilità. XFS sembra essere meno indulgente in caso di vari problemi hardware.
vfat
Anche conosciuto come FAT32, è supportato da Linux ma non supporta alcuna configurazione dei permessi. È principalmente usato per interoperabilità con altri sistemi operativi (principalmente Microsoft Windows) ma è anche una necessità per alcuni firmware di sistema (come UEFI).
NTFS
Il filesystem "New Technology" è quello principale su Microsoft Windows. Analogamente a vfat, non memorizza le impostazioni dei permessi o gli attributi estesi necessari ai sistemi BSD o Linux affinché funzionino correttamente, di conseguenza non può essere usato come filesystem radice (root). Dovrebbe essere usato solamente per l'interoperabilità con i sistemi Microsoft Windows (si noti l'enfasi su solamente).

Quando si usa ext2, ext3 o ext4 su una piccola partizione (minore di 8GB), allora il filesystem deve essere creato con le opzioni appropriate per riservare abbastanza inode. L'applicazione mke2fs mkfs.ext2 usa l'impostazione "bytes-per-inode" per calcolare quanti inode dovrebbe avere un filesystem. Su partizioni più piccole, è consigliato aumentare il numero di inode calcolati.

Su ext2, ciò può essere fatto usando il seguente comando:

root #mkfs.ext2 -T small /dev/<dispositivo>

Su ext3 ed ext4, aggiungere l'opzione -j per abilitare il journaling:

root #mkfs.ext2 -j -T small /dev/<dispositivo>

Questa scelta generalmente quadruplica il numero di inode per un certo filesystem poiché i suoi "bytes-per-inode" anziché uno ogni 16kB diventano uno ogni 4kB. Ciò può essere ulteriormente modificato specificando la proporzione:

root #mkfs.ext2 -i <proporzione> /dev/<dispositivo>

Applicare un filesystem ad una partizione

Per creare un filesystem su una partizione o su un volume, ci sono strumenti avviabili dallo spazio utente per ogni possibile filesystem. Cliccare sul nome del filesystem nella tabella sottostante per informazioni aggiuntive su ciascun filesystem:

Filesystem Comando di creazione Sul CD minimale? Pacchetto
btrfs mkfs.btrfs sys-fs/btrfs-progs
ext2 mkfs.ext2 sys-fs/e2fsprogs
ext3 mkfs.ext3 sys-fs/e2fsprogs
ext4 mkfs.ext4 sys-fs/e2fsprogs
f2fs mkfs.f2fs sys-fs/f2fs-tools
jfs mkfs.jfs sys-fs/jfsutils
reiserfs mkfs.reiserfs sys-fs/reiserfsprogs
xfs mkfs.xfs sys-fs/xfsprogs
vfat mkfs.vfat sys-fs/dosfstools
NTFS mkfs.ntfs sys-fs/ntfs3g

Per esempio, per avere la partizione boot (/dev/sda2) in ext2 e la partizione root (/dev/sda4) in ext4 come nello schema delle partizioni d'esempio, si devono usare i seguenti comandi:

root #mkfs.ext2 /dev/sda2
root #mkfs.ext4 /dev/sda4

Ora si devono creare i filesystem sulle partizioni o i volumi logici appena creati.

Attivazione della partizione di swap

mkswap è il comando che viene usato per inizializzare la partizione di swap:

root #mkswap /dev/sda3

Per attivare la partizione di swap, usare swapon:

root #swapon /dev/sda3

Creare ed attivare lo swap con i comandi sopra menzionati.

Montaggio della partizione di root

Ora che le partizioni sono inizializzate ed ospitano un filesystem, è tempo di montare quelle partizioni. Usare il comando mount, ma non dimenticarsi di creare le directory (cartelle) di montaggio necessarie su cui montare ogni partizione creata. Nell'esempio è riportato come montare la partizione di root:

root #mount /dev/sda4 /mnt/gentoo
Nota
Se è necessario che /tmp/ risieda su una partizione separata, assicurarsi di cambiare i suoi permessi dopo averla montata:
root #chmod 1777 /mnt/gentoo/tmp
Ciò è valido anche per /var/tmp.

Più avanti nel manuale, il filesystem proc (un'interfaccia virtuale fornita dal kernel) ed altri pseudo-filesystem del kernel verranno montati. Però prima è necessario Installare i file di installazione di Gentoo.




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Installare uno stage tarball

Impostare data e ora

Prima di installare Gentoo, è buona norma assicurarsi che data ed ora siano corretti. Un orologio configurato male può portare a risultati strani: il sistema base dovrebbe essere estratto solo se data ed ora sono esatti. Infatti, dato che molti siti e servizi usano comunicazioni criptate (SSL/TLS), potrebbe essere addirittura impossibile scaricare i file di installazione se l'orologio di sistema è troppo alterato!

Verificare data e ora eseguendo il comando date:

root #date
Lun 3 Ott 13:16:22 CET 2016

Se la data/ora mostrata è sbagliata, correggerla usando uno dei seguenti metodi.

Nota
Le schede madri che non hanno un orologio a tempo reale (Real-Time Clock - RTC) andrebbero configurate per sincronizzare l'orologio di sistema con un time server. Questo vale anche per i sistemi che hanno un RTC ma la cui batteria è scarica.

Automatico

I supporti di installazione ufficiali di Gentoo includono il comando ntpd (grazie al pacchetto net-misc/ntp). I supporti ufficiali includono un file di configurazione che usa i time server di ntp.org. Usare questo metodo richiede una connessione di rete funzionante e potrebbe non essere disponibile per tutte le architetture.

Attenzione
La sincronizzazione automatica dell'ora ha un prezzo da pagare. Rivelerà l'indirizzo IP del sistema e le informazioni di rete correlate al server dell'orario (in questo caso ntp.org). Gli utenti preoccupati per la loro privacy dovrebbero essere consci di questo prima di impostare l'orologio di sistema usando il metodo sottostante.
root #ntpd -q -g

Manuale

Il comando date può essere usato anche per effettuare un'impostazione manuale dell'orologio di sistema. Usare la sintassi MMGGoommAAAA (Mese, Giorno, ora, minuti e anno).

L'orario UTC è raccomandato su tutti i sistemi Linux. Successivamente, durante l'installazione, verrà definito un fuso orario. Ciò modificherà il modo in cui viene mostrata l'ora in base all'ora locale.

Per esempio, per impostare la data sul 3 ottobre, 13:16 nell'anno 2016:

root #date 100313162016

Scegliere uno stage tarball

Multilib (32 e 64 bit)

Scegliere un tarball base per il sistema fa risparmiare una quantità considerevole di tempo lungo il processo di installazione, in particolare quando si dovrà scegliere un profilo corretto. La selezione di uno stage tarball avrà implicazioni dirette sulla configurazione del futuro sistema e può anche prevenire possibili problemi futuri. Il tarball multilib usa librerie a 64 bit ogni volta che è possibile, mentre solo per ragioni di compatibilità passa ai 32 bit. Questa è un'eccellente scelta per la maggior parte delle installazioni, dato che offre grande flessibilità per una personalizzazione futura. Per coloro che desiderano che il loro sistema sia in grado di passare facilmente da un profilo all'altro dovrebbero scegliere un tarbal multilib in relazione all'architettura del loro processore.

La maggior parte degli utenti non dovrebbe usare le opzioni 'avanzate' dei tarball; infatti queste riguardano specifiche configurazioni software o hardware.

Non multilib (64 bit puro)

Scegliere un tarball non multilib come base per il sistema offre un ambiente completamente a 64 bit. Ciò rende improbabile il passaggio ad un profilo multilib, seppur possibile. Coloro che cominciano ad usare Gentoo non dovrebbero scegliere un tarball no-multilib a meno che non sia assolutamente necessario.

Attenzione
Siate consapevoli che migrare da un sistema no-multilib ad uno multilib richiede una conoscenza di Gentoo molto collaudata, oltre ad una serie di strumenti di basso livello (ciò potrebbe far preoccupare persino i nostri sviluppatori di strumenti (toolchain)). Non è per i deboli di cuore e va oltre lo scopo di questa guida.

Scaricamento dello stage tarball

Spostarsi sulla cartella dove è stato montato il filesystem radice di Gentoo (molto probabilmente /mnt/gentoo):

root #cd /mnt/gentoo

A seconda del mezzo di installazione scelto, il solo strumento necessario per scaricare uno stage tarball è un browser Web.

Browser grafici

Coloro che usano ambienti con browser di rete completamente grafici non avranno problemi a copiare l'URL del file stage dalla sezione di download del sito principale. Semplicemente selezionare la scheda appropriata, cliccare con il tasto destro del mouse sul collegamento al file stage, poi Copiare l'indirizzo (su Firefox) o Copiare la posizione (su Chromium) per copiare l'indirizzo negli appunti, incollare poi il collegamento all'utilità wget da linea di comando così da scaricare lo stage tarball:

root #wget <URL_STAGE_INCOLLATO>

Browser a linea di comando

I lettori più tradizionali o gli utenti Gentoo di 'vecchia data', lavorando esclusivamente da linea di comando, potrebbero preferire l'uso di links, un browser senza grafica e basato sui menu. Per scaricare uno stage, navigare fino alla lista di distributori (mirror) di Gentoo come di seguito:

root #links https://www.gentoo.org/downloads/mirrors/

Per usare un proxy HTTP con links, passare l'URL con l'opzione -http-proxy:

root #links -http-proxy proxy.server.com:8080 https://www.gentoo.org/downloads/mirrors/

Oltre a links esiste anche il browser lynx. Come links, si tratta di un browser privo di grafica ma non basato sui menu.

root #lynx https://www.gentoo.org/downloads/mirrors/

Se è necessario definire un proxy, esportare le variabili http_proxy e/o ftp_proxy:

root #export http_proxy="http://proxy.server.com:port"
root #export ftp_proxy="http://proxy.server.com:port"

Nella lista dei distributori (mirror), selezionarne uno vicino. Solitamente vanno bene i mirror HTTP, ma sono disponibili anche altri protocolli. Spostarsi nella cartella releases/amd64/autobuilds/. Qui sono elencati tutti i file stage disponibili (potrebbero essere posti in sottocartelle nominate con il nome delle singole sotto architetture). Selezionarne uno e premere d per scaricarlo.

Appena lo scaricamento del file stage è completato, è possibile verificare l'integrità e validare i contenuti dello stage tarball. Coloro che lo desiderano dovrebbero leggere la successiva sezione.

Coloro che non sono interessati alla verifica e alla validazione del file stage possono chiudere il browser a linea di comando premendo q e possono proseguire alla sezione di estrazione dello stage tarball.

Verifica e validazione

Come con i CD di installazione minimali, anche ora sono disponibili file aggiuntivi per verificare e validare il file stage. Sebbene questi passi possano essere saltati, questi file sono forniti per gli utenti che tengono alla legittimità dei file da essi scaricati.

  • Un file .CONTENTS che contiene un elenco di tutti i file all'interno del tarball stage.
  • Un file .DIGESTS che contiene i checksum (somme di controllo) del file stage, in base a diversi algoritmi.
  • Un file .DIGESTS.asc che, come il file .DIGESTS, contiene i checksum del file stage secondo diversi algoritmi, ma è anche firmato crittograficamente per assicurarsi che sia fornito dal progetto Gentoo.

Usare openssl e confrontare il suo risultato con le somme di controllo fornite dal file .DIGESTS o .DIGESTS.asc.

Per esempio, per validare con il checksum SHA512:

root #openssl dgst -r -sha512 stage3-amd64-<release>.tar.bz2

Un altro modo è usare il comando sha512sum:

root #sha512sum stage3-amd64-<release>.tar.bz2

Per validare con il checksum Whirlpool:

root #openssl dgst -r -whirlpool stage3-amd64-<release>.tar.bz2

Confrontare il risultato di questi comandi con il valore registrato nei file .DIGESTS(.asc). I valori devono corrispondere, altrimenti il file scaricato potrebbe essere corrotto (oppure è corrotto il file digests).

