Manuale amd64 di Gentoo Linux: Installare Gentoo

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Manuale AMD64
Installazione
Installazione di Gentoo Linux
Scelta del giusto mezzo di installazione
Configurazione di rete
Preparazione dei dischi
Installazione dello stage3
Installazione del sistema base
Configurazione del kernel
Configurazione del sistema
Installazione degli strumenti di sistema
Configurazione del bootloader
Completamento dell'installazione
Lavorare con Gentoo
Introduzione a Portage
USE flags
Le funzionalità di Portage
Il sistema degli script di init
Le variabili d'ambiente
Lavorare con Portage
File e cartelle
Variabili
Mischiare le branches di un programma
Strumenti aggiuntivi
Repository di pacchetto personalizzato
Funzionalità avanzate
Configurazione di rete
Come cominciare
Configurazione avanzata
Networking modulare
Wireless
Aggiungere funzionalità
Gestione dinamica


Introduzione

Benvenuto

Prima di tutto, benvenuto su Gentoo! Stai per entrare nel mondo delle scelte e delle prestazioni. Durante l'installazione di Gentoo, ciò risulterà chiaro in molte occasioni - gli utenti possono scegliere quanto e cosa compilare sulla loro macchina, come installare Gentoo, quale system logger usare, ecc.

Gentoo è una meta-distribuzione veloce e moderna con un design pulito e flessibile. Gentoo è costruita sull'ecosistema del software libero e non nasconde ai suoi utenti quel che sta sotto il cofano. Portage, il sistema di gestione dei pacchetti che usa Gentoo, è scritto in Python: ciò significa che l'utente ne può facilmente visualizzare e modificare il codice sorgente. Il sistema di impacchettamento di Gentoo usa codice sorgente (sebbene il supporto ai pacchetti precompilati sia disponibile) e la configurazione di Gentoo avviene attraverso semplici file di testo. In altre parole, apertura su tutti i fronti.

È molto importante che ciascuno comprenda che sono le scelte ciò che permettono a Gentoo di esistere. Proviamo a non forzare nessuno verso qualcosa che non piace. Se qualcuno crede che non sia così, per favore lo segnali tramite il rapporto bug.

Come è strutturata l'installazione

L'installazione di Gentoo può essere vista come una procedura in 10 passi, corrispondenti ai relativi capitoli. Ogni passo si conclude con una determinata situazione:

Passo Situazione
1 L'utente è in un ambiente di lavoro pronto per l'installazione di Gentoo.
2 La connessione ad Internet è pronta per poter installare Gentoo.
3 I dischi rigidi sono stati inizializzati per ospitare l'installazione di Gentoo.
4 L'ambiente di installazione è stato preparato e l'utente è pronto per fare chroot (cambiare radice) sul nuovo ambiente.
5 I pacchetti fondamentali, gli stessi per tutte le installazioni di Gentoo, sono stati installati.
6 Il kernel Linux è stato installato.
7 L'utente avrà configurato la maggior parte dei file di configurazione di Gentoo.
8 Gli strumenti di sistema necessari sono stati installati.
9 Un boot loader appropriato è stato installato e configurato.
10 L'ambiente Gentoo Linux appena installato è pronto per essere esplorato.

Ogni qualvolta viene presentata una scelta, il manuale cercherà di esporne i pro e i contro. Sebbene il testo continui con la scelta predefinita (identificabile nel titolo con "Predefinito: "), saranno documentate anche le altre possibilità (identificabili nel titolo con "Alternativa: "). La scelta predefinita non deve essere intesa come la scelta raccomandata da Gentoo. Tuttavia è la scelta che Gentoo ritiene più frequente per la maggior parte degli utenti.

Talvolta si potrà seguire un passo facoltativo. Tali passi sono contrassegnati con "Opzionale: " e quindi non sono necessari per installare Gentoo. Tuttavia, alcuni passi facoltativi sono dipendenti dalle scelte fatte in precedenza. Il manuale informerà il lettore al verificarsi di questa situazione, sia nel momento in cui si compie la scelta, sia giustamente prima che il passo facoltativo sia esposto.

Opzioni di installazione per Gentoo

Gentoo può essere installato in diversi modi. Può essere scaricato e installato da uno dei CD o DVD ufficiali di Gentoo. Il mezzo di installazione può essere caricato su chiavetta USB o vi si può accedere tramite un ambiente dotato di rete. In alternativa, Gentoo può essere installato da un mezzo non ufficiale, come per esempio una distribuzione già pronta od un disco di avvio non-Gentoo (come Knoppix).

Questo documento affronta l'installazione in riferimento ad un mezzo di installazione ufficiale di Gentoo o, in qualche caso, tramite avvio da rete.

Nota
Per l'assistenza agli altri approcci d'installazione, incluso l'utilizzo di CD non-Gentoo, si consiglia di leggere la nostra Guida all'installazione alternativa.

Forniamo anche un documento di consigli e trucchi per l'installazione di Gentoo che potrebbero anch'essi risultare utili da leggere.

Problemi

Se venisse trovato un problema nell'installazione (o nella documentazione dell'installazione), si consiglia di visitare il nostro sistema di tracciamento dei bug e di controllare se l'errore è noto. Se non lo è, è consigliabile creare un rapporto bug per esso così potremo occuparcene. Non aver paura degli sviluppatori a cui vengono assegnati i bug - loro (generalmente) non mangiano le persone.

Si noti che, sebbene questo sia un documento specifico per un'architettura, potrebbe contenere riferimenti anche ad altre architetture. Ciò è dovuto al fatto che grandi parti del manuale usano del testo comune a tutte le architetture (per evitare la duplicazione degli sforzi e la sottrazione di risorse allo sviluppo). Proveremo a mantenere minima questa condivisione di testo per evitare confusione.

Se c'è qualche dubbio sul fatto che un problema sia o meno strettamente legato all'utente (alcuni errori si possono compiere nonostante un'attenta lettura della documentazione) o se sia un problema del software (alcuni errori possono capitare nonostante un'accurato test dell'installazione e della documentazione), tutti sono invitati ad unirsi al canale #gentoo su irc.freenode.net. Naturalmente, chiunque è benvenuto poiché il nostro canale copre l'intero spettro di Gentoo.

A proposito, se ci fossero altre domande riguardo Gentoo, si consiglia di controllare le Domande frequenti. Ci sono anche le FAQ sul Forum di Gentoo.




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Configurazione di rete
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Wireless
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Requisiti Hardware

Prima di cominciare, elenchiamo i requisiti hardware necessari per installare correttamente Gentoo su un'architettura amd64.


Minimal CD LiveDVD
CPU Any AMD64 CPU or EM64T CPU (Core i3, i5, and i7 are EM64T)
Memory 256 MB 512 MB
Disk space 2.5 GB (excluding swap space)
Swap space At least 256 MB

The AMD64 project is a good place to be for more information about Gentoo's amd64 support.


Mezzo di installazione di Gentoo Linux

CD d'installazione minimale

Nota
A partire dal 20 aprile 2017 i CD minimali ufficiali non sono in grado di avviarsi in modalità UEFI. Si avviano soltanto in modalità BIOS (MBR). I lettori che creeranno il loro sistema avviabile con UEFI devono scaricare l'ultima versione dell'ISO ibrido (LiveDVD).

Il CD di installazione minimale è un'immagine avviabile che contiene un ambiente Gentoo auto-sostenuto. Permette agli utenti di avviare Linux dal CD o da altri mezzi di installazione. Durante il processo di avvio viene rilevato l'hardware e vengono caricati i driver necessari. L'immagine è mantenuta dagli sviluppatori di Gentoo e consente a chiunque di installarlo purché sia disponibile una connessione ad Internet.

Il CD di installazione minimale è chiamato install-amd64-minimal-<release>.iso.

Il LiveDVD occasionale di Gentoo

Saltuariamente, viene creato uno speciale DVD dalla squadra Gentoo Ten Project, il quale può essere usato per installare Gentoo. Le presenti istruzioni riguardano il CD di installazione minimale, pertanto potrebbero risultare un po' differenti rispetto al LiveDVD. Comunque, il LiveDVD (o qualsiasi altro ambiente Linux avviabile) supporta l'elevazione ad amministratore (root) invocando sudo su - oppure sudo -i da terminale.

Gli archivi stage per l'installazione

L'archivio stage3 è un archivio che contiene un ambiente Gentoo minimale, adatto per proseguire con l'installazione di Gentoo secondo le istruzioni di questo manuale. In precedenza, il manuale Gentoo descriveva l'installazione di uno dei tre archivi stage. Anche se Gentoo continua ad offrire gli archivi stage1 e stage2, il metodo di installazione ufficiale usa solo l'archivio stage3. Se si è interessati ad eseguire un'installazione che usi l'archivio stage1 o stage2, si legga sulle FAQ la domanda Come installo Gentoo usando gli archivi stage1 o stage2?

Gli archivi stage3 si possono trovare seguendo il percorso releases/amd64/autobuilds/ su uno dei mirror di Gentoo ufficiali. I file stage vengono aggiornati frequentemente e non sono inclusi nell'immagine per l'installazione.

Download

Scaricare il supporto

I mezzi di installazione predefiniti utilizzati da Gentoo Linux sono i CD minimali di installazione, che ospitano un ambiente Gentoo Linux avviabile e molto piccolo. Questo ambiente contiene tutti gli strumenti appropriati per installare Gentoo. Le stesse immagini dei CD si possono scaricare dalla pagina dei download (raccomandata) o navigando autonomamente fino alla posizione del file ISO su uno dei tanti mirror disponibili.

Se si scarica da un mirror, il CD di installazione minimale si potrà trovare così:

  1. Entrare nella cartella releases/.
  2. Scegliere la cartella relativa alla propria architettura (come amd64/).
  3. Scegliere la cartella autobuilds/.
  4. Per le architetture amd64 e x86 scegliere rispettivamente la cartella current-install-amd64-minimal/ o la cartella current-install-x86-minimal/. Per tutte le altre architetture entrare nella cartella current-iso/.
Nota
Alcune architetture come arm, mips, e s390 non hanno un CD d'installazione minimale. Al momento il Progetto ingegneristico di rilasci di Gentoo non supporta la creazione di file .iso per queste architetture.

All'interno di quest'ultima cartella, il file immagine per l'installazione è quello con il suffisso .iso. Per esempio, si dia un'occhiata alla seguente lista:

CODE Lista d'esempio dei file scaricabili su releases/amd64/autobuilds/current-iso/
[DIR] hardened/                                          05-Dec-2014 01:42    -   
[   ] install-amd64-minimal-20141204.iso                 04-Dec-2014 21:04  208M  
[   ] install-amd64-minimal-20141204.iso.CONTENTS        04-Dec-2014 21:04  3.0K  
[   ] install-amd64-minimal-20141204.iso.DIGESTS         04-Dec-2014 21:04  740   
[TXT] install-amd64-minimal-20141204.iso.DIGESTS.asc     05-Dec-2014 01:42  1.6K  
[   ] stage3-amd64-20141204.tar.bz2                      04-Dec-2014 21:04  198M  
[   ] stage3-amd64-20141204.tar.bz2.CONTENTS             04-Dec-2014 21:04  4.6M  
[   ] stage3-amd64-20141204.tar.bz2.DIGESTS              04-Dec-2014 21:04  720   
[TXT] stage3-amd64-20141204.tar.bz2.DIGESTS.asc          05-Dec-2014 01:42  1.5K

Nell'esempio soprastante, il file install-amd64-minimal-20141204.iso è proprio il CD di installazione minimale. Ma come si può osservare, esistono anche altri file:

  • Un file .CONTENTS che contiene una lista di tutti i file disponibili nel supporto di installazione. Può essere molto utile per verificare se sono inclusi alcuni driver senza dover scaricare l'immagine ISO.
  • Un file .DIGESTS che contiene i checksum delle varie immagini ISO, in vari algoritmi. Può essere utilizzato per verificare l'integrità dell'immagine ISO scaricata.
  • Un file .DIGESTS.asc che contiene, oltre ai checksum delle immagini ISO (come nel file .DIGESTS), anche la firma crittografica dei file. Può essere usato, oltre che per verificare l'integrità, per verificare che l'immagine ISO provenga effettivamente dal team di Gentoo e che non sia stata modificata.

Si ignorino per ora gli altri file disponibili in questa posizione - quelli verranno indicati con il procedere dell'installazione. Scaricare il file .iso e, se si desidera la verifica di quanto scaricato, scaricare anche il file .DIGESTS.asc relativo al file .iso. Non è necessario scaricare anche il file .CONTENTS, in quanto queste istruzioni di installazione non vi si riferiranno più, ed il file .DIGESTS dovrebbe contenere le stesse informazioni di .DIGESTS.asc, a parte una firma che quest'ultimo file contiene all'inizio.

Verificare i file scaricati

Nota
Questo è un passaggio facoltativo e non è necessario per l'installazione di Gentoo Linux. Tuttavia, è raccomandato assicurarsi che il file scaricato non sia corrotto e sia effettivamente fornito dalla squadra dell'infrastruttura di Gentoo.

Attraverso i file .DIGESTS e .DIGESTS.asc può essere confermata la validità del file ISO ricorrendo ai giusti strumenti. Questa verifica è solitamente svolta in due passi:

  1. Per prima cosa, viene convalidata la firma crittografica per assicurarsi che il file di installazione sia fornito proprio dalla squadra ingegneristica di rilasci Gentoo
  2. Se la firma crittografica viene validata, si verifica che la somma di controllo (checksum) del file scaricato non sia corrotta

Verifica su un sistema Microsoft Windows

Su un sistema Microsoft Windows, è improbabile che gli strumenti idonei alla verifica delle somme di controllo e delle firme crittografiche siano nel posto giusto.

Per verificare prima la firma crittografica, è possibile utilizzare strumenti come GPG4Win. Dopo l'installazione, è necessario importare le chiavi pubbliche della squadra Gentoo Release Engineering. L'elenco delle chiavi è disponibile nella pagina delle firme. Una volta importate, l'utente potrà così verificare la firma del file .DIGESTS.asc.

Importante
Ciò non verifica che sia corretto il file .DIGESTS, ma solo che sia corretto .DIGESTS.asc. Il che implica che la somma di controllo debba essere verificata con i valori in .DIGESTS.asc, dunque le istruzioni sopra riportate si riferiscono solo al download del file .DIGESTS.asc.

La somma di controllo (checksum) può essere calcolata usando l'applicazione Hashcalc, sebbene molte altre funzionino ugualmente. La maggior parte delle volte, questi strumenti mostreranno all'utente la somma di controllo calcolata ed all'utente sarà richiesto di confrontare questa somma di controllo con il valore all'interno del file .DIGESTS.asc.

Verifica su un sistema Linux

Su un sistema Linux, il metodo più comune per verificare la firma crittografica consiste nell'usare app-crypt/gnupg. Con questo pacchetto installato, possono essere usati i seguenti comandi per verificare la firma del file .DIGESTS.asc.

Per prima cosa, si scarichi il giusto insieme di chiavi rese disponibili sulla pagina delle firme (signature):

user $gpg --keyserver hkp://keys.gnupg.net --recv-keys 0xBB572E0E2D182910
gpg: requesting key 0xBB572E0E2D182910 from hkp server pool.sks-keyservers.net
gpg: key 0xBB572E0E2D182910: "Gentoo Linux Release Engineering (Automated Weekly Release Key) <releng@gentoo.org>" 1 new signature (nuova firma)
gpg: 3 marginal(s) needed, 1 complete(s) needed, classic trust model
gpg: depth: 0  valid:   3  signed:  20  trust: 0-, 0q, 0n, 0m, 0f, 3u
gpg: depth: 1  valid:  20  signed:  12  trust: 9-, 0q, 0n, 9m, 2f, 0u
gpg: next trustdb check due at 2018-09-15
gpg: Total number processed: 1
gpg:         new signatures: 1

Poi si verifichi la firma crittografica del file .DIGESTS.asc:

user $gpg --verify install-amd64-minimal-20141204.iso.DIGESTS.asc
gpg: Signature made (firma realizzata il) Fri 05 Dec 2014 02:42:44 AM CET
gpg:                using (utilizzando) RSA key 0xBB572E0E2D182910
gpg: Good signature from (firma valida di) "Gentoo Linux Release Engineering (Automated Weekly Release Key) (Chiave a rilascio settimanale automatico) <releng@gentoo.org>" [unknown]
gpg: WARNING (ATTENZIONE): This key is not certified with a trusted signature! (Chiave non certificata con una firma affidabile)
gpg:          There is no indication that the signature belongs to the owner. (Non c'è indicazione che la firma sia stata posta dai suoi proprietari)
Primary key fingerprint (Impronta digitale primaria): 13EB BDBE DE7A 1277 5DFD  B1BA BB57 2E0E 2D18 2910

Per essere assolutamente certi che ogni cosa sia valida, si confronti l'impronta alfanumerica mostrata con l'impronta sulla pagina delle firme di Gentoo.

Con la firma crittografica validata, si passa a verificare la somma di controllo per essere certi che il file ISO scaricato non sia corrotto. Il file .DIGESTS.asc contiene più algoritmi di mescolamento (hashing). Uno dei metodi per validare quello corretto è guardare prima la somma di controllo riportata sul file .DIGESTS.asc. Per esempio, si può prendere la somma SHA512:

user $grep -A 1 -i sha512 install-amd64-minimal-20141204.iso.DIGESTS.asc
# SHA512 HASH
364d32c4f8420605f8a9fa3a0fc55864d5b0d1af11aa62b7a4d4699a427e5144b2d918225dfb7c5dec8d3f0fe2cddb7cc306da6f0cef4f01abec33eec74f3024  install-amd64-minimal-20141204.iso
--
# SHA512 HASH
0719a8954dc7432750de2e3076c8b843a2c79f5e60defe43fcca8c32ab26681dfb9898b102e211174a895ff4c8c41ddd9e9a00ad6434d36c68d74bd02f19b57f  install-amd64-minimal-20141204.iso.CONTENTS

Nell'output soprastante, vengono mostrate due somme SHA512 - una per il file install-amd64-minimal-20141204.iso e l'altra per il suo file di accompagnamento .CONTENTS. È di interesse solo la prima somma di controllo, che dovrà essere confrontata con la somma SHA512 calcolata che può essere generata così:

user $sha512sum install-amd64-minimal-20141204.iso
364d32c4f8420605f8a9fa3a0fc55864d5b0d1af11aa62b7a4d4699a427e5144b2d918225dfb7c5dec8d3f0fe2cddb7cc306da6f0cef4f01abec33eec74f3024  install-amd64-minimal-20141204.iso

Se le somme di controllo corrispondono, il file non è corrotto e l'installazione può procedere.

Scrivere su disco

Naturalmente, con il solo file ISO scaricato, l'installazione di Gentoo Linux non può iniziare. Il file ISO deve essere masterizzato su un CD così da potersi avviare tramite esso, ed in un modo tale che il contenuto del file sia scritto sul CD, non solamente il file stesso. Segue qualche metodo che si avvale di pochi comandi - un insieme più elaborato di istruzioni lo si può trovare su [posso masterizzare un file ISO?].

Masterizzare con Microsoft Windows

In Microsoft Windows, esistono molti strumenti per masterizzare immagini ISO su CD.

  • Con EasyCD Creator, selezionare File, Masterizza CD da immagine CD. Quindi cambiare il file Tipo di file in File immagine ISO. Quindi individuare il file ISO e fare clic su Apri. Dopo aver fatto clic su Avvia masterizzazione, l'immagine ISO verrà scritta correttamente sul CD-R.
  • Con Nero Burning ROM, annullare la procedura guidata visualizzata automaticamente e selezionare Masterizza immagine dal menu File. Selezionare l'immagine da registrare e fare clic su Apri. Poi cliccare sul pulsante Masterizza e seguirà la scrittura sul nuovo CD.

Masterizzare con Linux

Su Linux, l'immagine ISO può essere masterizzata su un CD usando il comando cdrecord, incluso nel pacchetto app-cdr/cdrtools.

Per esempio, masterizzare il file ISO sul CD raggiungibile con /dev/sr0 (corrisponde al primo masterizzatore CD nel sistema - sostituirlo con il dispositivo corretto se necessario):

user $cdrecord dev=/dev/sr0 install-amd64-minimal-20141204.iso

Gli utenti che preferiscono un'interfaccia grafica possono usare K3B, incluso nel pacchetto kde-apps/k3b. In K3B, andare su Strumenti e scegliere Masterizza immagine CD. Poi seguire le istruzioni fornite da K3B.

Avvio

Avviare il supporto di installazione

Una volta che il supporto di installazione è pronto, è il momento di avviarlo. Inserirlo nel sistema, riavviare ed entrare nell'interfaccia del firmware della scheda madre. Di solito è possibile farlo premendo un tasto come DEL, F1, F10, o ESC durante l'auto test all'avvio (POST: Power-On Self-test). Il tasto di accesso cambia in base al sistema ed alla scheda madre. Se non risulta ovvio, si usi un motore di ricerca su Internet e si compiano alcune ricerche utilizzando il modello della scheda madre come parola chiave per la ricerca. I risultati saranno facili da valutare. Una volta all'interno del menu del firmware della scheda madre, modificare l'ordine di avvio in modo che i supporti di avvio esterni (dischi CD/DVD o unità USB) siano controllati prima dei dischi interni. Senza questa modifica, il sistema molto probabilmente si avvierà dal disco interno ignorando il supporto di avvio esterno.

Importante
Quando si installa Gentoo con l'intento di usare l'interfaccia UEFI anziché il BIOS, è raccomandato avviare fin da subito con UEFI. In caso contrario, potrebbe essere necessario creare un dispositivo USB (o altri supporti) avviabile con UEFI una volta terminata l'installazione di Gentoo Linux.

Se ancora non è stato fatto, assicurarsi che il supporto di installazione sia inserito o collegato al sistema e riavviare. Una schermata con una richiesta inerente la modalità di avvio dovrebbe mostrarsi. Qui, con Enter verrà avviato il supporto con le opzioni predefinite. Per avviare il supporto di installazione con delle opzioni di avvio personalizzate, specificare un kernel seguito dalle opzioni di avvio e poi premere Enter.

Alla schermata inerente la modalità di avvio, gli utenti possono visualizzare i kernel disponibili con F1 e le opzioni di avvio con F2. Se nessuna scelta viene effettuata entro 15 secondi (né la visualizzazione di informazioni, né l'utilizzo di un kernel), allora il supporto di installazione passerà ad avviare dal disco interno. Ciò permette alle installazioni di riavviarsi e provare il proprio ambiente installato senza dover rimuovere il CD dal lettore (la qual cosa è molto apprezzata nelle installazioni in remoto).

Riguardo la specificazione di un kernel. Sul supporto di installazione minimale sono disponibili solo due opzioni di avvio pre-impostate. L'opzione predefinita è gentoo. L'altra è la variante -nofb; questa disabilita il supporto al framebuffer del kernel.

La sezione seguente mostra una breve panoramica dei kernel disponibili con una loro descrizione:

Scelte del kernel

gentoo
Kernel predefinito con il supporto per le CPU K8 (incluso il supporto NUMA) e le CPU EM64T.
gentoo-nofb
Come la scelta gentoo ma senza il supporto al framebuffer.
memtest86
Test della RAM locale per verificare eventuali errori.

Insieme al kernel, le opzioni di avvio aiutano a definire ulteriormente il processo di avvio.

Opzioni hardware

acpi=on
Carica il supporto ACPI e comporta inoltre l'avvio del demone acpid dal CD. È necessario solo se il sistema richiede che ACPI funzioni correttamente. E non è necessario per avere il supporto all'hyperthreading.
acpi=off
Disabilita completamente ACPI. È utile in alcuni sistemi più datati ed è anche un requisito per l'utilizzo di APM. Ciò disabiliterà il supporto all'hyperthreading del processore.
console=X
Questa opzione imposta l'accesso al CD tramite console seriale. Il primo parametro riguarda il dispositivo, solitamente ttyS0 su x86, seguito da tutti i parametri di connessione da separare con virgole. I parametri predefiniti sono: 9600,8,n,1.
dmraid=X
Consente di passare dei parametri al sottosistema di mappatura del dispositivo RAID. I parametri devono essere racchiusi tra virgolette.
doapm
Carica il supporto al driver APM. Questo richiede anche l'opzione acpi=off.
dopcmcia
Carica il supporto per l'hardware PCMCIA e Cardbus e comporta anche il lancio, all'avvio da CD, del gestore della scheda pcmcia. Ciò è necessario soltanto quando si avvia dai dispositivi PCMCIA/Cardbus.
doscsi
Carica il supporto per la maggior parte dei controller SCSI. È anche un requisito per l'avvio di più dispositivi USB, in quanto utilizzano il sottosistema SCSI core.
sda=stroke
Consente all'utente di partizionare l'intero disco rigido, anche quando il BIOS non è in grado di gestire grandi dischi. Opzione utilizzata solo su vecchie macchine BIOS. Sostituire sda con il dispositivo che richiede questa opzione.
ide=nodma
Forza la disabilitazione di DMA nel kernel. È necessario per diversi chipset IDE ed anche alcuni drive CDROM. Se il sistema sta avendo problemi con la lettura da CDROM IDE, si provi questa opzione. Disattiva anche le impostazioni hdparm predefinite da eseguire.
noapic
Disattiva l'Advanced Programmed Interrupt Controller (APIC) presente sulle schede madri moderne. È noto che APIC causa qualche problema con l'hardware più vecchio.
nodetect
Disabilita tutti gli auto-rilevamenti eseguiti da CD, tra cui il rilevamento delle periferiche e il DHCP. Ciò è utile per fare il debug di un CD o un driver che falliscono.
nodhcp
Disattiva DHCP sulle schede di rete che sono state rilevate. È utile per le reti che utilizzano solo indirizzi IP statici.
nodmraid
Disattiva il supporto per il mappatore del dispositivo RAID, ad esempio quello utilizzato nei controller RAID IDE/SATA incorporati nella scheda di sistema.
nofirewire
Disattiva il caricamento dei moduli Firewire. Ciò dovrebbe essere necessario solo se l'hardware Firewire sta causando un problema durante l'avvio da CD.
nogpm
Disattiva il supporto gpm per il mouse sulla console.
nohotplug
Disattiva il caricamento degli script di avviamento hotplug e coldplug all'avvio. Ciò è utile per fare il debug di un CD o un driver che falliscono.
nokeymap
Disabilita la selezione della mappa tasti della tastiera per le tastiere non statunitensi (USA).
nolapic
Disabilita l'APIC locale sui kernel a singolo processore.
nosata
Disattiva il caricamento dei moduli Serial ATA. Questo viene utilizzato quando il sistema ha problemi con il sottosistema SATA.
nosmp
Disattiva SMP, o Multiprocessamento simmetrico, sui kernel con SMP abilitato. Ciò è utile per eseguire il debug di problemi relativi a SMP che sorgono con alcuni driver o schede madri.
nosound
Disattiva il supporto audio e le impostazioni del volume. È utile per i sistemi in cui il supporto audio causa problemi.
nousb
Disattiva il caricamento automatico dei moduli USB. È utile per fare il debug in caso di problemi con USB.
slowusb
Aggiunge alcune pause supplementari nel processo di avvio per i CDROM USB lenti, come sull'IBM BladeCenter.

Gestione dei volumi e dei dispositivi logici

dolvm
Abilita il supporto per la gestione dei volumi logici (LVM) su Linux.

Altre opzioni

debug
Abilita il codice di debug. Ciò può creare confusione perché mostra molti dati sullo schermo.
docache
Comporta la generazione sulla RAM di una cache per l'intera porzione di CD in via di esecuzione, ciò permette all'utente di smontare /mnt/cdrom e montare un altro CDROM. Questa opzione richiede almeno il doppio di capacità RAM rispetto alla dimensione del CD.
doload=X
Implica il caricamente sull'iniziale ramdisk di qualsiasi modulo elencato, come anche le sue dipendenze. Sostituire X con il nome del modulo. Moduli multipli si possono specificare separandoli con una virgola.
dosshd
Esegue sshd all'avvio, utile per le installazioni senza sorveglianza.
passwd=foo
Imposta ciò che viene dopo l'uguale come password di root, ciò è richiesto con dosshd poiché la password di root è offuscata per impostazione predefinita.
noload=X
Implica l'esclusione dall'iniziale ramdisk di un modulo specifico che potrebbe causare un problema. La sintassi è la stessa di doload.
nonfs
Disabilita l'esecuzione di portmap/nfsmount all'avvio.
nox
Su un LiveCD con X Window System (o X11 o X) non verrà automaticamente avviata l'interfaccia visuale X, ma passerà ad un'interfaccia a riga di comando.
scandelay
Inserisce una pausa di circa 10 secondi durante alcune parti del processo di avvio da CD, così da rendere possibile l'inizializzazione di certi dispositivi lenti e permettere che risultino pronti all'uso.
scandelay=X
Consente all'utente di specificare un ritardo personalizzato in secondi che viene aggiunto ad alcune parti del processo di avvio per consentire l'inizializzazione dei dispositivi lenti affinché risultino pronti all'uso. Sostituire X con il numero di secondi da aspettare durante la pausa.
Nota
I supporti di avvio controlleranno le opzioni no* prima delle opzioni do*, salvo questo, le opzioni saranno eventualmente sovrascritte in base all'ordine esatto con cui sono state specificate.

Ora si avvii il supporto di installazione, si selezioni un kernel (qualora il kernel predefinito gentoo non risulti soddisfacente) e le opzioni di avvio. A titolo di esempio, avviamo il kernel gentoo con dopcmcia come parametro per il kernel:

boot:gentoo dopcmcia

In seguito, l'utente è accolto da una schermata di avvio ed una barra di avanzamento. Se l'installazione viene eseguita su un sistema con una tastiera diversa da quella statunitense, assicurarsi di premere Alt+F1 il prima possibile per passare alla modalità dettagliata e soddisfare le richieste di istruzione. Se non viene effettuata alcuna scelta entro 10 secondi, sarà considerato il valore predefinito (tastiera statunitense) e la fase di avvio proseguirà. Una volta completato il processo di avvio, l'utente si ritroverà automaticamente nell'ambiente Gentoo Linux "Live" come utente root, il superutente. La console aperta sarà in attesa di comandi dall'utente root ed è possibile passare ad altre console premendo Alt+F2, Alt+F3 o Alt+F4. Per tornare alla prima console si prema Alt+F1.


Configurazione hardware extra

Quando il supporto di installazione viene avviato, vengono rilevati tutti i dispositivi hardware e caricati i moduli del kernel appropriati per supportare quell'hardware. Nella maggior parte dei casi fa un ottimo lavoro. Tuttavia, in alcuni casi, può non caricare automaticamente i moduli del kernel necessari al sistema. Se il rilevamento automatico delle periferiche PCI si perde qualche componente hardware, i moduli del kernel appropriati dovranno essere caricati manualmente.

Nel prossimo esempio viene caricato il modulo 8139too (che supporta certi tipi di interfacce di rete):

root #modprobe 8139too

Opzionale: Account utenti

Se altre persone hanno bisogno di accedere all'ambiente di installazione o c'è la necessità di avviare comandi come utenti non-root (ad esempio per chattare utilizzando irssi senza privilegi di root per ragioni di sicurezza), allora è necessario creare un account utente ed impostare una password di root complessa.

Per cambiare la password di root, usare il comando passwd:

root #passwd
New password: (Inserisci la nuova password)
Re-enter password: (Riscrivi la nuova password)

Per creare un account utente, prima si inseriscono le sue credenziali e poi la sua password. I comandi useradd e passwd servono per queste due operazioni.

Nel prossimo esempio, viene creato un utente chiamato "luca":

root #useradd -m -G users luca
root #passwd luca
New password: (Inserisci la password di Luca)
Re-enter password: (Riscrivi la password di Luca)

Per passare dall'attuale utente root a quello appena creato, usare il comando su:

root #su - luca

Opzionale: Consultare la documentazione durante l'installazione

Terminali

Per consultare la guida durante l'installazione, prima si crei un account utente come descritto sopra. Poi si prema Alt+F2 per passare ad un nuovo terminale.

Durante l'installazione, il comando links può essere usato per sfogliare la guida - naturalmente solo se la connessione Internet sta funzionando.

user $links https://wiki.gentoo.org/wiki/Handbook:AMD64

Per tornare al terminale di origine, premere Alt+F1.

GNU Screen

L'utilità GNU Screen è preinstallata nel supporto di installazione ufficiale di Gentoo. Potrebbe risultare più efficiente per gli appassionati che hanno esperienza con Linux usare screen per visualizzare le istruzioni di installazione in più pannelli anziché con il metodo dei terminali multipli appena esposto.

Opzionale: Avviare il demone SSH

Per consentire ad altri utenti di accedere al sistema durante l'installazione (magari per essere aiutati durante l'installazione, o farsela fare a distanza), si deve creare un account utente (come descritto sopra) ed anche il processo SSH va avviato.

Per avviare il processo (daemon) SSH, eseguire il comando:

root #service sshd start
Nota
Se gli utenti accedono al sistema, vedranno un messaggio che indica che è necessario confermare la chiave del computer host, attraverso la cosiddetta impronta digitale. Ciò è normale dato che si accede al sistema per la prima volta. Tuttavia, in seguito, quando il sistema sarà configurato e qualcuno accederà al sistema appena installato, il client SSH avviserà che il codice del computer host è cambiato. Ciò avviene perché l'utente che si connetterà dopo l'installazione di Gentoo, si troverà non più sull'ambiente di installazione, ma sul nuovo sistema appena installato. Seguire le istruzioni date per sostituire la chiave host sul sistema client.

Per poter usare sshd, la rete deve funzionare correttamente. Proseguire con il capitolo su come Configurare la rete.