Così come per il file ISO, è possibile verificare anche la firma crittografica del file .DIGESTS.asc usando gpg per essere sicuri che le somme di controllo non siano state manomesse:

root #gpg --verify stage3-amd64-<release>.tar.bz2.DIGESTS.asc

Estrazione dello stage tarball

Ora scompattare lo stage scaricato nel sistema. Useremo tar per procedere:

root #tar xvjpf stage3-*.tar.bz2 --xattrs --numeric-owner

Assicurarsi di usare le stesse opzioni (xvjpf e --xattrs). La x sta per Estrai, la v sta per Verboso per vedere cosa succede durante il processo di estrazione (opzionale), la j sta per Decomprimi con bzip2, la p sta per Preserva i permessi e la f indica che si vuole estrarre un File, l'input non è standard. --xattrs serve per includere gli attributi estesi memorizzati nell'archivio. Infine, --numeric-owner viene usato per assicurarsi che gli ID di utenti e gruppi dei file estratti dal tarball rimangano uguali a quelli pensati dalla squadra ingegneristica dei rilasci di Gentoo, anche per gli utenti avventurosi che non stanno usando mezzi di installazione ufficiali di Gentoo.

Una volta che il file stage è stato installato, si continui con la Configurazione delle opzioni di compilazione.

Configurazione delle opzioni di compilazione

Introduzione

Per ottimizzare Gentoo, è possibile impostare un paio di variabili che influenzeranno il comportamento di Portage, il gestore di pacchetti di Gentoo ufficialmente supportato. Tutte quelle variabili possono essere impostate come variabili d'ambiente (usando export) però l'effetto non sarà permanente. Per conservare le impostazioni, Portage legge nel file /etc/portage/make.conf, un file di configurazione di Portage.

Nota
Si può trovare un elenco commentato di tutte le variabili possibili nel file /mnt/gentoo/usr/share/portage/config/make.conf.example. Per completare un'installazione, è necessario impostare solo le variabili menzionate di seguito.

Si apra un editor (in questa guida useremo nano) per modificare le variabili di ottimizzazione che discuteremo in seguito.

root #nano -w /mnt/gentoo/etc/portage/make.conf

Dal file make.conf.example si comprende come questo debba essere strutturato: le linee commentate iniziano con "#", le altre linee definiscono le variabili usando la sintassi VARIABILE="contenuto". Molte di queste variabili sono discusse in seguito.

CFLAGS e CXXFLAGS

Le variabili CFLAGS e CXXFLAGS definiscono rispettivamente le opzioni di ottimizzazioni per i compilatori GCC C e C++. Benché siano definite in maniera generale qui, per ottenere le migliori prestazioni si dovrebbero ottimizzare quelle opzioni separatamente per ogni programma. Dato che ciascun programma è diverso. Tuttavia, ciò non è gestibile, per cui si utilizza la definizione di queste variabili (flag) nel file make.conf.

Nel file make.conf si dovrebbero definire le opzioni di ottimizzazione che renderanno il sistema indicativamente più performante possibile. Non si usino impostazioni sperimentali in questa variabile; troppe ottimizzazioni possono addirittura peggiorare il comportamento dei programmi (blocchi, o anche peggio, malfunzionamenti).

Non spiegheremo tutte le opzioni di ottimizzazione possibili. Per comprenderle tutte, si legga il Manuale GNU Online o la pagina di informazioni di gcc (info gcc - funziona solo su sistemi Linux in esecuzione). Il file make.conf.example stesso contiene tantissimi esempi ed informazioni; non si dimentichi di leggerlo.

Una prima impostazione è l'opzione -march= o -mtune=, che specifica il nome dell'architettura di destinazione. Nel file make.conf.example sono descritte le possibili opzioni (attraverso commenti). Un valore comunemente usato è native che indica al compilatore di usare come architettura di destinazione quella del sistema in uso (quella su cui gli utenti stanno installando Gentoo).

Un'altra opzione è -O (O maiuscola, non zero), che specifica la classe di ottimizzazione di gcc. Possibili classi sono s (per ottimizzare le dimensioni), 0 (zero - per non ottimizzare affatto), 1, 2 o persino 3 per ottimizzare la velocità (ogni classe ha le stesse opzioni della precedente, più alcune aggiuntive). -O2 è l'opzione predefinita raccomandata. È noto che -O3 causa problemi se usata per l'intero sistema, quindi raccomandiamo di attenersi a -O2.

Un'altra opzione di ottimizzazione popolare è -pipe (usa le pipe - passaggio dati - invece di file temporanei per la comunicazione durante i vari passi della compilazione). Non ha alcun impatto sul codice generato, ma usa più memoria. Su sistemi con poca memoria, gcc potrebbe essere interrotto. In tal caso, non si usi questa opzione.

Usare -fomit-frame-pointer (che non conserva il frame pointer nel registro per le funzioni che non se ne servono) potrebbe avere serie ripercussioni sul debug delle applicazioni.

Quando vengono definite le variabili CFLAGS e CXXFLAGS, si combinino le varie opzioni di ottimizzazione in un'unica stringa. I valori predefiniti contenuti nell'archivio stage3 scompattato dovrebbero essere abbastanza buoni. Quello di seguito è solo un esempio:

CODE Esempi delle variabili CFLAGS e CXXFLAGS
CFLAGS="-march=native -O2 -pipe"
# Usare le stesse impostazioni per ambo le variabili
CXXFLAGS="${CFLAGS}"
Tip
Benché l'articolo relativo all'ottimizzazione GCC abbia più informazioni su come le varie opzioni di compilazione possano influenzare un sistema, l'articolo CFLAGS sicure dovrebbe essere un posto più pratico per i principianti per iniziare ad ottimizzare i loro sistemi.

MAKEOPTS

La variabile MAKEOPTS definisce quante compilazioni parallele dovrebbero avvenire quando si installa un pacchetto. Una buona scelta è il numero di CPU (o core di CPU) nel sistema più uno, ma questa linea guida non è sempre perfetta.

CODE Esempio di dichiarazione di MAKEOPTS nel file make.conf
MAKEOPTS="-j2"

Pronti, attenti, via!

Aggiornare il file /mnt/gentoo/etc/portage/make.conf in base alle preferenze personali e salvarlo (gli utenti di nano devono usare Ctrl+X).

Continuare poi con l'Installazione del sistema base.




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Effettuare il chroot

Opzionale: Selezionare i mirror

File di distribuzione

Per scaricare rapidamente il codice sorgente si raccomanda di selezionare un mirror (distributore) veloce. Portage cercherà la variabile GENTOO_MIRRORS nel file make.conf ed utilizzerà i mirror lì elencati. È possibile navigare nella lista dei mirror di Gentoo e cercare un mirror (o più mirror) vicino alla posizione geografica del sistema (in quanto quelli risulteranno solitamente più veloci). Tuttavia, forniamo anche uno strumento utile chiamato mirrorselect che fornisce agli utenti una comoda interfaccia per selezionare i mirror necessari. Basta semplicemente navigare sui mirror prescelti e premere Spazio per selezionare uno o più mirror.

root #mirrorselect -i -o >> /mnt/gentoo/etc/portage/make.conf

Deposito delle ebuild di Gentoo

Un altro importante passo durante la selezione dei mirror è la configurazione dei repository (depositi) delle ebuild di Gentoo tramite il file /etc/portage/repos.conf/gentoo.conf. Questo file contiene le informazioni di sincronizzazione necessarie per aggiornare il repository dei pacchetti (la raccolta di ebuild e di file correlati contenenti tutte le informazioni di cui Portage ha bisogno per scaricare ed installare i pacchetti software).

La configurazione del repository può essere fatta in pochi semplici passi. Prima, se non esiste, creare il percorso repos.conf:

root #mkdir /mnt/gentoo/etc/portage/repos.conf

Successivamente, copiare il file di configurazione dei repository di Gentoo, fornito da Portage, nella cartella (appena creata) repos.conf:

root #cp /mnt/gentoo/usr/share/portage/config/repos.conf /mnt/gentoo/etc/portage/repos.conf/gentoo.conf

Dare un'occhiata con un editor di testo o utilizzando il comando cat. Il contenuto del file dovrebbe essere in formato .ini e somigliare a questo:

FILE /mnt/gentoo/etc/portage/repos.conf/gentoo.conf
[gentoo]
location = /usr/portage
sync-type = rsync
sync-uri = rsync://rsync.gentoo.org/gentoo-portage
auto-sync = yes

Il valore predefinito della variabile sync-uri sopra elencato comporta un posizionamento dei mirror basato sulla rotazione. Ciò ottimizzerà il carico sulla banda dell'infrastruttura di Gentoo e fornirà una soluzione di ripiego in caso uno specifico mirror risulti non in linea. Si raccomanda di mantenere l'URI predefinito a meno che non venga usato un mirror di Portage locale e privato.

Tip
Per coloro che sono interessati, le specifiche ufficiali per le API di sincronizzazione del plug-in di Portage possono essere consultate nell' Articolo sulla sincronizzazione del progetto Portage.

Copiare le informazioni del DNS

Rimane da fare ancora una cosa prima di entrare nel nuovo ambiente, ovvero copiare le informazioni del DNS nel file /etc/resolv.conf. Ciò va fatto per assicurarsi che la rete funzioni anche dopo essere entrati nel nuovo ambiente. /etc/resolv.conf contiene i name server per la rete.

Per copiare queste informazioni, si raccomanda di passare l'opzione -L al comando cp. Ciò garantisce che, se /etc/resolv.conf è un collegamento simbolico, venga copiato il file indicato dal collegamento invece del collegamento simbolico stesso. Altrimenti, nel nuovo ambiente, il collegamento simbolico punterebbe ad un file non esistente (in quanto ciò che ora indica il collegamento non sarà disponibile nel nuovo ambiente).

root #cp -L /etc/resolv.conf /mnt/gentoo/etc/

Montaggio dei fileystem necessari

A breve, la radice (root) di Linux sarà cambiata con quella della nuova ubicazione. Per essere sicuri che il nuovo ambiente funzioni correttamente, alcuni filesystem devono essere disponibili fin d'ora.

I filesystem da rendere accessibili sono:

  • /proc/ che è uno pseudo filesystem (appare come fossero file ordinari, ma in realtà è generato in tempo reale) tramite il quale il kernel Linux mostra informazioni a tutto l'ambiente
  • /sys/ che è uno pseudo filesystem, come /proc/ che una volta si pensava l'avrebbe sostituito, ed è più strutturato di /proc/
  • /dev/ è un filesystem normale, parzialmente gestito dal gestore dei dispositivi di Linux (solitamente udev), il quale contiene un file per ciascun dispositivo

Il percorso /proc/ sarà montato su /mnt/gentoo/proc/ mentre gli altri due saranno montati congiuntamente. Ciò significa che, ad esempio, /mnt/gentoo/sys/ sarà effettivamente /sys/ (è solo un secondo punto di accesso allo stesso filesystem) mentre /mnt/gentoo/proc/ è un nuovo montaggio (un'istanza per così dire) del filesystem.

root #mount -t proc /proc /mnt/gentoo/proc
root #mount --rbind /sys /mnt/gentoo/sys
root #mount --make-rslave /mnt/gentoo/sys
root #mount --rbind /dev /mnt/gentoo/dev
root #mount --make-rslave /mnt/gentoo/dev
Nota
Le operazioni --make-rslave sono necessarie per il supporto di systemd più avanti nell'installazione.
Attenzione
Quando si usano mezzi di installazione non-Gentoo, quanto detto potrebbe risultare insufficiente. Alcune distribuzioni creano un link simbolico di /dev/shm su /run/shm/ che, dopo chroot, risulta non valido. Facendo un corretto montaggio tmpfs di /dev/shm/ può risolvere questo problema:
root #test -L /dev/shm && rm /dev/shm && mkdir /dev/shm
root #mount -t tmpfs -o nosuid,nodev,noexec shm /dev/shm

Ci si assicuri anche che la modalità 1777 sia impostata

root # chmod 1777 /dev/shm

Entrare nel nuovo ambiente

Ora che tutte le partizioni sono state inizializzate e l'ambiente base installato, è tempo di entrare nel nuovo ambiente attraverso chroot. Ciò significa che la sessione cambierà la sua radice (la posizione di livello più alto alla quale si può fare accesso) da quella dell'attuale ambiente di installazione (del CD o di un altro mezzo di installazione) a quella del sistema installato (ovvero le partizioni inizializzate). Da cui il nome, change root (cambiare radice) o chroot.