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Manuale AMD64
Installazione
Installazione di Gentoo Linux
Scelta del giusto mezzo di installazione
Configurazione di rete
Preparazione dei dischi
Installazione dello stage3
Installazione del sistema base
Configurazione del kernel
Configurazione del sistema
Installazione degli strumenti di sistema
Configurazione del bootloader
Completamento dell'installazione
Lavorare con Gentoo
Introduzione a Portage
USE flags
Le funzionalità di Portage
Il sistema degli script di init
Le variabili d'ambiente
Lavorare con Portage
File e cartelle
Variabili
Mischiare le branches di un programma
Strumenti aggiuntivi
Repository di pacchetto personalizzato
Funzionalità avanzate
Configurazione di rete
Come cominciare
Configurazione avanzata
Networking modulare
Wireless
Aggiungere funzionalità
Gestione dinamica


Rilevamento automatico della rete

Può la rete funzionare fin da subito?

Se il sistema è connesso via ethernet ad una rete con un server DHCP, è molto probabile che la configurazione sia stata già fatta automaticamente. Se è così, molti comandi da CD che richiedono una connessione di rete funzioneranno immediatamente (es. ssh, scp, ping, irssi, wget e links).

Determinare i nomi delle interfacce

Comando ifconfig

Se la rete è già stata configurata, il comando ifconfig dovrebbe elencare una o più interfacce di rete (oltre a lo). Nell'esempio sottostante viene mostrato eth0:

root #ifconfig
eth0      Link encap:Ethernet  HWaddr 00:50:BA:8F:61:7A
          inet addr:192.168.0.2  Bcast:192.168.0.255  Mask:255.255.255.0
          inet6 addr: fe80::50:ba8f:617a/10 Scope:Link
          UP BROADCAST RUNNING MULTICAST  MTU:1500  Metric:1
          RX packets:1498792 errors:0 dropped:0 overruns:0 frame:0
          TX packets:1284980 errors:0 dropped:0 overruns:0 carrier:0
          collisions:1984 txqueuelen:100
          RX bytes:485691215 (463.1 Mb)  TX bytes:123951388 (118.2 Mb)
          Interrupt:11 Base address:0xe800 

Avendo adottato nomi che indicano il tipo di interfaccia, il nome dell'interfaccia di rete potrebbe essere abbastanza diverso dal classico eth0. I dischi di installazione recenti potrebbero riportare nomi come eno0, ens1, o enp5s0. Si cerchi con ifconfig l'interfaccia che ha un indirizzo IP correlato alla rete locale.

Tip
Se usando il comando ifconfig non viene mostrata alcuna interfaccia, si può provare ad usare lo stesso comando con l'opzione -a. Questa opzione fa sì che vengano mostrate tutte le interfacce rilevate dal sistema, che esse siano abilitate o meno. Se ifconfig -a non mostra risultati, la scheda di rete potrebbe essere guasta o il relativo driver non caricato nel kernel. Queste situazioni vanno oltre lo scopo di questo manuale. Contattare #gentoo per avere supporto tecnico.

Comando ip

Alternativamente a ifconfig, per determinare i nomi delle interfacce si può utilizzare il comando ip. L'esempio seguente mostra l'output di ip addr (il risultato differisce dal precedente poiché eseguito su un sistema diverso):

root #ip addr
2: eno1: <BROADCAST,MULTICAST,UP,LOWER_UP> mtu 1500 qdisc pfifo_fast state UP group default qlen 1000
    link/ether e8:40:f2:ac:25:7a brd ff:ff:ff:ff:ff:ff
    inet 10.0.20.77/22 brd 10.0.23.255 scope global eno1
       valid_lft forever preferred_lft forever
    inet6 fe80::ea40:f2ff:feac:257a/64 scope link 
       valid_lft forever preferred_lft forever

L'output soprastante potrebbe essere più complicato da leggere rispetto al precedente. Il nome dell'interfaccia nel secondo esempio eno1 segue direttamente dopo il numero.

Nella parte rimanente del documento, il manuale considererà che l'interfaccia di rete sia chiamata eth0.

Opzionale: Configurazione dei proxy

Se si accede ad Internet attraverso un proxy, è necessario impostarlo durante l'installazione. Configurare un proxy è molto facile: basta definire una variabile con le informazioni del server proxy.

Nella maggior parte dei casi, è sufficiente definire la variabile con l'hostname del server. Per esempio, il proxy è chiamato proxy.gentoo.org e la porta è 8080.

Per impostare un proxy HTTP (per il traffico HTTP/HTTPS):

root #export http_proxy="http://proxy.gentoo.org:8080"

Per configurare un proxy FTP:

root #export ftp_proxy="ftp://proxy.gentoo.org:8080"

Per configurare un proxy RSYNC:

root #export RSYNC_PROXY="proxy.gentoo.org:8080"

Se il proxy richiede nome utente e password, usare la seguente sintassi per la variabile:

CODE Aggiungere nome utente e password alla variabile del proxy
http://username:password@proxy.gentoo.org:8080

Testare la rete

Fare una prova di ping con i server DNS del proprio provider (reperibili su /etc/resolv.conf) e con un sito Web a piacere. Ciò garantisce che la rete funzioni correttamente, che i pacchetti raggiungano la rete, che la risoluzione DNS funzioni, ecc.

root #ping -c 3 www.gentoo.org

Se tutto funziona, il resto di questo capitolo può essere saltato, passando direttamente al prossimo capitolo (Preparare i dischi).

Configurazione automatica della rete

Se la rete non funzione fin da subito, alcuni supporti di installazione permettono all'utente di usare net-setup (per reti wireless ordinarie), pppoe-setup (per utenti con ADSL) o pptp (per utenti con PPTP).

Se il disco di installazione non contiene nessuno di questi strumenti, proseguire con la Configurazione manuale della rete.

Predefinito: Usare net-setup

Il modo più semplice per impostare la rete, se non risulta configurata automaticamente, consiste nell'eseguire lo script net-setup:

root #net-setup eth0

net-setup chiederà alcune informazioni sull'ambiente di rete. Quando avrà concluso, la rete dovrebbe funzionare. Si provi la connessione di rete come precedentemente indicato. Se il test è positivo, congratulazioni! Saltare il resto di questa sezione e continuare con la Preparazione dei dischi.

Se la rete non funziona ancora, proseguire con la Configurazione manuale della rete.

Alternativa: Usare PPP

Considerando che PPPoE è necessario per connettersi ad Internet, il CD di installazione (qualsiasi sua versione) ha reso le cose più facili con ppp. Utilizzare lo script pppoe-setup fornito per configurare la connessione. Durante la procedura, saranno richiesti la scheda di rete Ethernet che è connessa al modem ADSL, il nome utente e la password, gli indirizzi IP dei server DNS e se è necessario un firewall di base.

root #pppoe-setup
root #pppoe-start

Se qualcosa va storto, verificare che il nome utente e la password siano corretti controllando su etc/ppp/pap-secrets o /etc/ppp/chap-secrets ed assicurarsi di aver indicato il giusto dispositivo Ethernet. Se il dispositivo Ethernet risulta non esistente, è necessario caricare i moduli di rete appropriati. Se è questo il caso proseguire con la Configurazione manuale della rete, dove si spiega come caricare i moduli di rete appropriati.

Se tutto funziona, proseguire con la Preparazione dei dischi.

Alternativa: Usare PPTP

Se è necessario il supporto PPTP, usare pptpclient fornito dai CD di installazione. Prima però ci si assicuri che la configurazione sia corretta, modificando /etc/ppp/pap-secrets o /etc/ppp/chap-secrets affinché contengano la giusta combinazione di nome utente e password:

root #nano -w /etc/ppp/chap-secrets

Poi, se necessario, modificare /etc/ppp/options.pptp:

root #nano -w /etc/ppp/options.pptp

Una volta fatto tutto ciò, si esegua pptp (insieme alle opzioni che non potevano essere impostate su options.pptp) per connettersi al server:

root #pptp <server ip>

Infine, proseguire con la Preparazione dei dischi.

Configurazione manuale della rete

Caricare i moduli di rete appropriati

Quando il CD di installazione viene avviato, cerca di rilevare tutti i dispositivi hardware e di caricare i moduli del kernel (i driver) appropriati per l'hardware. Nella maggior parte dei casi fa un ottimo lavoro. Tuttavia, in alcuni casi, potrebbe non caricare automaticamente i moduli del kernel necessari.

Se net-setup o pppoe-setup falliscono, allora è possibile che la scheda di rete non sia stata trovata fin dall'inizio. Ciò significa che gli utenti potrebbero dover caricare i moduli del kernel appropriati manualmente.

Per scoprire quali moduli del kernel vengono forniti per le reti, usare il comando ls:

Nota
In una tastiera italiana, per inserire il simbolo ` (apice inverso) si deve premere Alt Gr + ' (apice).
root #ls /lib/modules/`uname -r`/kernel/drivers/net

Se viene trovato un driver per il dispositivo di rete, si utilizzi modprobe per caricare il modulo del kernel. Ad esempio, per caricare il modulo pcnet32:

root #modprobe pcnet32

Per verificare che la scheda di rete sia ora rilevata, utilizzare ifconfig. Una scheda di rete rilevata mostrerebbe qualcosa di simile (ancora un altro esempio con eth0):

root #ifconfig eth0
eth0      Link encap:Ethernet  HWaddr FE:FD:00:00:00:00  
          BROADCAST NOARP MULTICAST  MTU:1500  Metric:1
          RX packets:0 errors:0 dropped:0 overruns:0 frame:0
          TX packets:0 errors:0 dropped:0 overruns:0 carrier:0
          collisions:0 txqueuelen:0 
          RX bytes:0 (0.0 b)  TX bytes:0 (0.0 b)

Se viene però mostrato l'errore seguente, allora la scheda di rete non è stata rilevata:

root #ifconfig eth0
eth0: error fetching interface information: Device not found 
(eth0: errore nel prelevare le informazioni dall'interfaccia: Dispositivo non trovato)

I nomi delle interfacce di rete disponibili nel sistema possono essere elencate tramite il file system /sys:

root #ls /sys/class/net
dummy0  eth0  lo  sit0  tap0  wlan0

Nell'esempio precedente sono state trovate 6 interfacce.

eth0 è verosimilmente la scheda Ethernet (cablata) mentre wlan0 è quella wireless.

Supponendo che la scheda di rete sia stata rilevata, provare nuovamente net-setup o pppoe-setup (che dovrebbero ora funzionare), ma per i più esperti spieghiamo anche come configurare manualmente la rete.

Selezionare una delle seguenti sezioni in base all'impostazione di rete:

Usare DHCP

DHCP (Dynamic Host Configuration Protocol) (Protocollo di Configurazione Dinamica degli Host) rende possibile ricevere automaticamente informazioni di rete (quali indirizzo IP, maschera di rete, indirizzo di broadcast, gateway, server DNS, ecc.). Ciò funziona solo se esiste un server DHCP nella rete (o se il provider fornisce un servizio DHCP). Per fornire automaticamente queste informazioni all'interfaccia di rete, usare dhcpcd:

root #dhcpcd eth0

Alcuni amministratori di rete richiedono che l'hostname ed il domain name generati dal server DHCP vengano utilizzati dal sistema. In tal caso, usare:

root #dhcpcd -HD eth0

Se funziona (si provi ad effettuare il ping di alcuni server Internet, come Google), allora ogni cosa è ben configurata e si può procedere. Saltare la parte rimanente di questa sezione e proseguire con la Preparazione dei dischi.

Preparare l'accesso wireless

Nota
Il supporto del comando iw potrebbe avere caratteristiche specifiche in base all'architettura. Se il comando non è disponibile, controllare che sia disponibile il pacchetto net-wireless/iw per l'architettura in uso. Il comando iw è disponibile solo se il pacchetto net-wireless/iw è installato.

Quando si utilizza una scheda wireless (802.11), è necessario configurare le impostazioni wireless prima di andare avanti. Per visualizzare le impostazioni della scheda wireless, è possibile utilizzare iw. L'esecuzione di iw potrebbe mostrare qualcosa di simile a questo:

root #iw dev wlp9s0 info
Interface wlp9s0
	ifindex 3
	wdev 0x1
	addr 00:00:00:00:00:00
	type managed
	wiphy 0
	channel 11 (2462 MHz), width: 20 MHz (no HT), center1: 2462 MHz
	txpower 30.00 dBm

Per controllare la connessione in corso:

root #iw dev wlp9s0 link
Not connected.

oppure

root #iw dev wlp9s0 link
Connected to 00:00:00:00:00:00 (on wlp9s0)
	SSID: GentooNode
	freq: 2462
	RX: 3279 bytes (25 packets)
	TX: 1049 bytes (7 packets)
	signal: -23 dBm
	tx bitrate: 1.0 MBit/s
Nota
Alcune schede wireless possono avere un nome di periferica tipo wlan0 o ra0 anziché wlp9s0. Eseguire ip link per stabilire il nome corretto del dispositivo.

Per la maggior parte degli utenti, sono necessarie solo due impostazioni per potersi connettere, l'ESSID (anche conosciuto come nome di rete wireless) e, opzionalmente, la chiave WEP.

  • Prima di tutto, assicurarsi che l'interfaccia sia attiva:
root #ip link set dev wlp9s0 up
  • Per connettersi ad una rete libera chiamata GentooNode:
root #iw dev wlp9s0 connect -w GentooNode
  • Per connettersi con una chiave WEP esadecimale, anteporre alla chiave il prefisso d::
root #iw dev wlp9s0 connect -w GentooNode key 0:d:1234123412341234abcd
  • Per connettersi con una chiave WEP ASCII:
root #iw dev wlp9s0 connect -w GentooNode key 0:una-certa-password
Nota
Se la rete wireless è configurata con WPA o WPA2, allora si deve usare wpa_supplicant. Per ulteriori informazioni sulla configurazione delle reti wireless in Gentoo Linux, leggere il Capitolo sulle reti wireless nel Manuale di Gentoo.

Confermare le impostazioni della rete wireless usando iw dev wlp9s0 link. Una volta che la rete wireless funziona, proseguire con la configurazione delle opzione di rete per il livello IP come descritto nella sezione successiva (Comprendere la terminologia delle reti) od usando lo strumento net-setup come descritto precedentemente.

Comprendere la terminologia delle reti

Nota
Se l'indirizzo IP, l'indirizzo di broadcast, la maschera di rete e i nameserver sono noti, allora saltare questa sottosezione e continuare con Usare ifconfig e route.

Se tutte le impostazioni di cui sopra falliscono, allora si deve configurare la rete manualmente. Ciò non è affatto difficile. Tuttavia, è utile conoscere la terminologia delle reti ed i suoi concetti base. Dopo aver letto questa sezione, gli utenti sapranno cos'è un gateway, a cosa serve una maschera di rete, come è costituito un indirizzo broadcast e perché i sistemi necessitino di nameserver.

In una rete, gli host sono identificati dal loro indirizzo IP (indirizzo Internet Protocol). Tale indirizzo viene riconosciuto come una combinazione di quattro numeri tra 0 e 255. Questo vale se si utilizza IPv4 (IP versione 4). Per l'esattezza, tale indirizzo IPv4 è costituito da 32 bit (sequenze di 0 e 1). Ecco un esempio:

CODE Esempio di un indirizzo IPv4
Indirizzo IP (numeri):  192.168.0.2
Indirizzo IP (bit):     11000000 10101000 00000000 00000010
                        -------- -------- -------- --------
                           192      168       0        2
Nota
Il successore di IPv4 è IPv6 ed usa 128 bit (sequenze di 0 e 1). In questa sezione tuttavia, ci si concentrerà sugli indirizzi IPv4.

Tale indirizzo IP è unico per un host in relazione a tutte le reti che vi possono accedere (ovvero, ogni host che si vuole raggiungere deve possedere un indirizzo IP unico). Per distinguere tra host interni ed esterni alla rete, l'indirizzo IP viene diviso in due parti: la parte rete (network part) e la parte host (host part).

La separazione tra le due parti è definita dalla maschera di rete (netmask), ovvero una serie di 1 seguiti da una serie di 0. La parte dell'indirizzo IP sovrapposta agli 1 è la parte rete, l'altra è la parte host. Solitamente, la maschera di rete può essere scritta come fosse un indirizzo IP.

CODE Esempio di separazione rete/host
Indirizzo IP:    192      168      0         2
              11000000 10101000 00000000 00000010
Maschera:     11111111 11111111 11111111 00000000
                 255      255     255        0
             +--------------------------+--------+
                         Rete              Host

In altre parole, 192.168.0.14 fa parte della rete in base all'esempio, ma 192.168.1.2 non ne fa parte.

L'indirizzo broadcast (trasmissione ampia) è un indirizzo IP che ha la parte rete uguale alla rete stessa e la restante parte host è riempita con 1. Ogni host della rete ascolta quanto proviene dall'indirizzo IP broadcast. Infatti, è concepito per inviare pacchetti in broadcast (ovvero inviarli a tutti).

CODE Indirizzo di broadcast
Indirizzo IP:     192      168       0        2
               11000000 10101000 00000000 00000010
Broadcast:     11000000 10101000 00000000 11111111
                  192      168       0       255
              +--------------------------+--------+
                          Rete              Host

Per navigare su Internet, ogni computer della rete deve conoscere quale host condivide la connessione ad Internet. Questo host è chiamato gateway (cancello). Dato che è un host regolare, ha un suo regolare indirizzo IP (per esempio 192.168.0.1).

Precedentemente abbiamo affermato che ogni host ha un suo proprio indirizzo IP. Per raggiungere questo host tramite il suo nome (invece del suo indirizzo IP) serve un servizio che traduca un nome (come dev.gentoo.org) in un indirizzo IP (come 64.5.62.82). Tale servizio è chiamato servizio di nomenclatura. Per usare tale servizio, serve definire i nameserver necessari su /etc/resolv.conf.

In alcuni casi, il gateway funziona anche come nameserver. In tutti gli altri casi, è necessario inserire in quel file tutti i nameserver forniti dall'ISP (Internet Service Provider, Fornitore del Servizio Internet).

Riassumendo, le seguenti informazioni sono necessarie prima di proseguire:

Elemento rete Esempio
Indirizzo IP del sistema 192.168.0.2
Maschera di rete 255.255.255.0
Indirizzo broadcast 192.168.0.255
Gateway 192.168.0.1
Nameserver 195.130.130.5, 195.130.130.133

Usare ifconfig e route

La configurazione della rete è costituita da tre passi:

  1. Assegnare un indirizzo IP usando ifconfig
  2. Configurare l'instradamento al gateway usando route
  3. Concludere inserendo gli IP dei nameserver su /etc/resolv.conf

Per assegnare un indirizzo IP, sono necessari l'indirizzo IP stesso, l'indirizzo broadcast e la maschera di rete. Conoscendo i valori corretti, si esegua il seguente comando, sostituendo ${IP_ADDR} con l'indirizzo IP, ${BROADCAST} con l'indirizzo broadcast e ${NETMASK} con la maschera di rete:

root #ifconfig eth0 ${IP_ADDR} broadcast ${BROADCAST} netmask ${NETMASK} up

Configurare l'instradamento usando route. Sostituire ${GATEWAY} con l'indirizzo IP del gateway corretto.

root #route add default gw ${GATEWAY}

Ora aprire /etc/resolv.conf:

root #nano -w /etc/resolv.conf

Completare i nameserver usando quanto segue come modello. Assicurarsi di sostituire ${NAMESERVER1} e ${NAMESERVER2} con gli indirizzi dei nameserver appropriati:

CODE Modello predefinito da utilizzare per /etc/resolv.conf
nameserver ${NAMESERVER1}
nameserver ${NAMESERVER2}

Questo è tutto. Si provi infine la connessione effettuando il ping di alcuni server Internet (tipo Google). Se funziona, congratulazioni. Proseguire con il prossimo capitolo: Preparare i dischi.




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Introduzione ai dispositivi a blocchi

Dispositivi a blocchi

Approfondiamo ora gli aspetti relativi ai dischi di Gentoo Linux e Linux in generale, compresi i filesystem, le partizioni e i dispositivi a blocchi di Linux. Appena tutto sarà chiaro in merito ai filesystem, allora partizioni e filesystem potranno essere scelti per installare Gentoo Linux.

Per iniziare, diamo un'occhiata ai dispositivi a blocchi. Quello più noto è solitamente il primo disco in un sistema Linux, ovvero /dev/sda. I dischi SCSI e Serial ATA sono entrambi chiamati /dev/sd*; persino i dispositivi IDE sono etichettati /dev/sd* quando si usa il framework libata nel kernel. Invece, con il framework (libreria di codici) dei vecchi dispositivi, il primo disco IDE è /dev/hda.

I dispositivi a blocchi di cui sopra rappresentano un'interfaccia astratta del disco. I programmi dell'utente possono usare questi dispositivi a blocchi per interagire col disco senza doversi preoccupare del fatto che i dischi siano IDE, SCSI o altro. Il programma può semplicemente indirizzare lo spazio sul disco come un insieme di blocchi da 512 byte contigui e accessibili in modo casuale.


Tabelle delle partizioni

Benché per ospitare un sistema Linux sia teoricamente possibile usare un disco grezzo e non partizionato (quando si crea un RAID btrfs per esempio), praticamente ciò non viene mai fatto. Piuttosto, i dischi vengono suddivisi in unità a blocchi più piccole e maneggevoli. Su sistemi amd64, esse sono chiamate partizioni. Attualmente sono standardizzate due tecnologie di partizionamento: MBR e GPT.

MBR

La configurazione tramite MBR (Master Boot Record) usa identificatori a 32 bit per il settore di avvio e per stabilire la grandezza delle partizioni. Supporta tre tipi di partizione: primaria, estesa e logica. Le partizioni primarie memorizzano le loro informazioni nel master boot record stesso - uno spazio molto piccolo (solitamente 512 byte) all'inizio del disco. A causa del poco spazio, vengono supportate solo quattro partizioni primarie (per esempio, da /dev/sda1 a /dev/sda4).

Per supportare più partizioni, una delle partizioni primarie può essere definita come partizione estesa. Questa partizione può in tal caso contenere a sua volta delle partizioni logiche (partizioni all'interno di una partizione).

Ciascuna partizione è limitata ad una dimensione massima di 2 TB (a causa degli identificatori a 32 bit). Inoltre, la configurazione MBR non fornisce alcun MBR di ripristino, quindi se un'applicazione o un utente sovrascrive l'MBR, tutte le informazioni sulle partizioni vengono perse.

GPT

La configurazione tramite GPT (GUID Partition Table) usa identificatori a 64 bit per le partizioni. Lo spazio dove memorizza le informazioni sulle partizioni è molto più grande dei 512 byte dell'MBR, il ché significa che non c'è praticamente alcun limite alla quantità di partizioni definibili su un disco GPT. Inoltre, il limite per la dimensione massima di una partizione è di gran lunga maggiore (quasi 8 ZB - sì, zettabytes).

Quando l'interfaccia software del sistema, che si pone tra il sistema operativo e il firmware, è UEFI (anziché BIOS), GPT è quasi obbligatoria in quanto potrebbero sorgere problemi di compatibilità con MBR.

GPT trae anche vantaggio dalle somme di controllo (checksum) e dalla ridondanza. Porta il controllo CRC32 alla testata delle tabelle di partizione per rilevare errori ed offre un backup del segmento GPT alla fine del disco. Questo backup può essere usato per ripristinare i danni del segmento GPT corrente all'inizio del disco.

GPT o MBR

Dalla descrizione precedente, si potrebbe pensare che usare GPT sia sempre l'approccio migliore da seguire, tuttavia ci sono alcune controindicazioni.

Nel caso si usi GPT su un computer basato su BIOS, non è possibile effettuare il dual boot (avvio doppio o multiplo) con un sistema operativo Microsoft Windows. Il motivo è che Microsoft Windows, quando rivela un'etichetta GPT, si avvia in modalità UEFI.

Firmware difettosi di alcune schede madri configurati per avviarsi in modalità BIOS/CSM/legacy potrebbero avere problemi quando si avviano da dischi etichettati GPT. Se questo è il caso, allora si può risolvere aggiungendo il flag avvio/attivo sulla partizione MBR protettiva, tramite fdisk con l'opzione -t dos per forzare la lettura della tabella delle partizioni con il formato MBR.

In questo caso, eseguire fdisk ed impostare il flag usando il tasto a. Premere 1 per selezionare la prima partizione, premere il tasto w per scrivere i cambiamenti sul disco e uscire dall'applicazione fdisk:

user $fdisk -t dos /dev/sda
Welcome to (Benvenuti su) fdisk (util-linux 2.24.1).
Changes will remain in memory only, until you decide to write them.
(I cambiamenti rimarranno solo nella memoria, finché non deciderai di scriverli)
Be careful before using the write command.
(Presta attenzione prima di usare il comando scrivi)
  
Command (m for help): a
Partition number (1-4): 1
  
Command (m for help): w

Uso di UEFI

Quando si installa Gentoo su un sistema che utilizza UEFI per avviare il sistema operativo (invece di BIOS), allora è importante creare una Partizione di Sistema EFI (ESP). Le istruzioni per parted di seguito contengono i puntatori necessari per gestire questa operazione correttamente.

La partizione ESP deve essere una variante di FAT (talvolta mostrata come vfat sui sistemi Linux). Le specifiche UEFI ufficiali dichiarano che i filesystem FAT12, 16 o 32 vengono riconosciuti dal firmware UEFI, benché sia raccomandato FAT32 per la ESP. Procedere con la formattazione della ESP in FAT32:

root #mkfs.fat -F 32 /dev/sda2
Importante
Se non viene usata una variante FAT per l'ESP, non è garantito che il firmware UEFI di sistema trovi il bootloader (o il kernel Linux) e probabilmente non sarà in grado di avviare il sistema!

Partizionamento avanzato

RAID btrfs

Come notato sopra, btrfs ha la possibilità di creare filesystem su più dispositivi. I filesystem btrfs generati così possono funzionare in vari modi: raid0, raid1, raid10, raid5 e raid6. Le modalità RAID 5 e 6 sono migliorate considerevolmente, ma sono ancora considerate instabili. Una volta creato un filesystem su più dispositivi, possono essere aggiunti nuovi dispositivi e quelli vecchi possono essere rimossi con pochi comandi. Btrfs comunque richiede più coinvolgimento da parte dell'utente rispetto ad altri filesystem, rendendolo non particolarmente adatto ai principianti.

I filesystem ext4 possono essere convertiti in filesystem btrfs, cosa che può essere utile per coloro che vogliono installare Gentoo con un filesystem stabile e ben testato e che desiderano accrescere la loro conoscenza dei filesystem più recenti come btrfs tramite esperimenti diretti.

LVM

I CD di installazione amd64 forniscono supporto per il gestore dei volumi logici (LVM). LVM accresce la flessibilità offerta dalla configurazione di partizionamento. Le istruzioni di installazione riportate di seguito si concentrano su partizioni "regolari", ma è bene sapere che anche LVM è supportato se si desidera proseguire per quella strada. Leggere l'articolo LVM per ulteriori dettagli. I nuovi arrivati stiano attenti: benché LVM sia completamente supportato, va al di là dello scopo di questa guida.

Schema di partizionamento predefinito

Per tutto il resto del manuale, verrà usato il seguento schema di partizionamento come esempio semplice di configurazione:

Partizione Filesystem Dimensione Descrizione
/dev/sda1 (bootloader) 2M Partizione di avvio BIOS
/dev/sda2 ext2 (o fat32 se si utilizza UEFI) 128M Partizione di sistema Boot/EFI
/dev/sda3 (swap) 512M o maggiore Partizione di swap
/dev/sda4 ext4 Spazio rimanente del disco Partizione radice (root)

Se ciò è sufficiente e il lettore ha scelto la configurazione GPT, si può proseguire con la sezione Predefinito: Uso di parted per partizionare il disco. Coloro che sono ancora interessati a MBR (ehi, capita!) e vogliono usare la configurazione d'esempio, possono proseguire con l'Alternativa: Uso di fdisk per partizionare il disco.

Sia fdisk che parted sono utilità di partizionamento. fdisk è ben noto, stabile, e raccomandato per la configurazione di partizionamento MBR, mentre parted è stata una delle prima utilità di gestione dei dispositivi a blocchi Linux a supportare le partizioni GPT. Coloro a cui piace l'interfaccia di fdisk possono usare gdisk (fdisk GPT) come alternativa a parted.

Prima di proseguire con le istruzioni di creazione, il primo insieme di sezioni descriverà con maggiori dettagli come si possono creare schemi di partizionamento e si menzioneranno alcune trappole comuni.

Progettazione di uno schema delle partizioni

Quante partizioni e quanto grandi?

Il numero di partizioni dipende fortemente dal tipo di ambiente. Per esempio, se sono previsti molti utenti, allora è consigliato avere la /home/ separata così da migliorare la sicurezza e rendere più facili i backup. Se Gentoo viene installato per fare da server di posta elettronica, allora /var/ è meglio che stia separata in quanto le email vengono memorizzate all'interno di /var/. Una buona scelta del filesystem massimizzerà le prestazioni. I server da gioco avranno /opt/ separata, in quando la maggior parte dei server da gioco sono installati lì. La ragione è simile al percorso /home/: sicurezza e backup. Nella maggior parte delle situazioni, /usr/ dovrà essere capiente: non solo contiene la maggior parte delle applicazioni, ma in genere ospita anche repository ebuild di Gentoo (solitamente su /usr/portage), che fin dall'inizio occupa già 650 MB. Questa stima dello spazio su disco esclude le cartelle packages/ e distfiles/ che sono generalmente memorizzate all'interno di questo archivio ebuild.

Molto dipende da ciò che desidera l'amministratore. Partizioni o volumi separati hanno i seguenti vantaggi:

  • Scelta del miglior filesystem per ciascuna partizione o volume.
  • L'intero sistema non esaurirà lo spazio, nel caso in cui uno strumento invalido continui a scrivere file su una partizione o un volume.
  • Se necessario, i controlli del filesystem impiegheranno meno tempo, in quanto possono essere fatti in parallelo (benché questo vantaggio sia maggiore con i dischi multipli piuttosto che con le sole partizioni multiple).
  • La sicurezza può essere migliorata montando alcune partizioni o volumi in modalità di sola lettura, nosuid (ignora i bit setuid), noexec (ignora i bit eseguibili), ecc.

Tuttavia, anche avere partizioni multiple presenta degli svantaggi. Se il sistema non viene appropriatamente configurato potrebbe avere molto spazio libero su una partizione e niente più spazio su un'altra. Un altro aspetto noioso è che partizioni separate - specialmente per i punti di montaggio importanti come /usr/ o /var/ - richiedono spesso che l'amministratore avvii il sistema con un initramfs per montare la partizione, prima che altri script all'avvio vengano eseguiti. Non sempre si verifica questo caso, quindi i risultati possono variare.

C'è anche un limite di 15 partizioni per SCSI e SATA a meno che il disco non usi una configurazione GPT.

Riguardo lo spazio di swap?

Non c'è un valore perfetto per la partizione di swap. Lo scopo dello spazio di swap è quello di fornire, tramite disco, memoria al kernel quando la memoria interna (RAM) è sotto pressione. Uno spazio di swap permette al kernel di spostare le pagine di memoria, che non verranno utilizzate entro breve tempo, sul disco (swap o spaginazione), liberando memoria. Ovviamente, se quella memoria torna improvvisamente necessaria, queste pagine vengono rimesse nella memoria (paginazione), ciò richiederà un po' di tempo (dato che i dischi sono molto lenti, se paragonati alla memoria interna).

Quando il sistema non esegue applicazioni che occupano molta memoria oppure se il sistema ha tantissima memoria disponibile, allora è probabile che non serva molto spazio di swap. Comunque, lo spazio di swap è usato anche per scriverci tutta la memoria in caso di ibernazione. Se il sistema deve andare in ibernazione, allora è richiesto uno spazio di swap più grande, spesso pari ad almeno la quantità di memoria installata sul sistema.


Cos'è la partizione di avvio BIOS?

Una partizione di avvio BIOS è una partizione molto piccola (da 1 a 2 MB) in cui i bootloader come GRUB2 possono inserire dati aggiuntivi se non riescono a stare nello spazio allocato (poche centinaia di byte nel caso di MBR) e se non possono stare altrove.

Tale partizione non sempre è necessaria, ma considerando l'esiguo consumo di spazio e le difficoltà che avremmo nel documentare l'ampio insieme delle differenze di partizionamento facendo altre scelte, è raccomandato crearla in ogni caso.

Per completezza, si consideri che la partizione di avvio BIOS è necessaria quando lo schema di partizionamento GPT viene usato con GRUB2, o quando lo schema di partizionamento MBR viene usato con GRUB2 qualora la prima partizione inizi prima della distanza di 1 MB dall'inizio del disco.

Predefinito: Uso di parted per partizionare il disco

In questo capitolo, sarà utilizzato il precedente schema di partizionamento d'esempio:

Partizione Descrizione
/dev/sda1 Partizione di avvio BIOS
/dev/sda2 Partizione di avvio
/dev/sda3 Partizione di swap
/dev/sda4 Partizione radice (root)

Modificare lo schema di partizionamento in base alle proprie personali preferenze.

Visualizzare lo schema delle partizioni correnti con parted

L'applicazione parted offre un'interfaccia semplice per partizionare i dischi e supporta partizioni molto grandi (oltre 2 TB). Lanciare parted per il disco (come da esempio si userà /dev/sda). Si raccomanda di indicare a parted di realizzare un allineamento ottimale:

root #parted -a optimal /dev/sda
GNU Parted 2.3
Using (in utilizzo) /dev/sda
Welcome to GNU Parted! Type 'help' to view a list of commands.
(Benvenuto su GNU Parted! Digita 'help' per vedere l'elenco dei comandi)

Allineare significa che le partizioni vengono avviate secondo confini ben noti interni al disco, assicurandosi che le operazioni su disco dal livello del sistema operativo (recuperare pagine dati dal disco) si servano della minima quantità di operazioni per il disco interno. Le partizioni disallineate potrebbero richiedere al disco di recuperare due pagine dati invece di una sola, anche se il sistema operativo richiede una sola pagina.