Questo cambio di radice può esser fatto in tre passaggi:

  1. La posizione radice (root) è modificata da / (sul mezzo di installazione) a /mnt/gentoo/ sulle partizioni usando chroot
  2. Alcune impostazioni (quelle su /etc/profile) sono caricate nella memoria usando il comando source
  3. L'attesa comandi (prompt) primaria è modificata per ricordarci che questa sessione avviene in un ambiente chroot
root #chroot /mnt/gentoo /bin/bash
root #source /etc/profile
root #export PS1="(chroot) $PS1"

Da questo momento, tutte le azioni sono direttamente eseguite nel nuovo ambiente Gentoo Linux. Certamente si è ancora lontani dalla conclusione, per questo motivo l'installazione ha ancora alcune sezioni!

Tip
Se l'installazione di Gentoo viene interrotta in qualsiasi momento da questo punto, dovrebbe essere possibile riprenderla a partire da questo passaggio. Non c'è necessità di ripartizionare il disco nuovamente! Montare la partizione radice ed eseguire i passi qui sopra iniziando con la copia delle informazioni DNS per rientrare nell'ambiente funzionante. Questo è utile anche per correggere alcuni problemi con i bootloader (selettori di avvio). Ulteriori informazioni si possono trovare nell'articolo chroot.

Montare la partizione radice

Ora che si è dentro al nuovo ambiente, è necessario creare e montare la partizione /boot. Ciò sarà importante al momento della compilazione del kernel e dell'installazione del bootloader (selettore di avvio):

root #mkdir /boot
root #mount /dev/sda2 /boot

Configurare Portage

Installare l'istantanea di un deposito ebuild dal Web

Il prossimo passo consiste nell'installare un'istantanea del principale deposito (repository) ebuild. Questa istantanea contiene una collezione di file che informano Portage riguardo i titoli di software disponibili (per l'installazione), quali profili può selezionare l'amministratore del sistema, elementi notizia specifici su pacchetti o profili, ecc.

L'uso di emerge-webrsync è raccomandato per chi si trova dietro un firewall restrittivo (perché usa i protocolli HTTP/FTP per scaricare l'istantanea) e vuole risparmiare la banda. I lettori che non hanno restrizioni di rete o di banda possono felicemente saltare fino alla fine di questa sezione.

Questo preleverà l'ultima istantanea (la quale è rilasciata giorno per giorno) da uno dei distributori (mirror) di Gentoo e la installerà nel sistema:

root #emerge-webrsync
Nota
Durante questa operazione, emerge-webrsync potrebbe lamentarsi riguardo una posizione /usr/portage/ mancante. Questo deve essere atteso e non destare preoccupazioni - lo strumento creerà la posizione.

Da questo momento in avanti, Portage potrebbe menzionare che certi aggiornamenti è raccomandato eseguirli. Ciò avviene perché i pacchetti di sistema installati attraverso il file stage potrebbero avere delle versioni più recenti disponibili; Portage è ora a conoscenza dei nuovi pacchetti grazie all'istantanea del deposito. Gli aggiornamenti dei pacchetti possono essere ignorati in sicurezza per ora; gli aggiornamenti possono essere posticipati dopo la conclusione dell'installazione di Gentoo.

Opzionale: Aggiornare il deposito ebuild di Gentoo

È possibile aggiornare il desposito ebuild di Gentoo all'ultima versione. Il precedente comando emerge-webrsync avrà installato un'istantanea decisamente recente (solitamente delle ultime 24 ore) dunque questo passo è decisamente facoltativo.

Supponiamo siano necessari gli aggiornamenti degli ultimissimi pacchetti (fino ad 1 ora), dunque si usi emerge --sync. Questo comando userà il protocollo rsync per aggiornare al deposito ebuild di Gentoo (il quale è stato prelevato prima attraverso emerge-webrsync) al più recente stato.

root #emerge --sync

Sui terminali lenti, come alcuni framebuffer o console seriali, è raccomandato usare l'opzione --quiet per velocizzare il processo:

root #emerge --sync --quiet

Leggere gli elementi notizia

Quando il deposito ebuild di Gentoo viene sincronizzato con il sistema, Portage può avvertire l'utente con messaggi simili a questo:

CODE Portage informa l'utente della presenza di elementi notizia
 * IMPORTANTE: 2 elementi notizia devono essere letti per il deposito 'gentoo'.
 * Usare eselect news per leggere gli elementi notizia.

Gli elementi notizia sono stati creati per fornire un mezzo di comunicazione affinché i messaggi critici siano notificati agli utenti attraverso l'albero rsync. Per gestirli, usare eselect news. L'applicazione eselect è un'applicazione Gentoo che fornisce un'interfaccia di gestione comune in vista dei cambiamenti e delle operazioni di sistema. In questo caso, eselect è richiesto per usare il modulo news.

Per il modulo news, tre operazioni sono le più comuni:

  • Con list viene mostrata una panoramica degli elementi notizia disponibili.
  • Con read possono essere letti gli elementi notizia.
  • Con purge possono essere rimossi gli elementi notizia una volta che siano stati letti e non si potranno più rileggere.
root #eselect news list
root #eselect news read

Ulteriori informazioni sul lettore delle notizie (newsreader) sono presenti sulla sua pagina manuale:

root #man news.eselect

Scegliere il profilo corretto

Un profilo è un blocco da costruzione per un qualsiasi sistema Gentoo. Non solo specifica valori predefiniti per USE, CFLAGS, ed altre importanti variabili, ma blocca anche il sistema su un certo intervallo di versione di pacchetti. Queste impostazioni sono tutte mantenute dagli sviluppatori Portage di Gentoo.

È possibile vedere quale profilo sta attualmente usando il sistema con eselect, ora usare il modulo profile:

root #Elenco profili eselect
Destinazioni di link simbolici per i profili disponibili:
  [1]   default/linux/amd64/13.0 *
  [2]   default/linux/amd64/13.0/desktop
  [3]   default/linux/amd64/13.0/desktop/gnome
  [4]   default/linux/amd64/13.0/desktop/kde
Nota
La risposta del comando è solo un esempio ed evolve con il tempo.

Come si può vedere, ci sono anche sotto profili per i desktop disponibili per alcune architetture.

Dopo aver visto i profili disponibili per l'architettura amd64, gli utenti possono selezionare un profilo diverso per il sistema:

root #eselect profile set 2


No-multilib

Per avere un ambiente 64-bit puro, senza alcuna applicazione 32-bit, usare un profilo no-multilib:

root #eselect profile list
Available profile symlink targets:
  [1]   default/linux/amd64/13.0 *
  [2]   default/linux/amd64/13.0/desktop
  [3]   default/linux/amd64/13.0/desktop/gnome
  [4]   default/linux/amd64/13.0/desktop/kde
  [5]   default/linux/amd64/13.0/no-multilib

Selezionare il profilo no-multilib:

root #eselect profile set 5
root #eselect profile list
Available profile symlink targets:
  [1]   default/linux/amd64/13.0
  [2]   default/linux/amd64/13.0/desktop
  [3]   default/linux/amd64/13.0/desktop/gnome
  [4]   default/linux/amd64/13.0/desktop/kde
  [5]   default/linux/amd64/13.0/no-multilib *

systemd

Coloro che desiderano usare systemd come sistema di init dovrebbero selezionare un profilo che contenga systemd nel nome:

root #eselect profile set default/linux/amd64/13.0/systemd
root #eselect profile list
Available profile symlink targets:
  [10]  default/linux/amd64/13.0/developer
  [11]  default/linux/amd64/13.0/no-multilib
  [12]  default/linux/amd64/13.0/systemd *
  [13]  default/linux/amd64/13.0/x32
  [14]  hardened/linux/amd64
Tip
Come appena visto, i nomi completi dei profili possono essere usati al posto del valore numerico associato ai profili.


Nota
Il sotto profilo developer è dedicato ad uno sviluppatore Gentoo Linux e non va considerato come una scelta per l'utente qualsiasi.

Aggiornare il @world set

A questo punto, se il nuovo profilo di sistema è stato scelto, è saggio aggiornare il @world set (insieme mondo) del sistema così che una base possa essere stabilita per il nuovo profilo.

Il seguente passo è necessario per chi ha scelto un profilo con systemd nel titolo (dato che tutti gli stage tarball ufficiali di Gentoo usano OpenRC come sistema di init predefinito), mentre resta opzionale per gli altri profili:

root #emerge --ask --update --deep --newuse @world
Tip
Se è stato selezionato un profilo con un ambiente desktop completo, il processo potrebbe aumentare notevolmente la quantità di tempo necessaria per il processo di installazione. Coloro che hanno un tempo ristretto possono lavorare seguendo questa 'regola pratica': più corto è il nome del profilo, meno specifico sarà il @world set del sistema; meno specifico sarà il @world set del sistema, meno pacchetti saranno richiesti dal sistema. In altre parole:
  • selezionare default/linux/amd64/13.0 comporterà l'aggiornamento di veramente pochi pacchetti, mentre
  • selezionare default/linux/amd64/13.0/desktop/gnome/systemd richiederà molti pacchetti da installare, dato che il sistema di init sta cambiando da OpenRC a systemd, e le librerie dell'ambiente desktop GNOME saranno installate.

Configurare la variabile USE

La variabile USE è una delle più potenti che Gentoo offre ai suoi utenti. Numerosi programmi possono essere compilati con o senza il supporto facoltativo di certi elementi. Per esempio, alcuni programmi possono essere compilati con il supporto a GTK+ o con il supporto a Qt. Altri possono essere compilati con o senza il supporto SSL. Alcuni programmi possono essere persino compilati con il supporto al framebuffer (svgalib) anziché il supporto a X11 (X-server).

La maggior parte delle distribuzioni compila i pacchetti con il supporto per più cose possibili, aumentando la dimensione dei programmi ed i tempi di avvio, per non menzionare l'enorme quantità di dipendenze. Con Gentoo gli utenti possono definire con quali opzioni un pacchetto dovrebbe essere compilato. Qui entra in gioco USE.

Nella variabile USE gli utenti definiscono le parole chiave che saranno mappate come opzioni di compilazione. Per esempio, ssl compilerà con il supporto SSL nei programmi che lo supportano. -X rimuoverà il supporto al server X (notare il meno di fronte al simbolo). gnome gtk -kde -qt4 -qt5 compilerà i programmi con il supporto GNOME (e GTK+) e non con il supporto KDE (e Qt), rendendo il sistema interamente modificato per GNOME (se l'architettura lo supporta).

Le impostazioni predefinite per USE si trovano nei file make.defaults del profilo Gentoo usato per il sistema. Gentoo usa un (complesso) sistema di eredità per i suoi profili, nel quale non scaveremo a fondo in questo stadio. Il modo più facile per controllare le attuali impostazioni attive per USE è eseguire emerge --info e selezionare la linea che inizia con USE:

root #emerge --info | grep ^USE
USE="X acl alsa amd64 berkdb bindist bzip2 cli cracklib crypt cxx dri ..."
Nota
L'esempio soprastante è stato troncato, l'elenco effettivo dei valori di USE è molto, molto più grande.