Per conoscere tutte le opzioni supportate da parted, digitare help e premere invio.

Impostare l'etichetta GPT

La maggior parte dei dischi su architetture x86 e amd64 vengono preparati usando l'etichetta msdos. Se si usa parted, il comando per impostare l'etichetta GPT sul disco è mklabel gpt:

Attenzione
Cambiare il tipo di partizionamento rimuoverà tutte le partizioni dal disco. Tutti i dati sul disco saranno eliminati.
(parted)mklabel gpt

Per inizializzare il disco con MBR, usare mklabel msdos.

Rimuovere tutte le partizioni con parted

Se ciò non è ancora stato fatto (per esempio, attraverso il precedente mklabel o nel caso in cui il disco sia stato appena formattato), prima si devono rimuovere tutte le partizioni esistenti dal disco. Digitare print per vedere le partizioni correnti e digitare rm <N> con <N> che indica il numero della partizione da rimuovere.

(parted)rm 2

Proseguire rimuovendo tutte le altre partizioni non desiderate. Ci si assicuri di non commettere alcun errore in questo momento - parted esegue immediatamente le modifiche (diversamente da fdisk che prima le prepara, lasciando la possibilità di annullare i suoi cambiamenti prima di salvarli o di uscire da fdisk).

Creare le partizioni

Adesso parted sarà usato per creare le partizioni con le seguenti impostazioni:

  • Il tipo di partizione da usare. Solitamente è quella primaria. Se si usa la tabella delle partizioni msdos, si tenga presente che non più di 4 partizioni primarie possono essere create. Se servono più di 4 partizioni, allora una di queste dovrà essere una partizione estesa al cui interno si potranno creare partizioni logiche.
  • La posizione di inizio della partizione (la quale può essere espressa in MB, GB, ... )
  • La posizione di fine della partizione (la quale può essere espressa in MB, GB, ... )

Cominciamo dicendo a parted che i megabytes saranno l'unità di dimensionamento con la quale lavoreremo (per l'esattezza useremo i mebibytes, megabyte binari, abbreviati con la sigla MiB che è la notazione "standard", ma lungo tutto il documento scriveremo MB che è molto più comune):

(parted)unit mib

Creare adesso una partizione da 2 MB che verrà usata dal boot loader (selettore di avvio) GRUB2. Usare il comando mkpart per fare questo ed informare parted di collocarla dopo 1 MB dall'inizio del disco e concluderla a 3 MB (così da creare una partizione di 2 MB).

(parted)mkpart primary 1 3
(parted)name 1 grub
(parted)set 1 bios_grub on
(parted)print
Model: Virtio Block Device (virtblk)
Disk /dev/sda: 20480MiB
Sector size (logical/physical): 512B/512B
Partition Table: gpt
  
Number   Start      End      Size     File system  Name   Flags
 1       1.00MiB    3.00MiB  2.00MiB               grub   bios_grub

Allo stesso modo si definisca la partizione di avvio (128 MB), la partizione di swap (512 MB come da esempio) e la partizione radice (root) che occuperà il rimanente spazio su disco (la posizione di fine disco viene indicata con -1, che significa meno 1 MB dalla fine del disco, tale posizione è quella più lontana a cui una partizione può arrivare).

(parted)mkpart primary 3 131
(parted)name 2 boot
(parted)mkpart primary 131 643
(parted)name 3 swap
(parted)mkpart primary 643 -1
(parted)name 4 rootfs

Quando si usa l'interfaccia UEFI per avviare il sistema (anziché BIOS), si deve marcare la partizione di avvio come Partizione di Sistema EFI (ESP). Parted lo fa automaticamente quando l'opzione boot viene impostata per questa partizione:

(parted)set 2 boot on

Il risultato finale somiglierà a questo:

(parted)print
Model: Virtio Block Device (virtblk)
Disk /dev/sda: 20480MiB
Sector size (logical/physical): 512B/512B
Partition Table: gpt
  
Number   Start      End      Size     File system  Name   Flags
 1       1.00MiB    3.00MiB  2.00MiB               grub   bios_grub
 2       3.00MiB    131MiB   128MiB                boot   boot
 3       131MiB     643MiB   512MiB                swap
 4       643MiB     20479MiB 19836MiB              rootfs
Nota
Su un'installazione UEFI, i flag boot ed esp saranno mostrati sulla partizione di avvio.

Usare il comando quit per uscire da parted.

Alternativa: Uso di fdisk per partizionare il disco

Nota
Sebbene versioni aggiornate di fdisk dovrebbero supportare GPT, si sono riscontrati ancora dei problemi con esso. Le istruzioni sottostanti considerano che lo schema delle partizioni sia basato su MBR.

La seguente parte spiega come impostare le partizioni secondo l'esempio usando fdisk. Lo schema delle partizioni d'esempio menzionato prima:

Partizione Descrizione
/dev/sda1 Partizione di avvio BIOS
/dev/sda2 Partizione di avvio
/dev/sda3 Partizione di swap
/dev/sda4 Partizione radice (root)

Modificare lo schema di partizionamento in base alle proprie personali preferenze.

Visualizzare lo schema delle partizioni correnti con fdisk

fdisk è un famoso e potente strumento per dividere un disco in partizioni. Lanciare fdisk per il disco (nel nostro esempio usiamo /dev/sda):

root #fdisk /dev/sda
Nota
Per usare GPT, aggiungere -t gpt. È strettamente raccomandato leggere attentamente l'output di fdisk nel caso in cui recenti sviluppi per fdisk abbiamo modificato i suoi comportamenti predefiniti che prediligono MBR. Le rimanenti istruzioni considerano che si usi l'impostazione MBR.

Usare il tasto p per visualizzare l'attuale configurazione delle partizioni sul disco:

Command (m for help):p
Disk /dev/sda: 240 heads, 63 sectors, 2184 cylinders
Units = cylinders of 15120 * 512 bytes
  
   Device Boot    Start       End    Blocks   Id  System
/dev/sda1   *         1        14    105808+  83  Linux
/dev/sda2            15        49    264600   82  Linux swap
/dev/sda3            50        70    158760   83  Linux
/dev/sda4            71      2184  15981840    5  Extended
/dev/sda5            71       209   1050808+  83  Linux
/dev/sda6           210       348   1050808+  83  Linux
/dev/sda7           349       626   2101648+  83  Linux
/dev/sda8           627       904   2101648+  83  Linux
/dev/sda9           905      2184   9676768+  83  Linux

Questo particolare disco è stato configurato per ospitare 7 filesystem Linux (ciascuno con una corrispondente partizione elencata come "Linux") e una partizione di swap (indicata con "Linux swap").

Rimuovere tutte le partizioni con fdisk

Prima rimuovere tutte le partizioni esistenti dal disco. Digitare d per eliminare una partizione. Per esempio, per eliminare un'esistente /dev/sda1:

Command (m for help):d
Partition number (1-4): 1

La partizione è ora programmata per l'eliminazione. Non sarà più mostrata quando si richiede l'elenco delle partizioni (p), comunque non sarà effettivamente eliminata finché i cambiamenti non saranno salvati. Ciò permette agli utenti di annullare l'operazione se è stato commesso qualche errore - in tal caso, digitare subito q e premere Enter così la partizione non sarà eliminata.

Digitare nuovamente p per visualizzare un elenco delle partizioni e premere d seguito dal numero della partizione da eliminare. Alla fine, la tabella delle partizioni sarà vuota:

Command (m for help):p
Disk /dev/sda: 30.0 GB, 30005821440 bytes
240 heads, 63 sectors/track, 3876 cylinders
Units = cylinders of 15120 * 512 = 7741440 bytes
  
Device Boot    Start       End    Blocks   Id  System

Ora che la tabella delle partizioni risulta vuota, anche se solo nella memoria, siamo pronti per creare le nuove partizioni.

Creare la partizione di avvio BIOS

Per prima cosa si crei una piccola partizione di avvio per il BIOS. Digitare n per creare una nuova partizione, quindi p per selezionare una partizione primaria, seguito da 1 per selezionare la prima partizione primaria. Quando viene richiesto il settore di inizio, assicurarsi che inizi dal 2048 (necessario per il boot loader) e premere Enter. Quando viene richiesto il settore finale, digitare +2M per creare una partizione grande 2 MByte:

Nota
L'avvio dal settore 2048 è una misura di sicurezza nel caso il selettore di avvio non rilevi questa partizione come disponibile all'uso.
Command (m for help):n
Command action
  e   extended
  p   primary partition (1-4)
p
Partition number (1-4): 1
First sector (64-10486533532, default 64): 2048
Last sector, +sectors +size{M,K,G} (4096-10486533532, default 10486533532): +2M

Segnare la partizione per gli scopi di UEFI:

Command (m for help):t
Selected partition 1
Hex code (type L to list codes): 4
Changed system type of partition 1 to 4 (BIOS boot)
Nota
L'uso di UEFI con lo schema di partizioni MBR è scoraggiato. Se si usa un sistema che supporta UEFI, per favore si usi il partizionamento GPT.

Creare la partizione di avvio

Creare ora una piccola partizione di avvio. Digitare n per creare una nuova partizione, poi p per selezionare una partizione primaria, seguito da 2 per selezionare una seconda partizione primaria. Quando viene richiesto il settore di inizio, accettare quello predefinito premendo Enter. Quando viene richiesto il settore finale, digitare +128M per creare una partizione grande 128 MByte:

Command (m for help):n
Command action
  e   extended
  p   primary partition (1-4)
p
Partition number (1-4): 2
First sector (5198-10486533532, default 5198): (Hit enter)
Last sector, +sectors +size{M,K,G} (4096-10486533532, default 10486533532): +128M

Ora, quando si preme p, viene mostrato il seguente risultato di partizionamento:

Command (m for help):p
Disk /dev/sda: 30.0 GB, 30005821440 bytes
240 heads, 63 sectors/track, 3876 cylinders
Units = cylinders of 15120 * 512 = 7741440 bytes
  
   Device Boot    Start       End    Blocks   Id  System
/dev/sda1             1         3      5198+  ef  EFI (FAT-12/16/32)
/dev/sda2             3        14    105808+  83  Linux

Premere a per impostare il flag di avvio ad una partizione e scegliere 2. Dopo, premere ancora p, notare che un asterisco * verrà posto sulla colonna "Boot" (Avvio).

Creare la partizione di swap

Per creare una partizione di swap: digitare n per creare una nuova partizione, poi p per dire a fdisk di creare una partizione primaria. Digitare 3 per creare una terza partizione primaria, /dev/sda3. Quando viene richiesto il settore di inizio, premere Enter. Quando viene richiesto il settore finale, digitare +512M (o qualsiasi altra grandezza sia necessaria per lo spazio di swap) così da creare una partizione grande 512 MB.

Fatto tutto questo, digitare t per impostare il tipo di partizione, 3 per selezionare la partizione appena creata e poi digitare 82 per impostare il tipo di partizione "Linux Swap".

Creare la partizione radice

Infine, per creare la partizione radice (root), digitare n per creare una nuova partizione, quindi p per indicare a fdisk di creare una partizione primaria. Poi digitare 4 per creare la quarta partizione primaria, /dev/sda4. Quando viene richiesto il settore di inizio, premere Enter. Quando viene richiesto il settore finale, premere Enter per creare una partizione che occupi il rimanente spazio su disco. Dopo aver completato questi passaggi, digitando p si dovrebbe vedere una tabella delle partizioni simile a questa:

Command (m for help):p
Disk /dev/sda: 30.0 GB, 30005821440 bytes
240 heads, 63 sectors/track, 3876 cylinders
Units = cylinders of 15120 * 512 = 7741440 bytes
  
   Device Boot    Start       End    Blocks   Id  System
/dev/sda1             1         3      5198+  ef  EFI (FAT-12/16/32)
/dev/sda2   *         3        14    105808+  83  Linux
/dev/sda3            15        81    506520   82  Linux swap
/dev/sda4            82      3876  28690200   83  Linux

Salvare lo schema delle partizioni

Per salvare la configurazione delle partizioni e uscire da fdisk, premere w.

Command (m for help):w

Ora che le partizioni sono state create, si deve procedere alla creazione di un filesystem su ciascuna di esse.


Creazione dei file system

Introduzione

Una volta create le partizioni, è ora di inserirci un filesystem. Nella sezione successiva vengono descritti i file system supportati da Linux. I lettori che sanno già quale filesystem usare possono continuare con la sezione Applicare un filesystem ad una partizione. Gli altri lettori dovrebbero continuare a leggere per comprendere meglio i filesystem disponibili...

Filesystem

Sono disponibili numerosi filesystem. Alcuni di essi sono ritenuti stabili sull'architettura amd64 - è consigliabile informarsi sui filesystem e sul loro supporto, prima di selezionarne uno più sperimentale da usare su partizioni importanti.

btrfs
È un filesystem di nuova generazione che fornisce molte caratteristiche avanzate, come la possibilità di creare istantanee, l'auto-riparazione tramite checksum, la compressione trasparente, i sottovolumi e il RAID integrato. Alcune distribuzioni hanno iniziato ad offrirlo come opzione standard, ma non è pronto per la produzione. Sono frequenti i rapporti di corruzione del filesystem. I suoi sviluppatori spingono la gente ad utilizzare la versione più recente del kernel, perché quelle più vecchie è noto che causino problemi. Così è stato per anni ed è troppo presto per dire se le cose sono cambiate. Le correzioni dei problemi di corruzione raramente vengono trasferite sui kernel più vecchi. Si proceda con cautela quando si utilizza questo filesystem!
ext2
È l'effettivo e collaudato filesystem di Linux, ma non ha il journaling dei metadati, il ché significa che i controlli di routine del filesystem ext2 effettuati all'avvio possono richiedere molto tempo. Ormai esiste una scelta piuttosto ampia di filesystem con journaling, la cui consistenza può essere controllata molto velocemente e sono infatti generalmente preferiti rispetto alle controparti senza journaling. I filesystem con journaling prevengono lunghi ritardi qualora il sistema si avvii con il filesystem in uno stato inconsistente (errori di coerenza).
ext3
È la versione con journaling del filesystem ext2, che fornisce il journaling dei metadati per un ripristino veloce in aggiunta ad altre modalità migliorate di journaling come quello a dati completi e a dati ordinati. Usa un indice HTree che permette alte prestazioni in quasi tutte le situazioni. In breve, ext3 è un filesystem molto buono e affidabile.
ext4
Inizialmente creato come un derivato di ext3, ext4 porta nuove caratteristiche, miglioramenti delle prestazioni e rimozione dei limiti delle dimensioni con lievi modifiche al formato su disco. Può ospitare volumi fino a 1 EB e con una dimensione massima dei file di 16 TB. Invece della classica allocazione a blocchi bitmap di ext2-3, ext4 utilizza le estensioni, che migliorano le prestazioni con file grandi e riducono la frammentazione. Ext4 fornisce anche algoritmi di allocazione dei blocchi più sofisticati (allocazione ritardata e multiblocco) dando ai driver del filesystem più modi per ottimizzare la distribuzione dei dati su disco. Ext4 è il filesystem raccomandato per tutti gli utilizzi e per tutte le piattaforme.
f2fs
Il Flash-Friendly File System fu originariamente creato da Samsung per essere usato con la memoria flash NAND. Nel secondo quadrimestre del 2016, questo filesystem era considerato ancora immaturo, ma è una scelta decente quando si installa Gentoo su microSD, dischi USB, o altri dispositivi di memoria basati su flash.
JFS
È il filesystem ad alte prestazioni di IBM. JFS è un filesystem leggero, veloce e affidabile basato su B+tree con buone prestazioni in varie condizioni.
ReiserFS
È un filesystem con journaling basato su B+tree che ha delle buone prestazioni complessive, specialmente quando si ha a che fare con molti piccoli file al costo di più cicli di CPU. ReiserFS sembra essere meno mantenuto rispetto ad altri filesystem.
XFS
È un filesystem con journaling dei metadati che fornisce un robusto insieme di caratteristiche ed è ottimizzato per la scalabilità. XFS sembra essere meno indulgente in caso di vari problemi hardware.
vfat
Anche conosciuto come FAT32, è supportato da Linux ma non supporta alcuna configurazione dei permessi. È principalmente usato per interoperabilità con altri sistemi operativi (principalmente Microsoft Windows) ma è anche una necessità per alcuni firmware di sistema (come UEFI).
NTFS
Il filesystem "New Technology" è quello principale su Microsoft Windows. Analogamente a vfat, non memorizza le impostazioni dei permessi o gli attributi estesi necessari ai sistemi BSD o Linux affinché funzionino correttamente, di conseguenza non può essere usato come filesystem radice (root). Dovrebbe essere usato solamente per l'interoperabilità con i sistemi Microsoft Windows (si noti l'enfasi su solamente).