Una descrizione completa sulle opzioni disponibili per USE può essere trovata nel sistema su /usr/portage/profiles/use.desc.

root #less /usr/portage/profiles/use.desc

Dentro il comando less, si può scorrere il testo usando i tasti e , ed uscire premendo q.

Come esempio mostriamo un'impostazione di USE per un sistema basato su KDE con supporto DVD, ALSA e scrittura CD:

root #nano -w /etc/portage/make.conf
FILE /etc/portage/make.confAbilitare USE per un sistema basato su KDE con il supporto DVD, ALSA e scrittura CD
USE="-gtk -gnome qt4 qt5 kde dvd alsa cdr"

Quando USE viene definita in /etc/portage/make.conf essa aggiunge (o rimuove se l'opzione USE inizia con il segno -) opzioni dall'elenco predefinito. Gli utenti che vogliono ignorare qualsiasi impostazione predefinita di USE e gestirla completamente da soli devono far cominciare la definizione di USE in make.conf con -*:

FILE /etc/portage/make.confIgnorando le opzioni predefinite di USE
USE="-* X acl alsa"
Attenzione
Sebbene sia possibile, l'opzione -* (vista nell'esempio precedente) è sconsigliata poiché le impostazioni predefinite accuratamente scelte per USE possono essere configurate in alcuni ebuild per prevenire conflitti ed altri errori.

Optional: Using systemd as the init system

The remainder of the Gentoo Handbook focuses on OpenRC (the traditional Gentoo init system) as the default init system. If systemd is desired or if the reader will be installing GNOME 3.8 and later (which requires systemd), please consult the systemd article. It contains instructions equivalent to the instructions in the following sections of this Handbook. Specifically, it will walk the reader through various init system commands (systemctl) and systemd-specific services (such as timedatectl, hostnamectl, etc.) needed to establish a working systemd environment.

Note
Certain applications are heavily dependent on the GNOME software ecosystem and subsequently dependent on systemd. Readers who are unsure if the GNOME desktop environment will be used can migrate to a systemd profile later.

Ora locale

Scegliere l'ora locale per il sistema. Cercare le ore locali disponibili su /usr/share/zoneinfo/, poi la si scriva nel file /etc/timezone.

root #ls /usr/share/zoneinfo

Supposto che la scelta dell'ora locale sia Europe/Brussels:

root #echo "Europe/Brussels" > /etc/timezone

Si evitino le ore locali /usr/share/zoneinfo/Etc/GMT* poiché i loro nomi non indicano le aree attese. Per esempio, GMT-8 è di fatto GMT+8.

Poi, riconfigurare il pacchetto sys-libs/timezone-data, il quale aggiornerà il file /etc/localtime per noi, basato sugli inserimenti di /etc/timezone. Il file /etc/localtime è usato dalla libreria C del sistema per conoscere in quale ora locale il sistema si trova.

root #emerge --config sys-libs/timezone-data

Configurare le lingue

La maggior parte degli utenti usa solo una o due lingue nel proprio sistema.

Le lingue non specificano solamente la lingua che l'utente userà per interagire con il proprio sistema, ma anche le regole per ordinare le stringhe, mostrare le date e gli orari, ecc.

Le lingue che un sistema dovrebbe supportare andrebbero menzionate nel file /etc/locale.gen.

root #nano -w /etc/locale.gen

Le lingue seguenti sono un esempio per avere sia l'inglese (Stati Uniti) sia il tedesco (Germania) con i formati di carattere corrispondenti (per esempio UTF-8).

FILE /etc/locale.genAbilitare le lingue US e DE con i formati dei caratteri appropriati
en_US ISO-8859-1
en_US.UTF-8 UTF-8
de_DE ISO-8859-1
de_DE.UTF-8 UTF-8
Attenzione
Raccomandiamo fortemente di usare almeno una lingua UTF-8 poiché alcune applicazioni possono richiederla.

Il passo successivo è eseguire locale-gen. Esso genererà tutti i valori locali specificati nel file /etc/locale.gen.

root #locale-gen

Per verificare che i valori locali selezionati sono ora disponibili, eseguire locale -a.

Fatto ciò, si passa ad impostare le opzioni locali per tutto il sistema. Nuovamente si userà eselect, questa volta con il modulo locale.

Con eselect locale list vengono mostrate le opzioni disponibili:

root #eselect locale list
Opzioni disponibili per la variabile LANG:
  [1] C
  [2] POSIX
  [3] en_US
  [4] en_US.iso88591
  [5] en_US.utf8
  [6] de_DE
  [7] de_DE.iso88591
  [8] de_DE.iso885915
  [9] de_DE.utf8
  [ ] (free form)

Con eselect locale set VALUE si possono impostare i valori locali corretti:

root #eselect locale set 9

Manualmente, ciò può essere fatto intervenendo sul file /etc/env.d/02locale:

FILE /etc/env.d/02localeImpostare manualmente le definizioni dei valori locali del sistema
LANG="de_DE.UTF-8"
LC_COLLATE="C"

Assicurarsi che un insieme di valori locali sia impostato, altrimenti il sistema presenterà avvertimenti ed errori durante la costruzione del kernel e dello sviluppo di altri software più avanti nell'installazione.

Ora ricaricare l'ambiente:

root #env-update && source /etc/profile && export PS1="(chroot) $PS1"

Abbiamo realizzato una completa Guida alla localizzazione per aiutare gli utenti lungo questo processo. Un altro interessante articolo è la guida UTF-8 per informazioni molto specifiche su come abilitare UTF-8 nel sistema.




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Installare i sorgenti

Il nucleo su cui tutte le distribuzioni si basano è il kernel Linux, che fa da intermediario tra i programmi dell'utente ed il sistema fisico (hardware). Gentoo offre ai suoi utenti numerosi possibili sorgenti per il kernel. Una lista completa con descrizioni è disponibile alla pagina panoramica sui kernel.

Per sistemi basati su amd64 Gentoo raccomanda il pacchetto sys-kernel/gentoo-sources.

Scegliere un sorgente kernel appropriato ed installarlo usando emerge:

root #emerge --ask sys-kernel/gentoo-sources

Questo comando installerà i sorgenti del kernel Linux in /usr/src/ in cui un collegamento simbolico chiamato linux punterà ai sorgenti appena installati:

root #ls -l /usr/src/linux
lrwxrwxrwx    1 root   root    12 Oct 13 11:04 /usr/src/linux -> linux-3.16.5-gentoo

Adesso è ora di configurare e compilare i sorgenti del kernel. Ci sono due approcci per farlo:

  1. Il kernel sarà configurato e compilato manualmente.
  2. Un programma di nome genkernel sarà usato per compilare ed installare il kernel automaticamente.

La configurazione predefinita è quella manuale poiché è il modo migliore di ottimizzare l'ambiente di sistema.

Predefinito: Configurazione manuale

Introduzione

Manually configuring a kernel is often seen as the most difficult procedure a Linux user ever has to perform. Nothing is less true - after configuring a couple of kernels no-one even remembers that it was difficult ;)

Comunque, una cosa è vera: è di vitale importanza conoscere il sistema quando si configura il kernel manualmente. La maggior parte delle informazioni si possono raccogliere installando sys-apps/pciutils che contiene il comando lspci:

root #emerge --ask sys-apps/pciutils
Nota
Dentro la chroot (radice cambiata), si possono ignorare con sicurezza gli avvisi pcilib (come pcilib: cannot open /sys/bus/pci/devices) che lspci potrebbere tirar fuori.

Un'altra fonte di informazioni è lsmod per vedere quali moduli del kernel il CD di installazione usa, poiché ciò potrebbe dare buone idee su cosa abilitare.

Adesso bisogna spostarsi nella directory del sorgente del kernel ed eseguire make menuconfig. Questo farà apparire il menù di configurazione.

root #cd /usr/src/linux
root #make menuconfig

La configurazione del kernel Linux ha molte, molte sezioni. Per prima cosa saranno elencate le opzioni che devono essere attivate (altrimenti Gentoo non funzionerà, o non funzionerà correttamente senza modifiche aggiuntive). Esiste anche una guida alla configurazione del kernel Gentoo nel wiki di Gentoo che potrebbe aiutare ulteriormente.

Abilitare le opzioni richieste

Assicurarsi che ogni driver vitale per l'avvio del sistema (come un controller SCSI, ecc.) sia compilato nel kernel e non come modulo, altrimenti il sistema non sarà in grado di avviarsi completamente.

Proseguire selezionando l'esatto tipo di processore. È anche raccomandato abilitare le funzionalità MCE (se disponibili) così che gli utenti possano ricevere notifiche su eventuali problemi hardware. Su alcune architetture (come x86_64), questi errori non sono scritti su dmesg, ma su /dev/mcelog. Ciò richiede il pacchetto app-admin/mcelog.

Selezionare anche Maintain a devtmpfs file system to mount at /dev (Mantenere un file system devtmpfs da montare su /dev) così che i file dei dispositivi critici siano già presenti durante il processo di avvio (CONFIG_DEVTMPFS e CONFIG_DEVTMPFS_MOUNT):

KERNEL Abilitare il supporto a devtmpfs
Device Drivers --->
  Generic Driver Options --->
    [*] Maintain a devtmpfs filesystem to mount at /dev
    [ ]   Automount devtmpfs at /dev, after the kernel mounted the rootfs

Verificare che il supporto dischi SCSI sia stato attivato (CONFIG_BLK_DEV_SD):

KERNEL Abilitare il supporto dischi SCSI
Device Drivers --->
   SCSI device support  --->
      <*> SCSI disk support

Adesso andare su File Systems e selezionare il supporto ai file system desiderati. Non si compili il file system usato per la radice (root) come modulo, altrimenti Gentoo non sarà in grado di montare questa partizione. Selezionare anche Virtual memory e /proc file system. Selezionare una o più delle seguenti opzioni come richiesto dal sistema (CONFIG_EXT2_FS, CONFIG_EXT3_FS, CONFIG_EXT4_FS, CONFIG_MSDOS_FS, CONFIG_VFAT_FS, CONFIG_PROC_FS, e CONFIG_TMPFS):

KERNEL Selezionare i file system necessari
File systems --->
  <*> Second extended fs support
  <*> The Extended 3 (ext3) filesystem
  <*> The Extended 4 (ext4) filesystem
  <*> Reiserfs support
  <*> JFS filesystem support
  <*> XFS filesystem support
  <*> Btrfs filesystem support
  DOS/FAT/NT Filesystems  --->
    <*> MSDOS fs support
    <*> VFAT (Windows-95) fs support
 
Pseudo Filesystems --->
    [*] /proc file system support
    [*] Tmpfs virtual memory file system support (former shm fs)

Se PPPoE è usato per connettersi ad Internet, o un modem dial-up, allora abilitare le seguenti opzioni (CONFIG_PPP, CONFIG_PPP_ASYNC, e CONFIG_PPP_SYNC_TTY):

KERNEL Selezionare i driver necessari per PPPoE
Device Drivers --->
  Network device support --->
    <*> PPP (point-to-point protocol) support
    <*>   PPP support for async serial ports
    <*>   PPP support for sync tty ports

Le due opzioni di compressione non causaranno danni, ma non sono assolutamente necessarie, né lo è l'opzione PPP attraverso Ethernet, che potrebbe essere utilizzata solo da ppp quando configurata per eseguire PPPoE in modalità kernel.

Non si dimentichi di includere il supporto nel kernel per le schede di rete (Ethernet o wireless).

La maggior parte dei sistemi dispone di più core, quindi è importante attivare Symmetric multi-processing support (CONFIG_SMP):

KERNEL Abilitare il supporto SMP
Processor type and features  --->
  [*] Symmetric multi-processing support
Nota
Nei sistemi multi-core, ogni core conta come un processore.