Quando si usa ext2, ext3 o ext4 su una piccola partizione (minore di 8GB), allora il filesystem deve essere creato con le opzioni appropriate per riservare abbastanza inode. L'applicazione mke2fs mkfs.ext2 usa l'impostazione "bytes-per-inode" per calcolare quanti inode dovrebbe avere un filesystem. Su partizioni più piccole, è consigliato aumentare il numero di inode calcolati.

Su ext2, ciò può essere fatto usando il seguente comando:

root #mkfs.ext2 -T small /dev/<dispositivo>

Su ext3 ed ext4, aggiungere l'opzione -j per abilitare il journaling:

root #mkfs.ext2 -j -T small /dev/<dispositivo>

Questa scelta generalmente quadruplica il numero di inode per un certo filesystem poiché i suoi "bytes-per-inode" anziché uno ogni 16kB diventano uno ogni 4kB. Ciò può essere ulteriormente modificato specificando la proporzione:

root #mkfs.ext2 -i <proporzione> /dev/<dispositivo>

Applicare un filesystem ad una partizione

Per creare un filesystem su una partizione o su un volume, ci sono strumenti avviabili dallo spazio utente per ogni possibile filesystem. Cliccare sul nome del filesystem nella tabella sottostante per informazioni aggiuntive su ciascun filesystem:

Filesystem Comando di creazione Sul CD minimale? Pacchetto
btrfs mkfs.btrfs sys-fs/btrfs-progs
ext2 mkfs.ext2 sys-fs/e2fsprogs
ext3 mkfs.ext3 sys-fs/e2fsprogs
ext4 mkfs.ext4 sys-fs/e2fsprogs
f2fs mkfs.f2fs sys-fs/f2fs-tools
jfs mkfs.jfs sys-fs/jfsutils
reiserfs mkfs.reiserfs sys-fs/reiserfsprogs
xfs mkfs.xfs sys-fs/xfsprogs
vfat mkfs.vfat sys-fs/dosfstools
NTFS mkfs.ntfs sys-fs/ntfs3g

Per esempio, per avere la partizione boot (/dev/sda2) in ext2 e la partizione root (/dev/sda4) in ext4 come nello schema delle partizioni d'esempio, si devono usare i seguenti comandi:

root #mkfs.ext2 /dev/sda2
root #mkfs.ext4 /dev/sda4

Ora si devono creare i filesystem sulle partizioni o i volumi logici appena creati.

Attivazione della partizione di swap

mkswap è il comando che viene usato per inizializzare la partizione di swap:

root #mkswap /dev/sda3

Per attivare la partizione di swap, usare swapon:

root #swapon /dev/sda3

Creare ed attivare lo swap con i comandi sopra menzionati.

Montaggio della partizione di root

Ora che le partizioni sono inizializzate ed ospitano un filesystem, è tempo di montare quelle partizioni. Usare il comando mount, ma non dimenticarsi di creare le directory (cartelle) di montaggio necessarie su cui montare ogni partizione creata. Nell'esempio è riportato come montare la partizione di root:

root #mount /dev/sda4 /mnt/gentoo
Nota
Se è necessario che /tmp/ risieda su una partizione separata, assicurarsi di cambiare i suoi permessi dopo averla montata:
root #chmod 1777 /mnt/gentoo/tmp
Ciò è valido anche per /var/tmp.

Più avanti nel manuale, il filesystem proc (un'interfaccia virtuale fornita dal kernel) ed altri pseudo-filesystem del kernel verranno montati. Però prima è necessario Installare i file di installazione di Gentoo.




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Installare uno stage tarball

Impostare data e ora

Prima di installare Gentoo, è buona norma assicurarsi che data ed ora siano corretti. Un orologio configurato male può portare a risultati strani: il sistema base dovrebbe essere estratto solo se data ed ora sono esatti. Infatti, dato che molti siti e servizi usano comunicazioni criptate (SSL/TLS), potrebbe essere addirittura impossibile scaricare i file di installazione se l'orologio di sistema è troppo alterato!

Verificare data e ora eseguendo il comando date:

root #date
Lun 3 Ott 13:16:22 CET 2016

Se la data/ora mostrata è sbagliata, correggerla usando uno dei seguenti metodi.

Nota
Le schede madri che non hanno un orologio a tempo reale (Real-Time Clock - RTC) andrebbero configurate per sincronizzare l'orologio di sistema con un time server. Questo vale anche per i sistemi che hanno un RTC ma la cui batteria è scarica.

Automatico

I supporti di installazione ufficiali di Gentoo includono il comando ntpd (grazie al pacchetto net-misc/ntp). I supporti ufficiali includono un file di configurazione che usa i time server di ntp.org. Usare questo metodo richiede una connessione di rete funzionante e potrebbe non essere disponibile per tutte le architetture.

Attenzione
La sincronizzazione automatica dell'ora ha un prezzo da pagare. Rivelerà l'indirizzo IP del sistema e le informazioni di rete correlate al server dell'orario (in questo caso ntp.org). Gli utenti preoccupati per la loro privacy dovrebbero essere consci di questo prima di impostare l'orologio di sistema usando il metodo sottostante.
root #ntpd -q -g

Manuale

Il comando date può essere usato anche per effettuare un'impostazione manuale dell'orologio di sistema. Usare la sintassi MMGGoommAAAA (Mese, Giorno, ora, minuti e anno).

L'orario UTC è raccomandato su tutti i sistemi Linux. Successivamente, durante l'installazione, verrà definito un fuso orario. Ciò modificherà il modo in cui viene mostrata l'ora in base all'ora locale.

Per esempio, per impostare la data sul 3 ottobre, 13:16 nell'anno 2016:

root #date 100313162016

Scegliere uno stage tarball

Multilib (32 e 64 bit)

Scegliere un tarball base per il sistema fa risparmiare una quantità considerevole di tempo lungo il processo di installazione, in particolare quando si dovrà scegliere un profilo corretto. La selezione di uno stage tarball avrà implicazioni dirette sulla configurazione del futuro sistema e può anche prevenire possibili problemi futuri. Il tarball multilib usa librerie a 64 bit ogni volta che è possibile, mentre solo per ragioni di compatibilità passa ai 32 bit. Questa è un'eccellente scelta per la maggior parte delle installazioni, dato che offre grande flessibilità per una personalizzazione futura. Per coloro che desiderano che il loro sistema sia in grado di passare facilmente da un profilo all'altro dovrebbero scegliere un tarbal multilib in relazione all'architettura del loro processore.

La maggior parte degli utenti non dovrebbe usare le opzioni 'avanzate' dei tarball; infatti queste riguardano specifiche configurazioni software o hardware.

Non multilib (64 bit puro)

Scegliere un tarball non multilib come base per il sistema offre un ambiente completamente a 64 bit. Ciò rende improbabile il passaggio ad un profilo multilib, seppur possibile. Coloro che cominciano ad usare Gentoo non dovrebbero scegliere un tarball no-multilib a meno che non sia assolutamente necessario.

Attenzione
Siate consapevoli che migrare da un sistema no-multilib ad uno multilib richiede una conoscenza di Gentoo molto collaudata, oltre ad una serie di strumenti di basso livello (ciò potrebbe far preoccupare persino i nostri sviluppatori di strumenti (toolchain)). Non è per i deboli di cuore e va oltre lo scopo di questa guida.

Scaricamento dello stage tarball

Spostarsi sulla cartella dove è stato montato il filesystem radice di Gentoo (molto probabilmente /mnt/gentoo):

root #cd /mnt/gentoo

A seconda del mezzo di installazione scelto, il solo strumento necessario per scaricare uno stage tarball è un browser Web.

Browser grafici

Coloro che usano ambienti con browser di rete completamente grafici non avranno problemi a copiare l'URL del file stage dalla sezione di download del sito principale. Semplicemente selezionare la scheda appropriata, cliccare con il tasto destro del mouse sul collegamento al file stage, poi Copiare l'indirizzo (su Firefox) o Copiare la posizione (su Chromium) per copiare l'indirizzo negli appunti, incollare poi il collegamento all'utilità wget da linea di comando così da scaricare lo stage tarball:

root #wget <URL_STAGE_INCOLLATO>

Browser a linea di comando

I lettori più tradizionali o gli utenti Gentoo di 'vecchia data', lavorando esclusivamente da linea di comando, potrebbero preferire l'uso di links, un browser senza grafica e basato sui menu. Per scaricare uno stage, navigare fino alla lista di distributori (mirror) di Gentoo come di seguito:

root #links https://www.gentoo.org/downloads/mirrors/

Per usare un proxy HTTP con links, passare l'URL con l'opzione -http-proxy:

root #links -http-proxy proxy.server.com:8080 https://www.gentoo.org/downloads/mirrors/

Oltre a links esiste anche il browser lynx. Come links, si tratta di un browser privo di grafica ma non basato sui menu.

root #lynx https://www.gentoo.org/downloads/mirrors/

Se è necessario definire un proxy, esportare le variabili http_proxy e/o ftp_proxy:

root #export http_proxy="http://proxy.server.com:port"
root #export ftp_proxy="http://proxy.server.com:port"

Nella lista dei distributori (mirror), selezionarne uno vicino. Solitamente vanno bene i mirror HTTP, ma sono disponibili anche altri protocolli. Spostarsi nella cartella releases/amd64/autobuilds/. Qui sono elencati tutti i file stage disponibili (potrebbero essere posti in sottocartelle nominate con il nome delle singole sotto architetture). Selezionarne uno e premere d per scaricarlo.

Appena lo scaricamento del file stage è completato, è possibile verificare l'integrità e validare i contenuti dello stage tarball. Coloro che lo desiderano dovrebbero leggere la successiva sezione.

Coloro che non sono interessati alla verifica e alla validazione del file stage possono chiudere il browser a linea di comando premendo q e possono proseguire alla sezione di estrazione dello stage tarball.

Verifica e validazione

Come con i CD di installazione minimali, anche ora sono disponibili file aggiuntivi per verificare e validare il file stage. Sebbene questi passi possano essere saltati, questi file sono forniti per gli utenti che tengono alla legittimità dei file da essi scaricati.

  • Un file .CONTENTS che contiene un elenco di tutti i file all'interno del tarball stage.
  • Un file .DIGESTS che contiene i checksum (somme di controllo) del file stage, in base a diversi algoritmi.
  • Un file .DIGESTS.asc che, come il file .DIGESTS, contiene i checksum del file stage secondo diversi algoritmi, ma è anche firmato crittograficamente per assicurarsi che sia fornito dal progetto Gentoo.

Usare openssl e confrontare il suo risultato con le somme di controllo fornite dal file .DIGESTS o .DIGESTS.asc.

Per esempio, per validare con il checksum SHA512:

root #openssl dgst -r -sha512 stage3-amd64-<release>.tar.bz2

Un altro modo è usare il comando sha512sum:

root #sha512sum stage3-amd64-<release>.tar.bz2

Per validare con il checksum Whirlpool:

root #openssl dgst -r -whirlpool stage3-amd64-<release>.tar.bz2

Confrontare il risultato di questi comandi con il valore registrato nei file .DIGESTS(.asc). I valori devono corrispondere, altrimenti il file scaricato potrebbe essere corrotto (oppure è corrotto il file digests).

Così come per il file ISO, è possibile verificare anche la firma crittografica del file .DIGESTS.asc usando gpg per essere sicuri che le somme di controllo non siano state manomesse:

root #gpg --verify stage3-amd64-<release>.tar.bz2.DIGESTS.asc

Estrazione dello stage tarball

Ora scompattare lo stage scaricato nel sistema. Useremo tar per procedere:

root #tar xvjpf stage3-*.tar.bz2 --xattrs --numeric-owner

Assicurarsi di usare le stesse opzioni (xvjpf e --xattrs). La x sta per Estrai, la v sta per Verboso per vedere cosa succede durante il processo di estrazione (opzionale), la j sta per Decomprimi con bzip2, la p sta per Preserva i permessi e la f indica che si vuole estrarre un File, l'input non è standard. --xattrs serve per includere gli attributi estesi memorizzati nell'archivio. Infine, --numeric-owner viene usato per assicurarsi che gli ID di utenti e gruppi dei file estratti dal tarball rimangano uguali a quelli pensati dalla squadra ingegneristica dei rilasci di Gentoo, anche per gli utenti avventurosi che non stanno usando mezzi di installazione ufficiali di Gentoo.

Una volta che il file stage è stato installato, si continui con la Configurazione delle opzioni di compilazione.

Configurazione delle opzioni di compilazione

Introduzione

Per ottimizzare Gentoo, è possibile impostare un paio di variabili che influenzeranno il comportamento di Portage, il gestore di pacchetti di Gentoo ufficialmente supportato. Tutte quelle variabili possono essere impostate come variabili d'ambiente (usando export) però l'effetto non sarà permanente. Per conservare le impostazioni, Portage legge nel file /etc/portage/make.conf, un file di configurazione di Portage.

Nota
Si può trovare un elenco commentato di tutte le variabili possibili nel file /mnt/gentoo/usr/share/portage/config/make.conf.example. Per completare un'installazione, è necessario impostare solo le variabili menzionate di seguito.

Si apra un editor (in questa guida useremo nano) per modificare le variabili di ottimizzazione che discuteremo in seguito.

root #nano -w /mnt/gentoo/etc/portage/make.conf

Dal file make.conf.example si comprende come questo debba essere strutturato: le linee commentate iniziano con "#", le altre linee definiscono le variabili usando la sintassi VARIABILE="contenuto". Molte di queste variabili sono discusse in seguito.

CFLAGS e CXXFLAGS

Le variabili CFLAGS e CXXFLAGS definiscono rispettivamente le opzioni di ottimizzazioni per i compilatori GCC C e C++. Benché siano definite in maniera generale qui, per ottenere le migliori prestazioni si dovrebbero ottimizzare quelle opzioni separatamente per ogni programma. Dato che ciascun programma è diverso. Tuttavia, ciò non è gestibile, per cui si utilizza la definizione di queste variabili (flag) nel file make.conf.

Nel file make.conf si dovrebbero definire le opzioni di ottimizzazione che renderanno il sistema indicativamente più performante possibile. Non si usino impostazioni sperimentali in questa variabile; troppe ottimizzazioni possono addirittura peggiorare il comportamento dei programmi (blocchi, o anche peggio, malfunzionamenti).

Non spiegheremo tutte le opzioni di ottimizzazione possibili. Per comprenderle tutte, si legga il Manuale GNU Online o la pagina di informazioni di gcc (info gcc - funziona solo su sistemi Linux in esecuzione). Il file make.conf.example stesso contiene tantissimi esempi ed informazioni; non si dimentichi di leggerlo.

Una prima impostazione è l'opzione -march= o -mtune=, che specifica il nome dell'architettura di destinazione. Nel file make.conf.example sono descritte le possibili opzioni (attraverso commenti). Un valore comunemente usato è native che indica al compilatore di usare come architettura di destinazione quella del sistema in uso (quella su cui gli utenti stanno installando Gentoo).

Un'altra opzione è -O (O maiuscola, non zero), che specifica la classe di ottimizzazione di gcc. Possibili classi sono s (per ottimizzare le dimensioni), 0 (zero - per non ottimizzare affatto), 1, 2 o persino 3 per ottimizzare la velocità (ogni classe ha le stesse opzioni della precedente, più alcune aggiuntive). -O2 è l'opzione predefinita raccomandata. È noto che -O3 causa problemi se usata per l'intero sistema, quindi raccomandiamo di attenersi a -O2.

Un'altra opzione di ottimizzazione popolare è -pipe (usa le pipe - passaggio dati - invece di file temporanei per la comunicazione durante i vari passi della compilazione). Non ha alcun impatto sul codice generato, ma usa più memoria. Su sistemi con poca memoria, gcc potrebbe essere interrotto. In tal caso, non si usi questa opzione.

Usare -fomit-frame-pointer (che non conserva il frame pointer nel registro per le funzioni che non se ne servono) potrebbe avere serie ripercussioni sul debug delle applicazioni.

Quando vengono definite le variabili CFLAGS e CXXFLAGS, si combinino le varie opzioni di ottimizzazione in un'unica stringa. I valori predefiniti contenuti nell'archivio stage3 scompattato dovrebbero essere abbastanza buoni. Quello di seguito è solo un esempio:

CODE Esempi delle variabili CFLAGS e CXXFLAGS
CFLAGS="-march=native -O2 -pipe"
# Usare le stesse impostazioni per ambo le variabili
CXXFLAGS="${CFLAGS}"
Tip
Benché l'articolo relativo all'ottimizzazione GCC abbia più informazioni su come le varie opzioni di compilazione possano influenzare un sistema, l'articolo CFLAGS sicure dovrebbe essere un posto più pratico per i principianti per iniziare ad ottimizzare i loro sistemi.

MAKEOPTS

La variabile MAKEOPTS definisce quante compilazioni parallele dovrebbero avvenire quando si installa un pacchetto. Una buona scelta è il numero di CPU (o core di CPU) nel sistema più uno, ma questa linea guida non è sempre perfetta.