Se verranno utilizzati dispositivi di input USB (come tastiera o mouse) o altri dispositivi USB, non si dimentichi di abilitare anche quelli (CONFIG_HID_GENERIC e CONFIG_USB_HID, CONFIG_USB_SUPPORT, CONFIG_USB_XHCI_HCD, CONFIG_USB_EHCI_HCD, CONFIG_USB_OHCI_HCD):

KERNEL Abilitare supporto USB per dispositivi di input
Device Drivers --->
  HID support  --->
    -*- HID bus support
    <*>   Generic HID driver
    [*]   Battery level reporting for HID devices
      USB HID support  --->
        <*> USB HID transport layer
  [*] USB support  --->
    <*>     xHCI HCD (USB 3.0) support
    <*>     EHCI HCD (USB 2.0) support
    <*>     OHCI HCD (USB 1.1) support


Configurazioni del kernel specifiche per architettura

Assicurarsi di selezionare Emulazione IA32 se i programmi a 32 bit devono essere supportati (CONFIG_IA32_EMULATION). Gentoo intallerà un sistema multilib (sistema misto a 32 e 64 bit) per impostazione predefinita. Quindi, a meno che un profilo no-multilib sia stato scelto, questa opzione è richiesta.

KERNEL Selezionare il tipo di processore e le sue caratteristiche
Processor type and features  --->
   [ ] Machine Check / overheating reporting 
   [ ]   Intel MCE Features
   [ ]   AMD MCE Features
  Processor family (AMD-Opteron/Athlon64)  --->
    ( ) Opteron/Athlon64/Hammer/K8
    ( ) Intel P4 / older Netburst based Xeon
    ( ) Core 2/newer Xeon
    ( ) Intel Atom
    ( ) Generic-x86-64
Executable file formats / Emulations  --->
   [*] IA32 Emulation

Abilitare il supporto alle tabelle di partizione GPT se ciò era stato precedentemente usato per partizionare il disco (CONFIG_PARTITION_ADVANCED e CONFIG_EFI_PARTITION):

KERNEL Abilitare il supporto a GPT
-*- Enable the block layer --->
   Partition Types --->
      [*] Advanced partition selection
      [*] EFI GUID Partition support

Abilitare il supporto ad EFI stub ed alle variabili EFI nel kernel Linux se UEFI viene usato per avviare il sistema (CONFIG_EFI, CONFIG_EFI_STUB, CONFIG_EFI_MIXED, e CONFIG_EFI_VARS):

KERNEL Abilitare il supporto a UEFI
Processor type and features  --->
    [*] EFI runtime service support 
    [*]   EFI stub support
    [*]     EFI mixed-mode support
 
Firmware Drivers  --->
    EFI (Extensible Firmware Interface) Support  --->
        <*> EFI Variable Support via sysfs

Compilare e installare

Ora che la configurazione è completata, è il momento di compilare e installare il kernel. Uscire dalla configurazione ed avviare il processo di compilazione:

root #make && make modules_install
Nota
È possibile abilitare la compilazione parallela usando make -jX, dove X è un numero intero pari alle attività parallele che il processo di compilazione è abilitato a far girare. Le istruzioni sono similie a quelle usate precedentemente per /etc/portage/make.conf, con la variabile MAKEOPTS.

Quando il kernel ha terminato la compilazione, copiare l'immagine del kernel dentro /boot/. L'operazione viene gestita dal comando make install:

root #make install

Questo comando copierà l'immagine del kernel dentro /boot/ insieme al file System.map ed al file di configurazione del kernel.


Opzionale: Creare un'immagine initramfs

In alcuni casi è necessario costruire un initramfs - un file system iniziale basato sulla RAM. Il motivo più frequente per esso è quando posizioni di importanti file system (come /usr/ o /var/) sono su partizioni separate. Con un initramfs, queste partizioni possono essere montate usando gli strumenti disponibili all'interno di initramfs.

Senza un initramfs, c'è un alto rischio che il sistema non si avvii correttamente, in quanto gli strumenti che sono responsabili del montaggio dei file system hanno bisogno di informazioni che risiedono sui file system stessi. Un initramfs caricherà i file necessari in un archivio che sarà usato subito appena il kernel si avvia, ma prima che il controllo passi allo strumento di init. Gli script sull'initramfs faranno sì che le partizioni siano montate correttamente prima che il sistema prosegua il suo avvio.

Per installare un'immagine initramfs, installare prima sys-kernel/genkernel, poi fargli generare un'immagine initramfs:

root #emerge --ask sys-kernel/genkernel
root #genkernel --install initramfs

Per abilitare un supporto specifico nell'initramfs, per esempio LVM o RAID, aggiungere le opzioni appropriate a genkernel. Consultare genkernel --help per ulteriori informazioni. Nell'esempio successivo, viene abilitato il supporto per LVM e software RAID (mdadm):

root #genkernel --lvm --mdadm --install initramfs

L'initramfs verrà conservato dentro /boot/. Il file risultante può essere trovato elencando semplicemente i file che iniziano con initramfs:

root #ls /boot/initramfs*

Adesso si continui con i Moduli del kernel.

Alternativa: Usare genkernel

Se la configurazione manuale risulta troppo difficoltosa, allora è raccomandato usare genkernel. Esso configurerà e costruirà il kernel in modo automatico.

genkernel configura un kernel in modo pressoché identico al kernel configurato per il CD di installazione. Ciò significa che quando viene usato genkernel per costruire il kernel, il sistema generalmente rileverà tutto l'hardware durante l'avvio, proprio come fa il CD di installazione. Poiché genkernel non richiede alcuna configurazione manuale del kernel, risulta una soluzione ideale per gli utenti che non si sentono sicuri di compilare da sé il proprio kernel.

Vediamo ora come usare genkernel. Prima di tutto, installare sys-kernel/genkernel:

root #emerge --ask sys-kernel/genkernel

Poi, modificare il file /etc/fstab in modo tale che la linea, contenente /boot/ nel secondo campo, nel primo campo punti al dispositivo corretto. Se si segue l'esempio di partizionamento del manuale, allora questo dispositivo sarà probabilmente /dev/sda2 con un filesystem ext2. Ciò significa che l'inserimento nel file dovrebbe essere simile a quanto segue:

root #nano -w /etc/fstab
FILE /etc/fstabConfigurazione del punto di montaggio di /boot
/dev/sda2	/boot	ext2	defaults	0 2
Nota
Più avanti nell'installazione di Gentoo, /etc/fstab verrà nuovamente configurato. L'impostazione di /boot è necessaria ora poiché l'applicazione genkernel legge ora in questa configurazione.

Ora, compilare i sorgenti del kernel eseguendo genkernel all. Attenzione, genkernel compila un kernel che supporta quasi tutto l'hardware possibile, questa compilazione richiederà molto tempo prima di arrivare alla fine!

Nota
Se la partizione di boot non usa ext2 o ext3 come filesystem potrebbe essere necessario configurare manualmente il kernel usando genkernel --menuconfig all e aggiungere il supporto a questo tipo particolare di filesystem nel kernel (ovvero, non come modulo). Gli utenti di LVM2 dovranno probabilmente aggiungere anche --lvm come argomento.
root #genkernel all

Quando genkernel conclude, vengono creati un kernel, un insieme completo di moduli e un disco RAM iniziale (initramfs). Useremo il kernel e l'initrd per configurare un boot loader più avanti in questo documento. Annotarsi i nomi del kernel e dell'initrd, in quanto queste informazioni verranno usate quando verrà modificato il file di configurazione del boot loader. L'initrd verrà avviato immediatamente dopo che il processo di avvio avrà effettuato l'autorilevamento dell'hardware (proprio come fa il CD di installazione) prima che il sistema "reale" si avvii.

root #ls /boot/kernel* /boot/initramfs*

Moduli del kernel

Configurazione dei moduli

Elencare i moduli, che serve caricare automaticamente, su /etc/conf.d/modules. Anche le opzioni extra possono essere aggiunte ai moduli se necessario.

Per visualizzare tutti i moduli disponibili, eseguire il seguente comando find. Non dimenticarsi di sostituire "<versione del kernel>" con la versione del kernel appena compilata:

root #find /lib/modules/<versione del kernel>/ -type f -iname '*.o' -or -iname '*.ko' | less

Per esempio, per caricare automaticamente il modulo 3c59x.ko (che è il driver per una famiglia specifica di schede di rete 3Com), modificare il file /etc/conf.d/modules ed inserirvi il nome del modulo.

root #nano -w /etc/conf.d/modules
modules="3c59x"

Continuare l'installazione con la Configurazione del sistema.

Opzionale: Installare il firmware

Alcuni driver richiedono firmware addizionali da installare nel sistema affinché funzioni. Questo caso riguarda spesso le interfacce di rete, specialmente le interfacce di rete wireless. La maggior parte dei firmware si trovano su sys-kernel/linux-firmware:

root #emerge --ask sys-kernel/linux-firmware




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Informazioni sul file system

Riguardo fstab

Su Linux, tutte le partizioni usate dal sistema devono essere elencate in /etc/fstab. Questo file contiene i punti di montaggio di quelle partizioni (cioè dove esse verranno viste rispetto alla struttura del file system), come dovranno essere montate e con quali opzioni speciali (automaticamente o meno, se gli utenti potranno montarle o meno, ecc.).

Creare il file fstab

Il file /etc/fstab usa una sintassi stile tabella. Ogni linea consiste in sei campi, separati da uno spazio bianco (uno o più spazi, tabulazioni, o un misto). Ogni campo ha il suo specifico significato:

  1. Il primo campo mostra il dispositivo a blocchi speciale o il file system in remoto che deve essere montato. Svariati tipi di identificatori di dispositivi sono disponibili per i nodi dei dispositivi a blocchi speciali, etichette di file system e UUID, ed etichette di partizioni e UUID.
  2. Il secondo campo mostra il punto di montaggio sul quale la partizione andrebbe montata.
  3. Il terzo campo mostra il file system usato dalla partizione
  4. Il quarto campo mostra le opzioni di montaggio usate da mount quando si vuole montare la partizione. Siccome ogni file system ha le sue opzioni di montaggio, gli utenti sono incoraggiati a leggere la pagina del manuale di mount (man mount) per averne una lista completa. Opzioni multiple di montaggio vanno separate con una virgola.
  5. Il quinto campo è usato da dump (copia del contenuto della memoria) per determinare se la partizione necessità di ricevere un dump oppure no. Questo valore viene generalmente lasciato a 0 (zero).
  6. Il sesto campo è usato da fsck per determinare l'ordine in cui i file system dovrebbero essere controllati quando il sistema non si arresta correttamente. Il file system radice (root) dovrebbe avere 1 mentre i rimanenti dovrebbero avere 2 (oppure 0 se il controllo del file system non è necessario).
Importante
Il file predefinito /etc/fstab fornito da Gentoo non è un file fstab valido, però offre più di un modello soltanto.
root #nano -w /etc/fstab

Nella parte rimanente del testo, useremo i file /dev/sd* per i dispositivi a blocchi delle partizioni.

Etichette dei file system e UUID

Sia MBR (BIOS) che GPT includono il supporto per le etichette e gli UUID dei file system. Questi attributi possono essere definiti in /etc/fstab come alternative per il comando mount da usare quando si tenta di trovare e montare i dispositivi a blocchi. Le etichette e gli UUID dei file system sono identificati dai prefissi LABEL e UUID e possono essere visionati con il comando blkid:

root #blkid
Attenzione
Se il file system dentro la partizione viene eliminato, allora i valori delle etichette e degli UUID del file system saranno conseguentemente alterati o rimossi.

Per via della sua unicità, si raccomanda ai lettori, che stanno usando una tabella delle partizioni stile MBR, di usare gli UUID anziché le etichette per definire i volumi da montare nel file /etc/fstab.