CODE Esempio di dichiarazione di MAKEOPTS nel file make.conf
MAKEOPTS="-j2"

Pronti, attenti, via!

Aggiornare il file /mnt/gentoo/etc/portage/make.conf in base alle preferenze personali e salvarlo (gli utenti di nano devono usare Ctrl+X).

Continuare poi con l'Installazione del sistema base.




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Effettuare il chroot

Opzionale: Selezionare i mirror

File di distribuzione

Per scaricare rapidamente il codice sorgente si raccomanda di selezionare un mirror (distributore) veloce. Portage cercherà la variabile GENTOO_MIRRORS nel file make.conf ed utilizzerà i mirror lì elencati. È possibile navigare nella lista dei mirror di Gentoo e cercare un mirror (o più mirror) vicino alla posizione geografica del sistema (in quanto quelli risulteranno solitamente più veloci). Tuttavia, forniamo anche uno strumento utile chiamato mirrorselect che fornisce agli utenti una comoda interfaccia per selezionare i mirror necessari. Basta semplicemente navigare sui mirror prescelti e premere Spazio per selezionare uno o più mirror.

root #mirrorselect -i -o >> /mnt/gentoo/etc/portage/make.conf

Deposito delle ebuild di Gentoo

Un altro importante passo durante la selezione dei mirror è la configurazione dei repository (depositi) delle ebuild di Gentoo tramite il file /etc/portage/repos.conf/gentoo.conf. Questo file contiene le informazioni di sincronizzazione necessarie per aggiornare il repository dei pacchetti (la raccolta di ebuild e di file correlati contenenti tutte le informazioni di cui Portage ha bisogno per scaricare ed installare i pacchetti software).

La configurazione del repository può essere fatta in pochi semplici passi. Prima, se non esiste, creare il percorso repos.conf:

root #mkdir /mnt/gentoo/etc/portage/repos.conf

Successivamente, copiare il file di configurazione dei repository di Gentoo, fornito da Portage, nella cartella (appena creata) repos.conf:

root #cp /mnt/gentoo/usr/share/portage/config/repos.conf /mnt/gentoo/etc/portage/repos.conf/gentoo.conf

Dare un'occhiata con un editor di testo o utilizzando il comando cat. Il contenuto del file dovrebbe essere in formato .ini e somigliare a questo:

FILE /mnt/gentoo/etc/portage/repos.conf/gentoo.conf
[gentoo]
location = /usr/portage
sync-type = rsync
sync-uri = rsync://rsync.gentoo.org/gentoo-portage
auto-sync = yes

Il valore predefinito della variabile sync-uri sopra elencato comporta un posizionamento dei mirror basato sulla rotazione. Ciò ottimizzerà il carico sulla banda dell'infrastruttura di Gentoo e fornirà una soluzione di ripiego in caso uno specifico mirror risulti non in linea. Si raccomanda di mantenere l'URI predefinito a meno che non venga usato un mirror di Portage locale e privato.

Tip
Per coloro che sono interessati, le specifiche ufficiali per le API di sincronizzazione del plug-in di Portage possono essere consultate nell' Articolo sulla sincronizzazione del progetto Portage.

Copiare le informazioni del DNS

Rimane da fare ancora una cosa prima di entrare nel nuovo ambiente, ovvero copiare le informazioni del DNS nel file /etc/resolv.conf. Ciò va fatto per assicurarsi che la rete funzioni anche dopo essere entrati nel nuovo ambiente. /etc/resolv.conf contiene i name server per la rete.

Per copiare queste informazioni, si raccomanda di passare l'opzione -L al comando cp. Ciò garantisce che, se /etc/resolv.conf è un collegamento simbolico, venga copiato il file indicato dal collegamento invece del collegamento simbolico stesso. Altrimenti, nel nuovo ambiente, il collegamento simbolico punterebbe ad un file non esistente (in quanto ciò che ora indica il collegamento non sarà disponibile nel nuovo ambiente).

root #cp -L /etc/resolv.conf /mnt/gentoo/etc/

Montaggio dei fileystem necessari

A breve, la radice (root) di Linux sarà cambiata con quella della nuova ubicazione. Per essere sicuri che il nuovo ambiente funzioni correttamente, alcuni filesystem devono essere disponibili fin d'ora.

I filesystem da rendere accessibili sono:

  • /proc/ che è uno pseudo filesystem (appare come fossero file ordinari, ma in realtà è generato in tempo reale) tramite il quale il kernel Linux mostra informazioni a tutto l'ambiente
  • /sys/ che è uno pseudo filesystem, come /proc/ che una volta si pensava l'avrebbe sostituito, ed è più strutturato di /proc/
  • /dev/ è un filesystem normale, parzialmente gestito dal gestore dei dispositivi di Linux (solitamente udev), il quale contiene un file per ciascun dispositivo

Il percorso /proc/ sarà montato su /mnt/gentoo/proc/ mentre gli altri due saranno montati congiuntamente. Ciò significa che, ad esempio, /mnt/gentoo/sys/ sarà effettivamente /sys/ (è solo un secondo punto di accesso allo stesso filesystem) mentre /mnt/gentoo/proc/ è un nuovo montaggio (un'istanza per così dire) del filesystem.

root #mount -t proc /proc /mnt/gentoo/proc
root #mount --rbind /sys /mnt/gentoo/sys
root #mount --make-rslave /mnt/gentoo/sys
root #mount --rbind /dev /mnt/gentoo/dev
root #mount --make-rslave /mnt/gentoo/dev
Nota
Le operazioni --make-rslave sono necessarie per il supporto di systemd più avanti nell'installazione.
Attenzione
Quando si usano mezzi di installazione non-Gentoo, quanto detto potrebbe risultare insufficiente. Alcune distribuzioni creano un link simbolico di /dev/shm su /run/shm/ che, dopo chroot, risulta non valido. Facendo un corretto montaggio tmpfs di /dev/shm/ può risolvere questo problema:
root #test -L /dev/shm && rm /dev/shm && mkdir /dev/shm
root #mount -t tmpfs -o nosuid,nodev,noexec shm /dev/shm

Ci si assicuri anche che la modalità 1777 sia impostata

root # chmod 1777 /dev/shm

Entrare nel nuovo ambiente

Ora che tutte le partizioni sono state inizializzate e l'ambiente base installato, è tempo di entrare nel nuovo ambiente attraverso chroot. Ciò significa che la sessione cambierà la sua radice (la posizione di livello più alto alla quale si può fare accesso) da quella dell'attuale ambiente di installazione (del CD o di un altro mezzo di installazione) a quella del sistema installato (ovvero le partizioni inizializzate). Da cui il nome, change root (cambiare radice) o chroot.

Questo cambio di radice può esser fatto in tre passaggi:

  1. La posizione radice (root) è modificata da / (sul mezzo di installazione) a /mnt/gentoo/ sulle partizioni usando chroot
  2. Alcune impostazioni (quelle su /etc/profile) sono caricate nella memoria usando il comando source
  3. L'attesa comandi (prompt) primaria è modificata per ricordarci che questa sessione avviene in un ambiente chroot
root #chroot /mnt/gentoo /bin/bash
root #source /etc/profile
root #export PS1="(chroot) $PS1"

Da questo momento, tutte le azioni sono direttamente eseguite nel nuovo ambiente Gentoo Linux. Certamente si è ancora lontani dalla conclusione, per questo motivo l'installazione ha ancora alcune sezioni!

Tip
Se l'installazione di Gentoo viene interrotta in qualsiasi momento da questo punto, dovrebbe essere possibile riprenderla a partire da questo passaggio. Non c'è necessità di ripartizionare il disco nuovamente! Montare la partizione radice ed eseguire i passi qui sopra iniziando con la copia delle informazioni DNS per rientrare nell'ambiente funzionante. Questo è utile anche per correggere alcuni problemi con i bootloader (selettori di avvio). Ulteriori informazioni si possono trovare nell'articolo chroot.

Montare la partizione radice

Ora che si è dentro al nuovo ambiente, è necessario creare e montare la partizione /boot. Ciò sarà importante al momento della compilazione del kernel e dell'installazione del bootloader (selettore di avvio):

root #mkdir /boot
root #mount /dev/sda2 /boot

Configuring Portage

Installing an ebuild repository snapshot from the web

Next step is to install a snapshot of the main ebuild repository. This snapshot contains a collection of files that informs Portage about available software titles (for installation), which profiles the system administrator can select, package or profile specific news items, etc.

The use of emerge-webrsync is recommended for those who are behind restrictive firewalls (because it uses HTTP/FTP protocols for downloading the snapshot) and saves network bandwidth. Readers who have no network or bandwidth restrictions can happily skip down to the next section.

This will fetch the latest snapshot (which is released on a daily basis) from one of Gentoo's mirrors and install it onto the system:

root #emerge-webrsync
Note
During this operation, emerge-webrsync might complain about a missing /usr/portage/ location. This is to be expected and nothing to worry about - the tool will create the location.

From this point onward, Portage might mention that certain updates are recommended to be executed. This is because system packages installed through the stage file might have newer versions available; Portage is now aware of new packages because of the repository snapshot. Package updates can be safely ignored for now; updates can be delayed after the Gentoo installation has finished.

Optional: Updating the Gentoo ebuild repository

It is possible to update the Gentoo ebuild repository to the latest version. The previous emerge-webrsync command will have installed a very recent snapshot (usually recent up to 24h) so this step is definitely optional.

Suppose there is a need for the last package updates (up to 1 hour), then use emerge --sync. This command will use the rsync protocol to update the Gentoo ebuild repository (which was fetched earlier on through emerge-webrsync) to the latest state.

root #emerge --sync

On slow terminals, like some framebuffers or serial consoles, it is recommended to use the --quiet option to speed up the process:

root #emerge --sync --quiet

Reading news items

When the Gentoo ebuild repository is synchronized to the system, Portage may warn the user with messages similar to the following:

CODE Portage informing the user about news items
 * IMPORTANT: 2 news items need reading for repository 'gentoo'.
 * Use eselect news to read news items.

News items were created to provide a communication medium to push critical messages to users via the rsync tree. To manage them, use eselect news. The eselect application is a Gentoo application that allows for a common management interface towards system changes and operations. In this case, eselect is asked to use its news module.

For the news module, three operations are most used:

  • With list an overview of the available news items is displayed.
  • With read the news items can be read.
  • With purge news items can be removed once they have been read and will not be reread anymore.
root #eselect news list
root #eselect news read

More information about the newsreader is available through its manual page:

root #man news.eselect

Choosing the right profile

A profile is a building block for any Gentoo system. Not only does it specify default values for USE, CFLAGS, and other important variables, it also locks the system to a certain range of package versions. These settings are all maintained by Gentoo's Portage developers.

You can see what profile the system is currently using with eselect, now using the profile module:

root #eselect profile list
Available profile symlink targets:
  [1]   default/linux/amd64/13.0 *
  [2]   default/linux/amd64/13.0/desktop
  [3]   default/linux/amd64/13.0/desktop/gnome
  [4]   default/linux/amd64/13.0/desktop/kde
Note
The output of the command is just an example and evolves over time.

As can be seen, there are also desktop subprofiles available for some architectures.

After viewing the available profiles for the amd64 architecture, users can select a different profile for the system:

root #eselect profile set 2


No-multilib

In order to select a pure 64-bit environment, with no 32-bit applications or libraries, use a no-multilib profile:

root #eselect profile list
Available profile symlink targets:
  [1]   default/linux/amd64/13.0 *
  [2]   default/linux/amd64/13.0/desktop
  [3]   default/linux/amd64/13.0/desktop/gnome
  [4]   default/linux/amd64/13.0/desktop/kde
  [5]   default/linux/amd64/13.0/no-multilib

Next select the no-multilib profile:

root #eselect profile set 5
root #eselect profile list
Available profile symlink targets:
  [1]   default/linux/amd64/13.0
  [2]   default/linux/amd64/13.0/desktop
  [3]   default/linux/amd64/13.0/desktop/gnome
  [4]   default/linux/amd64/13.0/desktop/kde
  [5]   default/linux/amd64/13.0/no-multilib *

systemd

Those who desire systemd as their init system should select a profile with systemd somewhere in the profile name:

root #eselect profile set default/linux/amd64/13.0/systemd
root #eselect profile list
Available profile symlink targets:
  [10]  default/linux/amd64/13.0/developer
  [11]  default/linux/amd64/13.0/no-multilib
  [12]  default/linux/amd64/13.0/systemd *
  [13]  default/linux/amd64/13.0/x32
  [14]  hardened/linux/amd64
Tip
As seen above, full profile names can be used instead of the profile's associated numerical value.


Note
The developer subprofile is specifically for Gentoo Linux development and is not meant to be used by casual users.

Updating the @world set

At this point, if a new system profile has been chosen, it is wise to update the system's @world set so that a base can be established for the new profile.

This following step is necessary for those who have selected a profile with systemd in the title (since all of Gentoo's official stage tarballs use OpenRC as the default init system), however it is optional for the other profiles:

root #emerge --ask --update --deep --newuse @world
Tip
If a full scale desktop environment profile has been selected this process could greatly extend the amount of time necessary for the install process. Those in a time crunch can work by this 'rule of thumb': the shorter the profile name, the less specific the system's @world set; the less specific the @world set, the fewer packages the system will require. In other words:
  • selecting default/linux/amd64/13.0 will require very few packages to be updated, whereas
  • selecting default/linux/amd64/13.0/desktop/gnome/systemd will require many packages to be installed since the init system is changing from OpenRC to systemd, and the GNOME desktop environment framework will be installed.

Configurare la variabile USE

USE is one of the most powerful variables Gentoo provides to its users. Several programs can be compiled with or without optional support for certain items. For instance, some programs can be compiled with support for GTK+ or with support for Qt. Others can be compiled with or without SSL support. Some programs can even be compiled with framebuffer support (svgalib) instead of X11 support (X-server).

Most distributions compile their packages with support for as much as possible, increasing the size of the programs and startup time, not to mention an enormous amount of dependencies. With Gentoo users can define what options a package should be compiled with. This is where USE comes into play.

In the USE variable users define keywords which are mapped onto compile-options. For instance, ssl will compile SSL support in the programs that support it. -X will remove X-server support (note the minus sign in front). gnome gtk -kde -qt4 -qt5 will compile programs with GNOME (and GTK+) support, and not with KDE (and Qt) support, making the system fully tweaked for GNOME (if the architecture supports it).

The default USE settings are placed in the make.defaults files of the Gentoo profile used by the system. Gentoo uses a (complex) inheritance system for its profiles, which we will not dive into at this stage. The easiest way to check the currently active USE settings is to run emerge --info and select the line that starts with USE:

root #emerge --info | grep ^USE
USE="X acl alsa amd64 berkdb bindist bzip2 cli cracklib crypt cxx dri ..."
Note
The above example is truncated, the actual list of USE values is much, much larger.

A full description on the available USE flags can be found on the system in /usr/portage/profiles/use.desc.

root #less /usr/portage/profiles/use.desc

Inside the less command, scrolling can be done using the and keys, and exited by pressing q.

As an example we show a USE setting for a KDE-based system with DVD, ALSA, and CD recording support:

root #nano -w /etc/portage/make.conf
FILE /etc/portage/make.confEnabling USE for a KDE-based system with DVD, ALSA and CD recording support
USE="-gtk -gnome qt4 qt5 kde dvd alsa cdr"

When USE is defined in /etc/portage/make.conf it is added (or removed if the USE flag starts with the - sign) from that default list. Users who want to ignore any default USE settings and manage it completely themselves should start the USE definition in make.conf with -*:

FILE /etc/portage/make.confIgnoring default USE flags
USE="-* X acl alsa"
Warning
Although possible, setting -* (as seen in the example above) is discouraged as carefully chosen USE flag defaults may be configured in some ebuilds to prevent conflicts and other errors.

Optional: Using systemd as the init system

The remainder of the Gentoo Handbook focuses on OpenRC (the traditional Gentoo init system) as the default init system. If systemd is desired or if the reader will be installing GNOME 3.8 and later (which requires systemd), please consult the systemd article. It contains instructions equivalent to the instructions in the following sections of this Handbook. Specifically, it will walk the reader through various init system commands (systemctl) and systemd-specific services (such as timedatectl, hostnamectl, etc.) needed to establish a working systemd environment.

Note
Certain applications are heavily dependent on the GNOME software ecosystem and subsequently dependent on systemd. Readers who are unsure if the GNOME desktop environment will be used can migrate to a systemd profile later.

Ora locale

Select the timezone for the system. Look for the available timezones in /usr/share/zoneinfo/, then write it in the /etc/timezone file.

root #ls /usr/share/zoneinfo

Suppose the timezone of choice is Europe/Brussels:

root #echo "Europe/Brussels" > /etc/timezone

Please avoid the /usr/share/zoneinfo/Etc/GMT* timezones as their names do not indicate the expected zones. For instance, GMT-8 is in fact GMT+8.