Etichette e UUID delle partizioni

Gli utenti che hanno scelto la strada GPT hanno un paio di 'robuste' opzioni disponibili per definire le partizioni su /etc/fstab. Le etichette e gli UUID delle partizioni possono essere usate per identificare le o la partizione individuale del dispositivo a blocchi, senza badare a quale file system è stato scelto per la partizione stessa. Le etichette e gli UUID sono identificati rispettivamente dai prefissi PARTLABEL e PARTUUID e possono essere comodamente visionati da terminale con il comando blkid:

root #blkid

Mentre non sempre è vero per le etichette delle partizioni, usando un UUID per identificare una partizione su fstab fornisce una garanzia che l'avviatore non farà confusione quando ricercherà un certo volume, persino quando il file system dovesse cambiare in futuro. Usare i percorsi per i dispositivi a blocchi predefiniti (/dev/sd*N) per definire le partizioni su fstab è rischioso per i sistemi che vengono riavviati spesso ed hanno dispositivi a blocchi SATA che vengono aggiunti e rimossi regolarmente.

La denominazione dei percorsi dei dispositivi a blocchi dipende da un certo numero di fattori, incluso come ed in quale ordine i dischi sono attaccati al sistema. Essi potrebbero anche apparire in un ordine differente in base a quali dispositivi vengono rilevati prima dal kernel durante la prima fase del processo di avvio. Premesso ciò, a meno che uno non intenda avere continuamente a che fare con l'ordinamento dei dischi, usare i percorsi predefiniti per i dispositivi a blocchi è un approccio semplice e diretto.


Diamo un'occhiata a come scrivere le opzioni per la partizione /boot/. Questo è solo un esempio e dovrebbe essere modificato in accordo alle decisioni di partizionamento prese all'inizio dell'installazione. Nel nostro esempio di partizionamento per amd64, /boot/ è solitamente la partizione /dev/sda2, con file system ext2. Esso necessita di essere controllato durante l'avvio, dunque dovremmo scrivere:

FILE /etc/fstabUn esempio per la linea di /boot su /etc/fstab
/dev/sda2   /boot     ext2    defaults        0 2

Alcuni utenti non vogliono che la loro partizione /boot/ sia montata automaticamente per migliorare la sicurezza del loro sistema. Tali utenti dovrebbero sostituire defaults con noauto. Ciò fa sì che questi utenti dovranno montare manualmente la partizione ogni volta che desiderino usarla.

Aggiungere regole che corrispondano al precedente schema di partizionamento deciso ed aggiungere regole per i dispositivi come i lettori CD-ROM e, certamente, per ogni altra partizione o lettore (drive) in uso.

Sotto c'è un esempio molto più elaborato del file /etc/fstab:


FILE /etc/fstabUn esempio completo per /etc/fstab
/dev/sda2   /boot        ext2    defaults,noatime     0 2
/dev/sda3   none         swap    sw                   0 0
/dev/sda4   /            ext4    noatime              0 1
  
/dev/cdrom  /mnt/cdrom   auto    noauto,user          0 0

Quando si usa nel terzo campo auto, lascia che il comando mount indovini quale file system ci sia. Questo è raccomandato per i supporti removibili in quanto possono essere creati con uno tra tanti file system. L'opzione user nel quarto campo rende possibile ad un utente non-root (non amministratore o "radice") montare il CD.

Per migliorare le prestazioni, la maggior parte degli utenti vorrebbe aggiungere l'opzione di montaggio noatime, che porta ad un sistema più veloce poiché i tempi di accesso non sono registrati (i quali comunque generalmente non servono). Questo è persino raccomandato per gli utenti con drive allo stato solido (SSD), che dovrebbero abilitare anche l'opzione di montaggio discard (solo con ext4 e btrfs per ora), il quale fa funzionare il comando TRIM.

Controllare due volte il file /etc/fstab, salvare ed uscire per continuare.

Informazioni di rete

Informazioni host e dominio

Una delle scelte che l'utente deve compiere è dare un nome al suo PC. Questo sembra piuttosto facile, ma molti utenti hanno difficoltà a trovare il nome appropriato per il proprio PC Linux. Per velocizzare le cose, si sappia che la decisione non è definitiva - può essere cambiata in seguito. Nell'esempio sottostante il nome host tux è stato usato all'interno del dominio homenetwork (rete di casa).

root #nano -w /etc/conf.d/hostname
# Set the hostname variable to the selected host name (Imposta la variabile hostname con il nome dell'host scelto)
hostname="tux"

Secondo, se un nome dominio è necessario, impostarlo su /etc/conf.d/net. Ciò è necessario solo se l'ISP o l'amministratore di rete chiede questo, oppure se la rete ha un server DNS, ma non un server DHCP. Non ci si deve preoccupare del DNS o dei nomi di dominio se il sistema usa DHCP per un'allocazione degli indirizzi IP dinamica e per la configurazione della rete.

Nota
Il file /etc/conf.d/net non esiste in via predefinita, quindi è necessario crearlo.
root #nano -w /etc/conf.d/net
# Set the dns_domain_lo variable to the selected domain name (Imposta la variabile dns_domain_lo con il nome di dominio scelto)
dns_domain_lo="homenetwork"
Nota
Se nessun nome dominio è impostato, allora gli utenti saranno informati con messaggi "Questo è un nome host. (none)" sulla schermata di accesso. Ciò andrebbe poi corretto modificando /etc/issue e cancellando la stringa .\O da quel file.

Se un dominio NIS è necessario (gli utenti che non sanno se lo sia allora non ne hanno bisogno), si definisca anche questo:

root #nano -w /etc/conf.d/net
# Set the nis_domain_lo variable to the selected NIS domain name (Impostare la variabile nis_domain_lo per il nome di dominio NIS selezionato)
nis_domain_lo="my-nisdomain"
Nota
Per maggiori informazioni sulla configurazione di DNS e NIS, leggere gli esempi forniti su /usr/share/doc/netifrc-*/net.example.bz2 che si possono consultare con bzless. Inoltre, potrebbe interessare l'installazione di net-dns/openresolv come aiuto nel gestire l'impostazione DNS/NIS.

Configurare la rete

Durante l'installazione di Gentoo Linux, la rete per lavorare era già configurata. Comunque, ciò valeva per il CD di installazione stesso e non per l'ambiente installato. Adesso, la configurazione di rete è stata fatta per il sistema Gentoo Linux installato.

Nota
Informazioni più dettagliate sul lavoro di rete, inclusi argomenti avanzati come collegamenti, ponti, VLAN 802.1Q o reti wireless sono trattati nella sezione della Configurazione delle reti su Gentoo.

Tutte le informazioni di rete sono raccolte su /etc/conf.d/net. La sintassi è lineare ma forse non ancora intuitiva. Ma niente paura, ogni cosa sarà spiegata di seguito. Un esempio completamente commentato che copre molte diverse configurazioni è disponibile in /usr/share/doc/netifrc-*/net.example.bz2.

Prima installare net-misc/netifrc:

root #emerge --ask --noreplace net-misc/netifrc

DHCP è usato in modo predefinito. Affinché DHCP funzioni, è necessario installare un client DHCP. Ciò viene descritto più avanti negli Strumenti di sistema necessari per l'installazione.

Se la connessione di rete necessita di essere configurata a causa di opzioni specifiche per DHCP o perché DHCP non è usato affatto, allora si apra /etc/conf.d/net:

root #nano -w /etc/conf.d/net

Impostare sia config_eth0 che routes_eth0 per inserire le informazioni sull'indirizzo IP e sull'instradamento.

Nota
Si presume che l'interfaccia di rete sia chiamata eth0. Comunque, ciò dipende strettamente dal sistema. È raccomandato assumere che l'interfaccia sia nominata con il nome dell'interfaccia presente all'avvio del mezzo di installazione, considerando che il mezzo di installazione sia abbastanza recente. Maggiori informazioni si possono trovare su Denominazione delle interfacce di rete.
FILE /etc/conf.d/netDefinizione di un IP statico
config_eth0="192.168.0.2 netmask 255.255.255.0 brd 192.168.0.255"
routes_eth0="default via 192.168.0.1"

Per usare DHCP, definire config_eth0:

FILE /etc/conf.d/netDefinizione di DHCP
config_eth0="dhcp"

Si legga /usr/share/doc/netifrc-*/net.example.bz2 per un elenco completo delle opzioni disponibili. Assicurarsi di controllare bene anche la pagina man (manuale) del client DHCP se è necessario impostare opzioni specifiche per DHCP.

Se il sistema ha svariate interfacce di rete, allora ripetere i passi precedenti per config_eth1, config_eth2, ecc.

Adesso salvare la configurazione ed uscire per proseguire.

Avvio automatico dei servizi di rete

Per avere le interfacce di rete attive all'avvio, esse vanno aggiunte al runlevel (livello di esecuzione) predefinito.

root #cd /etc/init.d
root #ln -s net.lo net.eth0
root #rc-update add net.eth0 default

Se il sistema ha diverse interfacce di rete, allora gli appropriati file net.* devono essere creati come è stato fatto con net.eth0.

Se dopo aver avviato il sistema, risulta che il nome assunto per l'interfaccia di rete (attualmente nella documentazione come eth0) era sbagliato, allora si eseguano i seguenti passaggi per correggerlo:

  1. Aggiornare il file /etc/conf.d/net con il nome di interfaccia corretto (per esempio enp3s0 anziché eth0).
  2. Creare un nuovo link simbolico (esempio /etc/init.d/net.enp3s0).
  3. Rimuovere il vecchio link simbolico (rm /etc/init.d/net.eth0).
  4. Aggiungere quello nuovo al runlevel (livello di esecuzione) predefinito.
  5. Rimuovere quello vecchio con rc-update del net.eth0 default.

Il file degli host

Si passa ad informare Linux riguardo l'ambiente di rete. Questo è definito su /etc/hosts ed aiuta a risolvere i nomi host permettendo di ottenere gli indirizzi IP per gli host che non sono risolti dal nameserver (server dei nomi).

root #nano -w /etc/hosts
FILE /etc/hostsCompilazione delle informazioni di rete
# This defines the current system and must be set
# Questo definisce il sistema stesso e deve essere impostato
127.0.0.1     tux.homenetwork tux localhost
  
# Optional definition of extra systems on the network
# Definizione opzionale per sistema extra sulla rete
192.168.0.5   jenny.homenetwork jenny
192.168.0.6   benny.homenetwork benny

Salvare ed uscire dall'editor per continuare.

Opzionale: Far funzionare PCMCIA

Gli utenti con PCMCIA dovrebbero installare ora il pacchetto sys-apps/pcmciautils.

root #emerge --ask sys-apps/pcmciautils

Informazioni di sistema

Password root

Impostare la password per root (radice) usando il comando passwd.

root #passwd

L'account Linux root è un account con tutti i poteri, dunque si scelga una password robusta. In seguito, verranno creati degli account aggiuntivi per le operazioni quotidiane degli utenti ordinari.

Configurazione init e all'avvio

Gentoo (almeno quando si usa OpenRC) usa /etc/rc.conf per configurare i servizi, la partenza, e lo spegnimento del sistema. Aprire /etc/rc.conf e divertirsi con tutti i commenti nel file. Rivedere le impostazioni e cambiarle dove necessario.

root #nano -w /etc/rc.conf

Poi, aprire /etc/conf.d/keymaps per gestire la configurazione della tastiera. Modificare il file per configurare ed impostare correttamente la tastiera.

root #nano -w /etc/conf.d/keymaps

Si presti particolare attenzione alla variabile keymap. Se viene selezionata la mappa dei tasti sbagliata, quando si digita sulla tastiera verranno visualizzati strani risultati.

Infine, modificare /etc/conf.d/hwclock per impostare le opzioni dell'orologio. Modificarlo secondo le preferenze personali.

root #nano -w /etc/conf.d/hwclock

Se l'orologio hardware non sta usando UTC, allora è necessario impostare clock="local" nel file. Nel caso contrario, ciò comporterebbe disallineamenti dell'ora nel sistema.




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Registratore di sistema

Alcuni strumenti risultano assenti sull'archivio stage3, dato che numerosi pacchetti forniscono le stesse funzionalità. Spetta all'utente scegliere quali installare.