Next, reconfigure the sys-libs/timezone-data package, which will update the /etc/localtime file for us, based on the /etc/timezone entry. The /etc/localtime file is used by the system C library to know the timezone the system is in.

root #emerge --config sys-libs/timezone-data

Configurare le lingue

La maggior parte degli utenti usa solo una o due lingue nel proprio sistema.

Le lingue non specificano solamente la lingua che l'utente userà per interagire con il proprio sistema, ma anche le regole per ordinare le stringhe, mostrare le date e gli orari, ecc.

Le lingue che un sistema dovrebbe supportare andrebbero menzionate nel file /etc/locale.gen.

root #nano -w /etc/locale.gen

Le lingue seguenti sono un esempio per avere sia l'inglese (Stati Uniti) sia il tedesco (Germania) con i formati di carattere corrispondenti (per esempio UTF-8).

FILE /etc/locale.genAbilitare le lingue US e DE con i formati dei caratteri appropriati
en_US ISO-8859-1
en_US.UTF-8 UTF-8
de_DE ISO-8859-1
de_DE.UTF-8 UTF-8
Attenzione
Raccomandiamo fortemente di usare almeno una lingua UTF-8 poiché alcune applicazioni possono richiederla.

The next step is to run locale-gen. It will generate all the locales specified in the /etc/locale.gen file.

root #locale-gen

To verify that the selected locales are now available, run locale -a.

Once done, it is now time to set the system-wide locale settings. Again we use eselect for this, now with the locale module.

With eselect locale list, the available targets are displayed:

root #eselect locale list
Available targets for the LANG variable:
  [1] C
  [2] POSIX
  [3] en_US
  [4] en_US.iso88591
  [5] en_US.utf8
  [6] de_DE
  [7] de_DE.iso88591
  [8] de_DE.iso885915
  [9] de_DE.utf8
  [ ] (free form)

With eselect locale set VALUE the correct locale can be set:

root #eselect locale set 9

Manually, this can still be accomplished through the /etc/env.d/02locale file:

FILE /etc/env.d/02localeManually setting system locale definitions
LANG="de_DE.UTF-8"
LC_COLLATE="C"

Make sure a locale is set, as the system would otherwise display warnings and errors during kernel builds and other software deployments later in the installation.

Now reload the environment:

root #env-update && source /etc/profile && export PS1="(chroot) $PS1"

We made a full Localization guide to help the user guide through this process. Another interesting article is the UTF-8 guide for very specific information to enable UTF-8 on the system.




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Manuale AMD64
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Installazione di Gentoo Linux
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Installare i sorgenti

Il nucleo su cui tutte le distribuzioni sono basate è il kernel Linux. Rappresenta lo strato fra i programmi e l'hardware. Gentoo dà la possibilità di usare diversi sorgenti del kernel. Una lista completa con descrizioni è disponibile alla pagina di panoramica del kernel.

Per sistemi basati su amd64 Gentoo raccomanda il pacchetto sys-kernel/gentoo-sources.

Scegliere un sorgente appropriato e installarlo usando emerge:

root #emerge --ask sys-kernel/gentoo-sources

Questo comando installerà i sorgenti del kernel Linux in /usr/src/ in cui un collegamento simbolico chiamato linux punterà ai sorgenti appena installati:

root #ls -l /usr/src/linux
lrwxrwxrwx    1 root   root    12 Oct 13 11:04 /usr/src/linux -> linux-3.16.5-gentoo

Adesso è ora di configurare e compilare i sorgenti del kernel. Ci sono due approcci per farlo:

  1. Il kernel è configurato e compilato manualmente.
  2. Un programma di nome genkernel è usato per compilare il kernel automaticamente.

La configurazione predefinita è quella manuale poiché è il modo miogliore di ottimizzare l'ambiente di sistema.

Predefinito: Configurazione manuale

Introduzione

Configurare manualmente un kernel è spesso visto come la procedura più complessa che un utente Linux debba fare. Niente è così falso - dopo aver configurato un po' di kernel nessuno si ricorda quanto fosse difficile!

Comunque, una cosa è vera: è di vitale importanza conoscere il sistema quando si configura il kernel manualmente. La maggior parte di informazioni possono essere ottenute installando sys-apps/pciutils che contiene il comando lspci:

root #emerge --ask sys-apps/pciutils
Nota
Dentro la chroot, si possono ignorare gli avvisi pcilib (come pcilib: cannot open /sys/bus/pci/devices) che lspci potrebbere emettere.

Un'altra sorgente di informazioni è eseguire lsmod per vedere quali moduli kernel il CD di installazione usa poiché potrebbe dare idee su cosa abilitare.

Adesso bisogna spostarsi nella directory del sorgente del kernel ed eseguire make menuconfig. Questo farà apparire il menù di configurazione.

root #cd /usr/src/linux
root #make menuconfig

La configurazione del kernel Linux ha molte, ma molte sezioni. per prima cosa saranno elencate le opzioni che devono essere attivate (altrimenti Gentoo non funzionerà, o non funzionerà correttamente senza modifiche aggiuntive). Esiste anche una guida alla configurazione del kernel Gentoo nella wiki che potrebbe aiutare.

Abilitare le opzioni richieste

Controlla che tutti i dspositivi essenziali all'aavio del sistema (come un controller SCSI, ecc.) è compilato nel kernel e non come modulo, sennò non sarà in grado di avviarsi completamente.

Quindi seleziona l'esatto tipo di processore. È anche raccomandato abilitare le funzioni MCE (se disponibile) così che gli utenti siano notificati di eventuali problemi hardware. Su alcune architetture (such as x86_64), questi errori non sono scritti su dmesg, ma su /dev/mcelog. Questo richiede il pacchetto app-admin/mcelog.

Seleziona anche Maintain a devtmpfs file system to mount at /dev così che i file dei dispositivi critici siano già presenti durante il processo di avvio (CONFIG_DEVTMPFS e CONFIG_DEVTMPFS_MOUNT):

KERNEL Abilitare il supporto a devtmpfs
Device Drivers --->
  Generic Driver Options --->
    [*] Maintain a devtmpfs filesystem to mount at /dev
    [ ]   Automount devtmpfs at /dev, after the kernel mounted the rootfs

Verificare che il supporto a dischi SCSI sia attviato (CONFIG_BLK_DEV_SD):

KERNEL abilitare il supporto a dischi SCSI
Device Drivers --->
   SCSI device support  --->
      <*> SCSI disk support

Adesso vai su File Systems e seleziona il supporto ai filesystem che usi. Non compilare il filesystem usato per la root come modulo, sennò Gentoo non sarà in grado di montare la partizione. Seleziona anche Virtual memory e /proc file system. Seleziona uno o più delle seguenti opzionia seconda di quanto è richiesto (CONFIG_EXT2_FS, CONFIG_EXT3_FS, CONFIG_EXT4_FS, CONFIG_MSDOS_FS, CONFIG_VFAT_FS, CONFIG_PROC_FS, e CONFIG_TMPFS):

KERNEL Selezionare i file system necessari
File systems --->
  <*> Second extended fs support
  <*> The Extended 3 (ext3) filesystem
  <*> The Extended 4 (ext4) filesystem
  <*> Reiserfs support
  <*> JFS filesystem support
  <*> XFS filesystem support
  <*> Btrfs filesystem support
  DOS/FAT/NT Filesystems  --->
    <*> MSDOS fs support
    <*> VFAT (Windows-95) fs support
 
Pseudo Filesystems --->
    [*] /proc file system support
    [*] Tmpfs virtual memory file system support (former shm fs)

Se per connettersi a internet bisogna utilizzare il PPPoE o un model dial-up, abilitare le seguenti opzioni (CONFIG_PPP, CONFIG_PPP_ASYNC, e CONFIG_PPP_SYNC_TTY):

KERNEL Selezionare PPPoE e driver necessari
Device Drivers --->
  Network device support --->
    <*> PPP (point-to-point protocol) support
    <*>   PPP support for async serial ports
    <*>   PPP support for sync tty ports

Le due opzioni di compressione non causano danni ma non sono obbligatoriamente necessarie, così come l'opzione PPP su Ethernet, che può essere usata da ppp solo quando configurata nel kernel tramite PPPoE.

Non dimenticarsi di includere il supporto per le schede di rete (via ethernet o wireless).

La maggior parte dei sistemi hanno più core, quindi è importante attivare Symmetric multi-processing support (CONFIG_SMP):

KERNEL Abilitare il supporto a SMP
Processor type and features  --->
  [*] Symmetric multi-processing support
Note
In sistemi multi-core, ogni core conta come un processore.

Se dispositivi di input USB (come tastiera e mouse) o altri tipo di dispositivi USB sono utilizzati, non scordarsi di abilitare anche quelli (CONFIG_HID_GENERIC e CONFIG_USB_HID, CONFIG_USB_SUPPORT, CONFIG_USB_XHCI_HCD, CONFIG_USB_EHCI_HCD, CONFIG_USB_OHCI_HCD):

KERNEL Abilitare supporto USB per dispositivi di input
Device Drivers --->
  HID support  --->
    -*- HID bus support
    <*>   Generic HID driver
    [*]   Battery level reporting for HID devices
      USB HID support  --->
        <*> USB HID transport layer
  [*] USB support  --->
    <*>     xHCI HCD (USB 3.0) support
    <*>     EHCI HCD (USB 2.0) support
    <*>     OHCI HCD (USB 1.1) support


Architecture specific kernel configuration

Make sure to select IA32 Emulation if 32-bit programs should be supported (CONFIG_IA32_EMULATION). Gentoo installs a multilib system (mixed 32-bit/64-bit computing) by default, so unless a no-multilib profile is used, this option is required.

KERNEL Selecting processor types and features
Processor type and features  --->
   [ ] Machine Check / overheating reporting 
   [ ]   Intel MCE Features
   [ ]   AMD MCE Features
   Processor family (AMD-Opteron/Athlon64)  --->
      ( ) Opteron/Athlon64/Hammer/K8
      ( ) Intel P4 / older Netburst based Xeon
      ( ) Core 2/newer Xeon
      ( ) Intel Atom
      ( ) Generic-x86-64
Executable file formats / Emulations  --->
   [*] IA32 Emulation

Enable GPT partition label support if that was used previously when partitioning the disk (CONFIG_PARTITION_ADVANCED and CONFIG_EFI_PARTITION):

KERNEL Enable support for GPT
-*- Enable the block layer --->
   Partition Types --->
      [*] Advanced partition selection
      [*] EFI GUID Partition support

Enable EFI stub support and EFI variables in the Linux kernel if UEFI is used to boot the system (CONFIG_EFI, CONFIG_EFI_STUB, CONFIG_EFI_MIXED, and CONFIG_EFI_VARS):

KERNEL Enable support for UEFI
Processor type and features  --->
    [*] EFI runtime service support 
    [*]   EFI stub support
    [*]     EFI mixed-mode support
 
Firmware Drivers  --->
    EFI (Extensible Firmware Interface) Support  --->
        <*> EFI Variable Support via sysfs

Compiling and installing

With the configuration now done, it is time to compile and install the kernel. Exit the configuration and start the compilation process:

root #make && make modules_install
Note
It is possible to enable parallel builds using make -jX with X being an integer number of parallel tasks that the build process is allowed to launch. This is similar to the instructions about /etc/portage/make.conf earlier, with the MAKEOPTS variable.

When the kernel has finished compiling, copy the kernel image to /boot/. This is handled by the make install command:

root #make install

This will copy the kernel image into /boot/ together with the System.map file and the kernel configuration file.


Opzionale: Creare un'immagine initramfs

In alcuni casi è necessario costruire un initramfs - un file system iniziale basato su RAM, Ciò è dovuto nei casi in cui i percorsi a filesystem importanti (come /usr/ o /var/) sono su partizioni separate. Con un initramfs, queste partizioni possono essere montate usando gli strumenti disponibili all'interno dell'initramfs.

Senza initramfs, c'è un alto rischio che il sistema non si avvii correttamente, in quanto gli strumenti che sono responsabili del montaggio dei filesystem hanno bisogno di informazioni che risiedono su quei filesystem stessi. Un initramfs caricherà i file necessari in un archivio che è usato subito dopo che il kernel si è avviato, ma prima che il controllo sia passato allo strumento init. Gli script sull'initramfs faranno poi in modo che le partizioni siano montate correttamente prima che il sistema continui con l'avvio.

Per installare un'immagine initramfs, installare prima sys-kernel/genkernel, poi fargli generare un'immagine initramfs:

root #emerge --ask sys-kernel/genkernel
root #genkernel --install initramfs

Per abilitare un supporto specifico nell'initramfs, per esempio a LVM o RAID, aggiungere le opzioni appropriate a genkernel. Consultare genkernel --help per ulteriori informazioni. Nell'esempio successivo, viene abilitato il supporto per LVM e software RAID (mdadm):

root #genkernel --lvm --mdadm --install initramfs

L'initramfs verrà messo in /boot/. Il file risultante può essere trovato elencando semplicemente i file il cui nome inizia per "initramfs":

root #ls /boot/initramfs*

Adesso continuare con i Moduli del kernel.

Alternativa: Usare genkernel

Se la configurazione manuale risulta troppo difficoltosa, allora è raccomandato usare genkernel. Esso configurerà e costruirà il kernel in maniera automatica.

genkernel configura un kernel in maniera pressoché identica alla maniera in cui viene configurato il kernel del CD di installazione. Ciò significa che quando viene usato genkernel per costruire il kernel, il sistema rileverà generalmente tutto l'hardware durante l'avvio, proprio come fa il CD di installazione. Poiché genkernel non richiede alcuna configurazione del kernel manuale, è una soluzione ideale per quegli utenti che non si sentono sicuri di compilare da sé il kernel.

Ora, vediamo come usare genkernel. Prima di tutto, installare sys-kernel/genkernel:

root #emerge --ask sys-kernel/genkernel

Poi, modificare il file /etc/fstab in modo tale che la linea contenente /boot/ come secondo campo abbia il primo campo che punta al dispositivo corretto. Se si segue l'esempio di partizionamento del manuale, allora questo dispositivo è probabilmente /dev/sda2 con un filesystem di tipo ext2. Ciò significa che il file dovrebbe essere come di seguito:

root #nano -w /etc/fstab
FILE /etc/fstabConfigurazione del punto di montaggio di /boot
/dev/sda2	/boot	ext2	defaults	0 2
Nota
Più in là nell'installazione di Gentoo, /etc/fstab verrà nuovamente configurata. L'impostazione /boot è necessaria ora poiché l'applicazione genkernel legge la relativa configurazione.

Ora, compilare le sorgenti del kernel eseguendo genkernel all. Giacché genkernel compila un kernel che supporta quasi tutto l'hardware, è doveroso sottolineare che questa compilazione impiegherà un bel po' di tempo per finire!

Nota
Se la partizione di boot non usa ext2 o ext3 come filesystem potrebbe essere necessario configurare manualmente il kernel usando genkernel --menuconfig all e aggiungere il supporto a questo tipo particolare di filesystem nel kernel (ovvero, non come modulo). Gli utenti di LVM2 dovranno probabilmente aggiungere anche --lvm come argomento.
root #genkernel all

Una volta che genkernel ha finito, vengono creati un kernel, un insieme completo di moduli e un disco RAM iniziale (initramfs). Useremo il kernel e l'initrd per configurare un boot loader successivamente in questo documento. Annotarsi i nomi del kernel e dell'initrd, in quanto queste informazioni vengono usate quando viene modificato il file di configurazione del boot loader. L'initrd verrà avviato immediatamente dopo che il processo di avvio ha effettuato l'autorilevazione dell'hardware (proprio come nel CD di installazione) prima che il sistema "reale" si avvii.

root #ls /boot/kernel* /boot/initramfs*

Moduli del kernel

Configurazione dei moduli

Elencare i moduli che hanno bisogno di essere automaticamente caricati in /etc/conf.d/modules. Anche le opzioni extra possono essere aggiunte ai moduli se necessario.

Per visualizzare tutti i moduli disponibili, eseguire il seguente comando find. Non dimenticarsi di sostituire "<versione del kernel>" con la versione del kernel appena compilata:

root #find /lib/modules/<versione del kernel>/ -type f -iname '*.o' -or -iname '*.ko' | less

Per esempio, per caricare automaticamente il modulo 3c59x.ko (che p il driver per una famiglia di schede di rete 3Com specifica), modificare il file /etc/conf.d/modules ed inserirvi il nome del modulo.

root #nano -w /etc/conf.d/modules
modules="3c59x"

Continua l'installazione con la Configurazione del sistema.

Opzionale: Installare il firmware

Alcuni driver richiedono firmware addizionale nel sistema per funzionare. Si vede spesso per schede di rete, soprattutto quelle wireless. Maggior parte del firmware si trova in sys-kernel/linux-firmware:

root #emerge --ask sys-kernel/linux-firmware




Handbook:Parts/Installation/System/it


Handbook:Parts/Installation/Tools/it


Handbook:Parts/Installation/Bootloader/it


Handbook:Parts/Installation/Finalizing/it


Warning: Display title "Manuale amd64 di Gentoo Linux: Installare Gentoo" overrides earlier display title "Manuale:AMD64/Installazione".