Il primo strumento su cui decidere fornisce facilitazioni sulla registrazione degli eventi di sistema (log). Unix e Linux hanno un'eccellente storia sulle loro capacità di annotazione degli eventi - se necessario, qualsiasi cosa succede al sistema può essere registrato nei file di log. Questo avviene tramite un registratore di sistema (logger).

Gentoo offre numerose utilità di registrazione di sistema. Alcune di queste includono:

  • app-admin/sysklogd - Offre l'insieme tradizionale dei servizi di log di sistema. La configurazione predefinita per il log funziona bene così com'è, ciò rende il pacchetto una buona opzione per i principianti.
  • app-admin/syslog-ng - Un sistema avanzato di log. Richiede una configurazione aggiuntiva per qualsiasi cosa che va oltre la registrazione su un unico grande file. Gli utenti più esperti possono scegliere questo pacchetto per il suo potenziale di registrazione; si presti attenzione alla configurazione aggiuntiva, la quale è necessaria per qualsiasi tipo di registrazione intelligente.
  • app-admin/metalog - Un registratore di sistema ampiamente configurabile.

Altri ancora sono disponibili attraverso Portage - il numero di pacchetti disponibili aumenta giorno per giorno.

Tip
Se si intende usare sysklogd o syslog-ng, è raccomandato installare e configurare logrotate in seguito, poiché questi registratori (logger) di sistema non forniscono alcun meccanismo di rotazione per i file di registro (log).

Per installare il registratore di sistema scelto, emergerlo (emerge) e farlo aggiungere al livello di esecuzione (runlevel) predefinito usando rc-update. Il seguente esempio installa app-admin/sysklogd:

root #emerge --ask app-admin/sysklogd
root #rc-update add sysklogd default

Opzionale: Servizio cron

Il prossimo è il servizio o demone cron. Sebbene sia opzionale e non richiesto su tutti i sistemi, è saggio averne uno.

Un servizio cron esegue comandi programmati. È molto comodo in caso di comandi da eseguire regolarmente (per esempio, ogni giorno, ogni settimana, od ogni mese).

Gentoo offre numerosi possibili servizi cron, tra cui sys-process/bcron, sys-process/dcron, sys-process/fcron, e sys-process/cronie. Installare uno di questi è simile all'installazione di un registratore di sistema. Il seguente esempio usa sys-process/cronie:

root #emerge --ask sys-process/cronie
root #rc-update add cronie default

Se vengono usati dcron o fcron, un comando di inizializzazione aggiuntivo deve essere eseguito:

root #crontab /etc/crontab

Opzionale: Indicizzazione dei file

Allo scopo di indicizzae il filesystem per avere capacità di localizzazione dei file più veloci, installare sys-apps/mlocate.

root #emerge --ask sys-apps/mlocate

Opzionale: Accesso remoto

Per avere la possibilità di accedere al sistema da remoto dopo l'installazione, aggiungere lo script di init sshd al livello di esecuzione (runlevel) predefinito:

root #rc-update add sshd default

Se è richiesto un accesso da console seriale (che è possibile in caso di server remoti), decommentare la sezione console seriale su /etc/inittab:

root #nano -w /etc/inittab
# SERIAL CONSOLES
s0:12345:respawn:/sbin/agetty 9600 ttyS0 vt100
s1:12345:respawn:/sbin/agetty 9600 ttyS1 vt100

Strumenti per i file system

In base al file system usato, è necessario installare le utilità per file system richieste (per controllare l'integrità dei file system, creare file system aggiuntivi, ecc.). Si noti che gli strumenti per gestire i file system ext2, ext3 o ext4 (sys-fs/e2fsprogs) sono già installati come parte del @system set.

La seguente tabella elenca gli strumenti da installare in relazione al file system usato:

Filesystem Package
Ext2, 3, e 4 sys-fs/e2fsprogs
XFS sys-fs/xfsprogs
ReiserFS sys-fs/reiserfsprogs
JFS sys-fs/jfsutils
VFAT (FAT32, ...) sys-fs/dosfstools
Btrfs sys-fs/btrfs-progs
Tip
Per maggiori informazioni sui file system in Gentoo vedere l'articolo sui file system.

Strumenti per il lavoro di rete

Se non c'è alcuna necessità di strumenti aggiuntivi per il lavoro di rete, continuare direttamente con la sezione Configurare un bootloader.

Installare un client DHCP

Importante
Sebbene opzionale, la maggior parte degli utenti si serve di un client DHCP per connettersi al server DHCP della propria rete. Si colga ora l'occasione di installare un client DHCP. Se questo passo viene dimenticato, il sistema potrebbe non essere in grado di accedere alla rete rendendo così impossibile scaricare un client DHCP più avanti.

Affinché il sistema ottenga automaticamente un indirizzo IP per una o più interfacce di rete usando gli script netifrc, è necessario installare un client DHCP. Raccomandiamo l'uso di net-misc/dhcpcd sebbene molti altri client DHCP siano disponibili sul deposito (repository) di Gentoo:

root #emerge --ask net-misc/dhcpcd

Maggiori informazioni su dhcpcd possono essere trovate nell'articolo dhcpcd.

Opzionale: Installare un client PPPoE

Se PPP è utilizzato per connettersi ad Internet, installare il pacchetto net-dialup/ppp:

root #emerge --ask net-dialup/ppp

Ora si prosegua con Configurare il bootloader.




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Scegliere un avviatore

Con il kernel Linux configurato, gli strumenti di sistema installati ed i file di configurazione modificati, è tempo di installare l'ultimo importante pezzo di un'installazione Linux: l'avviatore (bootloader).

L'avviatore è responsabile del lancio del kernel Linux al momento dell'avvio - senza di esso, il sistema non saprebbe come procedere quando il pulsante di accensione (power) viene premuto.

Per amd64, documenteremo come configurare sia GRUB2 che LILO per sistemi basati su BIOS, e GRUB2 o efibootmgr per sistemi UEFI.

In questa sezione del Manuale, viene fatta una delineazione tra emergere un pacchetto per l'avviatore (boot loader) ed installare un avviatore nel disco di sistema. Qui il termine emergere sarà usato per chiedere a Portage di compilare un pacchetto software che sia disponibile per il sistema. Il termine installare significherà che l'avviatore copia i file o modifica fisicamente le sezioni appropriate dell'unità del disco di sistema affinché l'avviatore sia attivo e pronto ad operare dalla prossima accensione della macchina.

Predefinito: GRUB2

In precedenza, Gentoo Linux ha usato ciò che ora è chiamato GRUB Legacy (il lascito di GRUB) come avviatore (bootloader) raccomandato. Come presuppone il nome, il pacchetto di GRUB più vecchio non è più attivamente mantenuto ed è stato sostituito da GRUB2. Per maggiori informazioni su GRUB Legacy, si faccia riferimento al suo articolo GRUB.

In via predefinita, la maggior parte dei sistemi Gentoo si affidano ora a GRUB2 (presente nel pacchetto sys-boot/grub), che è il diretto successo di GRUB Legacy. Senza configurazioni aggiuntive, GRUB2 supporta di buon grado i vecchi sistemi BIOS ("pc"). Con alcune configurazioni, necessarie prima della fase di compilazione, GRUB2 può supportare più di una mezza dozzina di piattaforme aggiuntive. Per maggiori informazioni, consultare la Sezione dei prerequisiti nell'articolo di GRUB2.

Compilare (emergere)

Quando si usano sistemi BIOS più vecchi che supportano solo tabelle delle partizioni MBR, nessuna configurazione aggiuntiva è necessaria per compilare (far emergere) GRUB:

root #emerge --ask --verbose sys-boot/grub:2

Una nota per gli utenti UEFI: eseguire il comando sopra comporterà l'abilitazione dei valori GRUB_PLATFORMS prima del comando emergere. Quando si usano sistemi che supportano UEFI, gli utenti si dovranno assicurare che GRUB_PLATFORMS="efi-64" sia abilitato (così come avviene nel caso predefinito). Se non è questo il caso durante la configurazione, GRUB_PLATFORMS="efi-64" dovrà essere aggiunto al file /etc/portage/make.conf prima di far emergere GRUB2, così che il pacchetto sarà compilato con la funzionalità EFI:

root #echo 'GRUB_PLATFORMS="efi-64"' >> /etc/portage/make.conf
root #emerge --ask sys-boot/grub:2
Se GRUB2 è stato compilato (fatto emergere) senza abilitare GRUB_PLATFORMS="efi-64", la linea (appena mostrata) può essere in seguito aggiunta a make.conf e le dipendenze per il "mondo" dei pacchetti ricalcolati passando le opzioni --update --newuse a emerge:
root #emerge --ask --update --newuse --verbose sys-boot/grub:2

Il software GRUB2 è ora fruibile nel sistema, ma non è ancora installato.

Installare

Poi, installare i file necessari di GRUB2 sulla cartella /boot/grub/ attraverso il comando grub-install. Supponendo che il primo disco (quello da cui il sistema si avvia) sia /dev/sda, uno dei successivi comandi sarà:

  • Quando si usa il BIOS:
root #grub-install /dev/sda
  • Quando si usa UEFI:
Importante
Assicurarsi che la partizione di sistema EFI sia stata montata, prima di eseguire grub-install. È possibile che grub-install installi il file EFI GRUB (grubx64.efi) nella cartella sbagliata senza fornire alcuna indicazione sulla cartella sbagliata usata.
root #grub-install --target=x86_64-efi --efi-directory=/boot
Nota
Modificare l'opzione --efi-directory alla radice della partizione di sistema EFI. Ciò è necessario se la partizione /boot non è stata formattata con una delle varianti di FAT.

Alcuni produttori di schede madri sembrano supportare soltanto la posizione della cartella /efi/boot/ per i file .EFI nella partizione di sistema EFI (ESP). L'installatore di GRUB può eseguire questa operazione automaticamente con l'opzione --removable. Verificare che ESP sia montata prima di eseguire i seguenti comandi. Supponendo che ESP sia montata su /boot (come suggerito prima), eseguire:

root #grub-install --target=x86_64-efi --efi-directory=/boot --removable

Questo crea una cartella predefinita definita dalle specifiche UEFI, e poi copia i file grubx64.efi nella posizione 'predefinita'dei file EFI definita dalle stesse specifiche.

Configurare

Poi, generare la configurazione GRUB2 basata su quella specificata dall'utente nel file /etc/default/grub e negli script /etc/grub.d. Nella maggior parte dei casi, nessuna configurazione è richiesta agli utenti, in quanto GRUB2 rileverà automaticamente quale kernel avviare (quello più in alto disponibile su /boot/) e qual è il file system radice. È anche possibile aggiungere parametri per il kernel su /etc/default/grub tramite la variabile GRUB_CMDLINE_LINUX.

Per generare la configurazione finale di GRUB2, eseguire il comando grub-mkconfig:

root #grub-mkconfig -o /boot/grub/grub.cfg
Generating (Sto generando) grub.cfg ...
Found linux image (Immagine linux trovata): /boot/vmlinuz-3.16.5-gentoo
Found initrd image (Immagine initrd trovata): /boot/initramfs-genkernel-amd64-3.16.5-gentoo
done (fatto)

In risposta il comando deve riferire che almeno un'immagine Linux è stata trovata, in quanto queste sono necessarie per l'avvio del sistema. Se viene utilizzato un initramfs o genkernel è stato usato per compilare il kernel, anche l'immagine initrd corretta dovrebbe essere rilevata. Se questo non succede, andare su /boot/ e controllare il contenuto con il comando ls. Se effettivamente mancano i file, ritornare alla configurazione del kernel ed alle istruzioni di installazione.

Tip
L'utilità os-prober può essere usata in combinazione con GRUB2 per rilevare altri sistemi operativi dai dischi connessi. Windows 7, 8.1, 10 ed altre distribuzioni Linux sono rilevabili. Chi desidera un sistema con doppio avvio dovrebbe compilare il pacchetto sys-boot/os-prober, poi rieseguire il comando grub-mkconfig (come visto sopra). Se si incontrano problemi di rilevamento assicurasi di leggere l'articolo GRUB2 per intero prima di chiedere supporto alla comunità di Gentoo.

Alternativa 1: LILO

Compilare (emergere)

LILO, il LInuxLOader (caricatore di Linux), è il vero cavallo di battaglia degli avviatori di Linux. Comunque, difetta per caratteristiche se comparato a GRUB. LILO è ancora usato, perché su alcuni sistemi GRUB non funziona, mentre LILO sì. Certamente è usato anche perché alcune persone conoscono LILO e vogliono rimanere con esso. Ad ogni modo, Gentoo supporta entrambi gli avviatori (bootloader).

Installare LILO è molto facile; basta usare emerge.

root #emerge --ask sys-boot/lilo

Configurare

Per configurare LILO, creare prima /etc/lilo.conf:

root #nano -w /etc/lilo.conf

Nel file di configurazione, le sezioni vengono utilizzate per fare riferimento al kernel avviabile. Assicurarsi che i file del kernel (con la versione del kernel) e dell'initramfs siano noti, in quanto devono essere indicati in questo file di configurazione.

Nota
Se il file system radice è JFS, aggiungere una linea append="ro" dopo ciascun elemento di avvio poiché JFS deve rieseguire il suo registro prima di consentire il montaggio in lettura e scrittura.
FILE /etc/lilo.confEsempio di configurazione di LILO
boot=/dev/sda             # Installa LILO nell'MBR (Master Boot Record)
prompt                    # Dai all'utente la possibilità di scegliere un'altra sezione
timeout=50                # Aspetta 5 secondi prima di avviare la sezione predefinita
default=gentoo            # Quando il tempo è scaduto, avvia la sezione "gentoo"
  
image=/boot/vmlinuz-3.16.5-gentoo
  label=gentoo            # Il nome che diamo a questa sezione
  read-only               # Avvia con una radice (root) in sola lettura. Non fare modifiche!
  root=/dev/sda4          # Posizione del file system radice (root)
  
image=/boot/vmlinuz-3.16.5-gentoo
  label=gentoo.rescue     # Il nome che diamo a questa sezione
  read-only               # Avvia con una radice (root) in sola lettura. Non fare modifiche!
  root=/dev/sda4         # Posizione del file system radice (root)
  append="init=/bin/bb"   # Avvia la console di ripristino statico di Gentoo
  
# Le prossime due righe servono per un doppio avvio con un sistema Windows.
# In questo esempio, Windows è ospitato su /dev/sda6.
other=/dev/sda6
  label=windows
Nota
Se uno schema di partizionamento e/o un'immagine del kernel differenti sono stati usati, aggiustare in accordo con la propria situazione.

Se è necessario un initramfs, allora cambiare la configurazione facendo riferimento a questo file initramfs e comunicando all'initramfs dove è collocato il dispositivo radice (root):

FILE /etc/lilo.confAggiungere informazioni su initramfs a una voce di avvio
image=/boot/vmlinuz-3.16.5-gentoo
  label=gentoo
  read-only
  append="root=/dev/sda4"
  initrd=/boot/initramfs-genkernel-amd64-3.16.5-gentoo

Se opzioni aggiuntive devono essere passate al kernel, usare una dichiarazione append. Per esempio, per aggiungere la dichiarazione video per abilitare il framebuffer (segmento di memoria per i fotogrammi):

FILE /etc/lilo.confAggiunta del parametro video alle opzioni di avvio
image=/boot/vmlinuz-3.16.5-gentoo
  label=gentoo
  read-only
  root=/dev/sda4
  append="video=uvesafb:mtrr,ywrap,1024x768-32@85"

Gli utenti che hanno usato genkernel dovrebbero sapere che i loro kernel usano le stesse opzioni di avvio usate dal CD di installazione. Per esempio, se il supporto ai dispositivi SCSI deve essere abilitato, aggiungere doscsi come opzione per il kernel.

Adesso salvare il file ed uscire.

Installare

Per concludere, lanciare l'eseguibile /sbin/lilo così che LILO possa applicare le impostazioni /etc/lilo.conf al sistema (vale a dire installa se stesso sul disco). Tener presente che /sbin/lilo deve essere eseguito ogni volta che viene installato un nuovo kernel o quando si modifica il file lilo.conf, così che il sistema possa avviarsi anche se il nome del file del kernel è stato cambiato.

root #/sbin/lilo

Alternativa 2: efibootmgr

Su sistemi UEFI, il firmware UEFI del sistema (in altre parole il principale bootloader - avviatore) può essere manipolato direttamente per cercare le voci di avvio UEFI. Questi sistemi non necessitano di avviatori aggiuntivi (anche conosciuti come avviatori secondari), come GRUB2 allo scopo di aiutare il sistema ad avviarsi. Dopo quanto detto, la ragione degli avviatori basati su EFI come GRUB2 esiste per estendere le funzionalità dei sistemi UEFI durante il processo di avvio. Usare efibootmgr è per coloro che desiderano decisamente mantenere un approccio minimalista (sebbene più rigido) nell'avvio del proprio sistema; usare GRUB2 (vedi sopra) è più facile per la maggior parte degli utenti perché offre un approccio più flessibile quando si avviano i sistemi UEFI.

Terner presente che l'applicazione sys-boot/efibootmgr non è un avviatore; piuttosto è uno strumento per interagire con il firmware UEFI ed aggiornare le sue impostazioni, così che il kernel Linux precedentemente installato possa essere avviato con opzioni aggiuntive (se necessario), oppure per abilitare più voci di avvio. Questa interazione è possibile grazie alle variabili EFI (da cui la necessità del supporto delle variabili EFI da parte del kernel).

Assicurarsi di leggere l'articolo EFI stub kernel prima di continuare. Il kernel deve avere opzioni specifiche abilitate affinché sia direttamente avviabile dal firmware UEFI del sistema. Potrebbe risultare necessario ricompilare il kernel. È anche una buona idea dare un'occhiata all'articolo efibootmgr.

Nota
Per ribadire, efibootmgr non è un requisito di avvio di un sistema UEFI. Il kernel Linux stesso può essere avviato immediatamente, ed opzioni aggiuntive per il kernel tramite linea di comando possono essere integrate nel kernel Linux (c'è un'opzione di configurazione del kernel chiamata che permette agli utenti di specificare i parametri di avvio tramite opzioni a linea di comando). Anche un initramfs può essere 'integrato' nel kernel.

Coloro che hanno deciso di seguire questo approccio devono installare il software:

root #emerge --ask sys-boot/efibootmgr

Poi, creare la cartella /boot/efi/boot/ e copiare qui il kernel, chiamandolo bootx64.efi:

root #mkdir -p /boot/efi/boot
root #cp /boot/vmlinuz-* /boot/efi/boot/bootx64.efi

In seguito, comunicare al firmware UEFI che una voce di avvio nominata "Gentoo" deve essere creata, la quale contiene il kernel appena compilato con la parte EFI:

root #efibootmgr --create --disk /dev/sda --part 2 --label "Gentoo" --loader "\efi\boot\bootx64.efi"

Se un file system iniziale su RAM (initramfs) viene usato, aggiungere l'appropriata opzione di avvio ad esso:

root #efibootmgr -c -d /dev/sda -p 2 -L "Gentoo" -l "\efi\boot\bootx64.efi" initrd='\initramfs-genkernel-amd64-3.16.5-gentoo'
Nota
L'uso di \ come separatore di cartelle è obbligatorio quando si usano le definizioni UEFI.

Concluse queste modifiche, quando il sistema si riavvia, sarà disponibile una voce di avvio chiamata "Gentoo".

Alternativa 3: Syslinux

Syslinux è un'altra alternativa di bootloader per l'architettura amd64. Supporta MBR e, come da versione 6.00, supporta l'avvio EFI. Anche l'avvio PXE (network) e opzioni meno conosciute sono supportate. Sebbene Syslinux sia un famoso bootloader per molti, non è supportato dal Manuale. I lettori possono trovare informazioni per emergerlo ed installarlo nell'articolo Syslinux.


Riavviare il sistema

Uscire dall'ambiente con la radice cambiata (chroot) e smontare tutte le partizioni montate. Poi si inserisca quell'unico magico comando che avvia il vero test finale: reboot.

root #exit
cdimage ~#cd
cdimage ~#umount -l /mnt/gentoo/dev{/shm,/pts,}
cdimage ~#umount -R /mnt/gentoo
cdimage ~#reboot

Non dimenticare di rimuovere i CD avviabili, altrimenti il CD potrebbe essere avviato al posto del nuovo sistema Gentoo.

Una volta riavviato e giunti nell'ambiente Gentoo appena installato, concludere con Ultimare l'installazione di Gentoo.




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Amministrazione utenti

Aggiungere un utente di uso quotidiano

Lavorare come root su un sistema Unix/Linux è pericoloso e dovrebbe essere evitato il più possibile. Perciò è fortemente raccomandato aggiungere un utente per un utilizzo quotidiano.

I gruppi di cui l'utente è membro definiscono quali attività l'utente può compiere. La seguente tabella elenca alcuni importanti gruppi:

Gruppo Descrizione
audio Permette di accedere ai dispositivi audio.
cdrom Permette di accedere direttamente ai dispositivi ottici.
floppy Permette di accedere direttamente ai dispositivi floppy.
games Permette di eseguire i giochi.
portage Permette di accedere alle risorse soggette a restrizioni di portage.
usb Permette di accedere ai dispositivi USB.
video Permette di accedere all'hardware per la cattura dei video e di usare l'accelerazione hardware.
wheel Permette di usare il comando su.

Per esempio, per creare un utente chiamato larry che sia membro dei gruppi wheel, users e audio, prima accedere come root (solo root può creare utenti), poi eseguire useradd:

Login:root
Password: (Inserire la password di root)
root #useradd -m -G users,wheel,audio -s /bin/bash larry
root #passwd larry
Password: (Inserire la password per larry)
Re-enter password: (Reinserire la password per conferma)

Se un utente dovesse eseguire qualche attività come root, allora può usare su - per ricevere temporaneamente i privilegi di root. Un altro modo è usare il pacchetto sudo che è, se correttamente configurato, molto sicuro.

Pulizia del disco

Rimuovere i tarball

Con l'installazione di Gentoo conclusa ed il sistema riavviato, se ogni cosa è andata bene, possiamo rimuovere dal disco rigido il tarball stage3 scaricato. La cartella in cui vengono scaricati è /.

root #rm /stage3-*.tar.bz2*

Come proseguire da qui

Documentazione

Dove proseguire da qui? Quali opzioni si presentano adesso? Cosa esplorare inizialmente? Gentoo fornisce ai suoi utenti molte possibilità, e perciò molte caratteristiche documentate (e meno documentate).

Decisamente è il caso di dare un'occhiata alla prossima parte del Manuale di Gentoo intitolata Lavorare con Gentoo che spiega come tenere il software aggiornato, come installare più software, cosa sono le USE flag (bandiere, opzioni), come l'init del sistema Gentoo funziona, ecc.

Oltre al manuale, ci si deve sentire incoraggiati ad esplorare altri angoli del Wiki di Gentoo per trovare documentazione aggiuntiva e fornita dalla comunità. La squadra wiki di Gentoo offre anche una Panoramica degli argomenti della documentazione che elenca una buona selezione di articoli presenti proprio sul wiki. Per esempio, si fa riferimento alla Guida per la localizzazione affinché il sistema ci faccia sentire più a nostro agio.

Gentoo online

Ognuno è certamente il benvenuto sui nostri forum Gentoo o su uno dei nostri tanti canali Gentoo IRC.

Abbiamo anche numerose mailing list (liste email) aperte a tutti i nostri utenti. Informazioni su come unirsi sono presenti in quella pagina.

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